Archivio Aprile, 2007

Pasquetta romana

Che l’abbiano trascorsa sulle spiagge affollate del litorale o sui colli che circondano la città poco cambia, i ragazzi romani hanno vissuto la loro Pasquetta 2007 a tutto gas.
Hanno invaso gli spazi alberati, preso d’assalto i parchi più in voga, occupato ristoranti, fraschette e trattorie.
Tutti insieme, gruppi di amici e parenti, comitive di conoscenti e colleghi. Rumorosi e spavaldi, spensierati e confusionari.
Allegre combriccole, “caciarone” come non mai, con la voglia di ridere, giocare, assaporare fettine di coratella e panini farciti. E senza dimenticare il look da scampagnata: jeans a vita bassa (a volte bassissima, fin sotto gli slip per i ragazzi più hip-hop), All Star multicolor ai piedi, ombelichi al vento per le più smilze e bicipiti in bella vista per i tipi dal muscolo scolpito.

Poi occhiali da sole di tutte le fogge: a goccia, a mascherina, vintage, da diva anni 60’, da Top Gun de’ noantri. E vino rosso per brindare, grigliate e salsicce per i palati più rustici, partitelle di calcetto per i maschi col pallone nelle vene. Mentre le ragazze sdraiate a rubare tutti i raggi del sole, in costume le più ardite. Ma niente creme solari perché “(…) ancora mica scotta”.
Poi due passi per digerire, un tiro di frisbee, qualche partita a schiaccia sette, “sì, ma senza eliminazione!” e corse a perdi fiato, sfide a ruba bandiera, una briscola e tre sette per recuperare le forze e un pisolino all’ombra che “…ce sta tutto”.
Non mancano la musica di sottofondo e i cori improvvisati che accompagnano lo strimpellare di una chitarra. Qualcuno ha l’iPod nelle orecchie e qualcun altro osa immergere i piedi nell’acqua del mare…

Tutti i ragazzi romani, a Pasquetta, sognano l’estate che verrà e l’inizio delle vacanze. E maledicono il martedì successivo, perché si ricomincia col lavoro, lo studio, la fatica. Ma molti di loro si sono premuniti, perché hanno chiesto un permesso strategico oppure si “sono buttati” malati. In fondo lo stress del rientro, incolonnati sull’Aurelia o sulla Pontina per 2 ore di fila, può essere combattuto solamente con una terapia d’urto: una dormita senza interruzioni, l’indomani mattina.

Aggiungi un commento Aprile 15, 2007

300 - Addominali scolpiti e patriottismo a tutti i costi

Il film diretto da Zack Snyder è vivamente sconsigliato alle persone deboli di stomaco e agli amanti della storia. Gli appassionati di scontri brutali e fisici scolpiti si facciano invece avanti: avranno di che divertirsi!
La selezione del cast maschile, tutto muscoli e addominali di ferro, ha richiesto particolare impegno, come ha riconosciuto lo stesso Snyder: “Quando ho iniziato a cercare gli attori mi sono detto ‘qui sarà dura’! Intanto perché sono nudi quasi tutto il tempo e poi perché li vediamo lottare, quindi devono avere corpi da lottatori piuttosto convincenti. Quando ho incontrato Gerard Butler in un bar di North Hollywood ha cercato di convincermi di essere adatto al ruolo strappandosi la camicia e saltando sul tavolo!”.

Il pubblico che non disdegna un po’ di sangue versato e qualche testa saltata, ma è legato alla ricostruzione veritiera dei fatti, rimarrà soddisfatto al 50 % da 300. Perché è un’opera spettacolare negli effetti speciali e nei corpo a corpo truculenti, ma deludente nella sostanza.

La storia dei trecento uomini guidati dal re Leonida, che nel 480 avanti Cristo si immolarono nella battaglia delle Termopili pur di non cedere il passo alle potentissime armate persiane e combatterono contro i soldati del re Serse, ha poco a che vedere con la realtà. Gli elementi principalmente messi in risalto sono le gesta eroiche dei combattenti, l’ardente legame con la loro terra, la violenza portata agli eccessi, il richiamo al racconto grafico omonimo di Frank Miller, da cui è stato tratto il film, ma trapela una netta sensazione di finzione.

Ci sono molti aspetti fantasy nell’opera di Snyder, tanto uso della computer grafica, una sfilza di costumi sgargianti e animali esotici. L’intento del regista non è quello di riportare gli accadimenti descritti sui libri di scuola ma di analizzare un fatto sociologico rilevante: come pochi uomini valorosi, con la semplice forza di volontà, abbiano potuto mettere in difficoltà il più grande esercito del mondo antico.
Alcune immagini impressionano per la minuziosa ricostruzione fotografica, i colori accesi, vivi, che ingigantiscono l’aura da mito. E anche la colonna sonora è coinvolgente e vigorosa ma il lungometraggio, a mio parere, indugia in malo modo sugli aspetti più umani della vicenda, tentando un difficile equilibrio tra il culto della guerra propugnato dagli spartani e gli elementi di tenerezza, che appaiono inappropriati in questo contesto.

2 commenti Aprile 12, 2007

Stress da casco

Risale a pochi giorni fa la notizia che, a Napoli, dieci giudici di pace hanno annullato multe a motociclisti senza casco perché stressati.
I centauri indisciplinati sono riusciti a evitare l’ammenda, esibendo il certificato medico che attestava il loro stato di malessere ai tempi della multa.
Come se lo stress di una persona sia in relazione con l’indossare o meno un casco…
La stessa giustificazione dovrebbe valere per qualsiasi infrazione compiuta del codice stradale. Pensate a scarichi di responsabilità del genere: “Non avevo la cintura di sicurezza allacciata perché mi sentivo agitato” o “Parlavo al cellulare senza auricolare perché avevo urgentemente bisogno delle parole di conforto di un amico” e così via.
Fatto insolito, inoltre, che lo stato depressivo sia stato riscontrato in contemporanea su diverse persone e che tutte abbiano avuto un certificato medico a disposizione per scagionarsi. Condivido le parole del comandante dei vigili urbani di Napoli, Carlo Schettini, secondo il quale “… a un motociclista che dichiara al giudice di pace di essere affetto da stress psicologico dovrebbe essere vietato di andare in moto finché ha questo tipo di problemi”. Altro che casco sì e casco no…
Pensando a Roma e allo stratosferico numero di due ruote in circolazione, un moto di orgoglio cittadino mi assale. In fondo nella capitale è assolutamente raro incontrare motociclisti senza casco (che sia allacciato o meno è un altro discorso!) e anche qui le temperature sono miti, le giornate assolate e la voglia di ciondolare col vento tra i capelli smisurata. Ma, una volta tanto, la legge viene rispettata e non sono i romani le pecore nere dei sondaggi.
Ritornando a Napoli e ai motorini… Mi sono sempre chiesta come possano circolare impuniti, tre o addirittura quattro persone su uno stesso motorino. Padri con figli, madri con bambini e mariti, interi nuclei famigliari appollaiati su sellini esigui e volanti traballanti. E con che faccia tosta sfrecciano tra le automobili in fila e gli incolonnamenti vorticosi! Sarebbe interessante conoscere la scusa che addurrebbe un padre di famiglia “pizzicato” a trasportare moglie e prole sul suo scooter. Non mi stupirebbe un’affermazione del tipo: “I miei figli avevano un’interrogazione importante e non potevano rischiare di rimanere imbottigliati nel traffico. Guardi il registro di classe se vuole la prova!”, oppure “I miei bambini soffrono di claustrofobia e la macchina è pericolosa per la loro salute!”. Non mi stupirei più di tanto…

2 commenti Aprile 10, 2007

Parlami di me

Racchiusi in un’ora e quaranta minuti filati, dialoghi immaginari, musiche di un tempo, considerazioni e ricordi malinconici, balletti e gag umoristiche. Christian De Sica veste i panni di un attore (e attore lo è sul serio!) che si abbandona al resoconto lucido e giocoso della propria carriera.
“Parlami di me”, il musical diretto da Marco Mattolini, scritto da Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime, in scena al teatro Sistina fino all’8 aprile, sembra la vera autobiografia di Christian, perché non mancano i riferimenti al celebre papà regista, Vittorio, né ai tanti incontri fortunati che hanno arricchito la sua vita.

Lo spettacolo è una celebrazione del teatro a tutti gli effetti, un inno al varietà, all’avanspettacolo, alla commedia musicale alla Garinei e Giovannini. Un’orchestra di ventidue elementi diretta dal maestro Marco Tiso, in grande spolvero, accompagna le esibizioni canore di De Sica, che tra un “Roma nun fa la stupida stasera” di Trovajoli, un mambo alla “Pane, amore e…” e un repertorio jazz d’annata, intrattiene il pubblico con scioltezza, senza mai perdere la sua rinomata verve.

Insieme a lui, un cast di 12 attori, tra cui l’amico di sempre Paolo Conticini e la grintosa Laura Di Mauro, che non perdono l’occasione per mettersi in mostra.
La sostanza di “Parlami di me” è racchiusa nelle parole del suo autore, Maurizio Costanzo: “Entriamo all’improvviso nella vita di un primo attore. E da quel momento lo seguiamo, avendo addirittura la possibilità di leggere i suoi pensieri, di capire la sua psicologia, le ansie, le speranze, gli orgogli e i capricci”.
De Sica non ha spazio per dire altro rispetto a quello che tutti sanno. Racconta una storia cucita su misura per lui, che il pubblico conosce già. Ricorda la sua infanzia, il teatro delle marionette, i primi incontri con Gino Cervi, Paolo Stoppa e Wanda Osiris. Mostra foto in bianco e nero che commuovono, prende in prestito Shakespeare, Goldoni, Checov, si lancia in performance musicali italiane e straniere straconosciute e apprezzate.

Lo show, seppur scorrevole e ben congeniato, descrive il passato e il presente del teatro senza aggiungere un pizzico di novità o suscitare un moto di sorpresa negli spettatori. Anche i riferimenti agli spot e alle battute televisive di De Sica sottolineano la mancanza di originalità nel testo e la volontà di non andare oltre la pura esaltazione del mondo dello spettacolo.

Uno spazio rilevante, nello show, è dedicato alla figura di Vittorio De Sica, al quale il figlio riserva un ringraziamento sincero e un affettuoso omaggio, riscaldato dagli scroscianti applausi dei presenti. Molto incisivi, inoltre, i costumi di scena, con un trionfo di paillettes, giacche luccicanti e abiti da gran sera, per esprimere al meglio la grandezza del teatro, la bellezza dell’arte e della musica. Anche la scenografia risulta particolarmente espressiva, con tanto di pedane ruotanti, proiezione di immagini evocative, bastoni che “piovono” dall’alto e scalinate a chiocciola.

Una prova personale convincente per l’attore romano, che dimostra di saper cantare, ballare e recitare con disinvoltura, ma un’assenza di coraggio da parte degli autori, ancorati ai fasti del passato, e ben lontani dalla volontà di sperimentare e seguire percorsi nuovi.

Aggiungi un commento Aprile 1, 2007


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