Il regalo inutile L’uomo spezzato

Truffe legalizzate

29 Dicembre, 2006

Nel titolo prendo in prestito una nota espressione di Beppe Grillo per parlare di alcune acerrime e implacabili nemiche della popolazione italiana… le multe. Sarà un caso, ma in questo scorcio finale del 2006 ne sono stati bersagliati amici vicini e lontani, oltre alla sottoscritta.
E ne ho sentite di cotte e di crude. I tre casi che riporto sono tra i più eclatanti:

1) Un multone per eccesso di velocità, rilevato da un autovelox, regolarmente pagato, è ritornato al mittente in misura maggiorata. Perchè? Perchè il multato, insieme al denaro e al bollettino del conto corrente doveva inviare anche i dati del conducente della macchina.
Non li ha forniti perché non sapeva che doveva farlo. E non lo sapeva perché sulla notifica della multa tale obbligo era segnalato in una postilla, in un foglio allegato, in un carattere illegibile e apparentemente trascurabile. La nota a prova di miope invece aveva un’importanza primaria perché i riferimenti del guidatore erano indispensabili per sottrarre i punti dalla patente dello stesso.
La persona multata e beffata, un mio amico di vecchia data, si è rivolto al giudice di pace ed è in attesa del verdetto. Il suo ricorso è sacrosanto: non sarebbe molto più semplice segnalare in maniera inequivoca e chiara la procedura? Sarebbe forse troppo logico, equo, e giusto? Nel frattempo ho scoperto che tantissimi altri autisti ignari hanno ricevuto il medesimo trattamento.

2) Qualche anno fa una ragazza di nome Silvia si trasferiva. Durante il cambio di indirizzo e il putiferio del trasloco, una banale contravvenzione non le fu recapitata correttamente. Finì chissà dove andando perduta. Silvia è rimasta all’oscuro della sua esistenza fino a pochi mesi addietro, quando una notifica di dimensioni apocalittiche è arrivata, questa sì senza problemi, nella sua cassetta postale.
La multa di allora, poiché mai saldata, è cresciuta a dismisura, lievitando fino a raggiungere i 600 euro. La ragazza ha così provato la strada del giudice di pace, ma l’iter burocratico si è rivelato talmente macchinoso e mal congeniato che alla fine, per disperazione, è stata costretta a versare a malincuore tutta la cifra. Morale della favola: ha buttato al secchio metà del suo stipendio senza avere nessuna colpa.

3) Last but not least, la multa che mi riguarda personalmente. Risale al 2002. Nel lontano giugno di quattro anni fa circolavo in una zona a traffico limitato del centro, il sabato pomeriggio. La gitarella in città mi è costata, allora, circa 60 euro. Li ho pagati (cedolino conservato docet!) nel mese di agosto, 4 giorni oltre i fatidici 60 permessi. Forse ero in vacanza, forse ho ricevuto la notifica in ritardo, forse… Non scoprirò mai che cosa provocò il ritardo. Quello che so è che una settimana fa non solo ho dovuto risborsare 60 euro (è noto, allo scadere dei 60 giorni bisogna pagare il doppio della multa), ma altri 40 euro di interessi… Ovvero, i quattro giorni di ritardo nel pagare la multa si sono trasformati in una macchina assetata di soldi. Mi chiedo: perché la notifica mi è arrivata adesso e non nel 2002? Perché nessuno mi ha avvisato in tempo utile per non far aumentare gli interessi?
Che rabbia. La legge, tante volte, è una truffa che non può essere smascherata.

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