Parlami di me
1 Aprile, 2007

Racchiusi in un’ora e quaranta minuti filati, dialoghi immaginari, musiche di un tempo, considerazioni e ricordi malinconici, balletti e gag umoristiche. Christian De Sica veste i panni di un attore (e attore lo è sul serio!) che si abbandona al resoconto lucido e giocoso della propria carriera.
“Parlami di me”, il musical diretto da Marco Mattolini, scritto da Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime, in scena al teatro Sistina fino all’8 aprile, sembra la vera autobiografia di Christian, perché non mancano i riferimenti al celebre papà regista, Vittorio, né ai tanti incontri fortunati che hanno arricchito la sua vita.
Lo spettacolo è una celebrazione del teatro a tutti gli effetti, un inno al varietà, all’avanspettacolo, alla commedia musicale alla Garinei e Giovannini. Un’orchestra di ventidue elementi diretta dal maestro Marco Tiso, in grande spolvero, accompagna le esibizioni canore di De Sica, che tra un “Roma nun fa la stupida stasera” di Trovajoli, un mambo alla “Pane, amore e…” e un repertorio jazz d’annata, intrattiene il pubblico con scioltezza, senza mai perdere la sua rinomata verve.
Insieme a lui, un cast di 12 attori, tra cui l’amico di sempre Paolo Conticini e la grintosa Laura Di Mauro, che non perdono l’occasione per mettersi in mostra.
La sostanza di “Parlami di me” è racchiusa nelle parole del suo autore, Maurizio Costanzo: “Entriamo all’improvviso nella vita di un primo attore. E da quel momento lo seguiamo, avendo addirittura la possibilità di leggere i suoi pensieri, di capire la sua psicologia, le ansie, le speranze, gli orgogli e i capricci”.
De Sica non ha spazio per dire altro rispetto a quello che tutti sanno. Racconta una storia cucita su misura per lui, che il pubblico conosce già. Ricorda la sua infanzia, il teatro delle marionette, i primi incontri con Gino Cervi, Paolo Stoppa e Wanda Osiris. Mostra foto in bianco e nero che commuovono, prende in prestito Shakespeare, Goldoni, Checov, si lancia in performance musicali italiane e straniere straconosciute e apprezzate.
Lo show, seppur scorrevole e ben congeniato, descrive il passato e il presente del teatro senza aggiungere un pizzico di novità o suscitare un moto di sorpresa negli spettatori. Anche i riferimenti agli spot e alle battute televisive di De Sica sottolineano la mancanza di originalità nel testo e la volontà di non andare oltre la pura esaltazione del mondo dello spettacolo.
Uno spazio rilevante, nello show, è dedicato alla figura di Vittorio De Sica, al quale il figlio riserva un ringraziamento sincero e un affettuoso omaggio, riscaldato dagli scroscianti applausi dei presenti. Molto incisivi, inoltre, i costumi di scena, con un trionfo di paillettes, giacche luccicanti e abiti da gran sera, per esprimere al meglio la grandezza del teatro, la bellezza dell’arte e della musica. Anche la scenografia risulta particolarmente espressiva, con tanto di pedane ruotanti, proiezione di immagini evocative, bastoni che “piovono” dall’alto e scalinate a chiocciola.
Una prova personale convincente per l’attore romano, che dimostra di saper cantare, ballare e recitare con disinvoltura, ma un’assenza di coraggio da parte degli autori, ancorati ai fasti del passato, e ben lontani dalla volontà di sperimentare e seguire percorsi nuovi.
Sei nella categoria: Arte
Lascia un commento
Alcuni Tag HTML permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>
Trackback questo post | Sottoscrivi i commenti con RSS Feed