Francesco Alò
12 Febbraio, 2007
Mi sono “invaghita” di lui la prima volta che ho sentito la sua voce. Era un venerdì di qualche mese fa e stavo alla guida della mia auto, diretta chissà dove. Ascoltavo La Rosa Purpurea su Radio24, un programma provvidenziale il fine settimana, inzeppato com’è di recensioni cinematografiche. Lo conduce in studio Marta Cagnola, padrona di casa premusora che si diverte a lanciare provocazioni e a intervistare pubblico ed esperti della proiezione. I film presentati e lasciati in pasto ai radioascoltatori sono numerosi, abbracciano generi e culture diverse, ma hanno un denominatore comune: Francesco Alò.
E’ lui il trait d’union della trasmissione, perché viene chiamato in causa per commentare e dire la sua su ogni pellicola.
E’ un giornalista follemente innamorato di cinema che descrive il lavoro di registi, sceneggiatori e attori come se fosse una questione di vita o di morte. Le sue analisi non sono per niente oggettive, ma del tutto arbitrarie: quello che pensa gli esce fuori dalla bocca senza controllo.
Le sue spiegazioni accurate hanno sempre una svolta viscerale, emotiva. Quando un film lo entusiasma, le sue parole hanno una forza atomica, esaltata come quelle di un bambino in festa. Anche se il mezzo radiofonico rende impossibile vedere la sua faccia, non è difficile immaginare la sua espressione vispa e incendiata. Quando invece una pellicola lo delude, la sua amarezza è talmente grande da contagiare chiunque lo ascolti.
Francesco Alò sa tanto di cinema e si sente. Ma non solo: assapora, respira, tocca, vive il cinema.
Mi fido ciecamente delle sue recensioni. Ogni volta che spiega i pro e i contro di un film riesce a convincermi come nessun altro.
Non si trincera dietro tecnicismi vuoti di significato, ma riempe la sua critica di sentimento, esperienze trascorse, brividi sulla pelle. Racconta le trame aiutandosi col profumo dei popcorn e i ricordi dell’infanzia.
Quanto cinema è necessario “odorare” per diventare come lui? Quanto bisogna osservare, comparare, sperimentare per arrivare al suo grado di coinvolgimento? Perché gli altri critici riportano solo freddi resoconti e lui diffonde guizzi di vera umanità?
Ecco un esempio della sua esuberanza stilistica.
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2 Commenti Aggiungi il tuo
1. Alabama | 16 Aprile, 2007 alle 20:52
Cara Francesca,
confermo al 200% quello che hai scritto su Alo’. E’ davvero un grande nel suo mestiere, sono pochi ii tizi della sua generazione con la sua preparazione e il suo amore per il cinema. E’ proprio un bravo critico, un ottimo recensore, un acuto osservatore. Peccato che tutte queste doti non si trasferiscano anche al lato umano. Come persona l’ottimo Francesco ha ancora molto da imparare. Ma d’altra parte, chi puo’ dirsi davvero soddisfatto delle proprie capacita’ umane? Non stiamo tutti crescendo e imparando, tutti in modo diverso? Eppoi si sa, e’ davvero difficile a questo mondo avere tutte le qualita’ al posto giusto. Quindi, VIVA L’ALO’ CRITICO.
2. Francesca | 6 Agosto, 2008 alle 16:30
Ciao Alabama,
mi sono accorta un po’ in ritardo del tuo commento… è passato giusto un anno e mezzo. OPS!
Cmq nel frattempo la mia opinione su Alò non è cambiata. A quanto scrivi dai l’idea di conoscerlo bene, Francesco. Sai cosa? Non ti invidio, perché non vorrei mai rimanere delusa da lui.
Se passi ancora da queste parti, ti prometto che sarò più puntuale nella risposta!
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