Archivio Maggio, 2007

Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo

Will Turner, Elizabeth Swann, Jack Sparrow e il capitan Barbarossa issano le vele ancora una volta per solcare i temibili mari oltre i confini della Terra e battersi per un futuro degno della comunità piratesca.
La prima missione è quella di andare a recuperare capitan Jack fin giù nel profondo degli abissi, dove è imprigionato in una sorta di purgatorio.
Avvenuta la liberazione, i due innamorati si trovano invischiati nella fitta rete di cospirazioni della Compagnia delle Indie Orientali e finiscono nel bel mezzo di una lotta aspra e burrascosa. Da una parte l’imbarcazione degli imperialisti inglesi alleatasi col morto vivente dalla faccia da piovra, Davy Jones (Bill Nighy) e le altre creature marine destinate a veleggiare senza sosta per l’eternità, dall’altra la leggendaria ciurma dell’Olandese Volante, i pirati nobili della Terra.

Duelli acrobatici, scontri spettacolari, leggende evocative si snodano per quasi 3 ore filate di film. A dire il vero si fatica un po’ a seguire le fila della storia, talmente ricca di colpi di scena e azzardi da spiazzare gli spettatori. Come nei due episodi precedenti, il protagonista conclamato della scena è Johnny Depp, svampito e dinoccolato nei panni (sarebbe il caso di dire… negli stracci) di capitan Jack.

Spassoso il momento in cui infinite copie di Sparrow calcano la scena, ognuna delle quali considerandosi l’originale. Ancora una volta Walt Disney Pictures conferma la sua eccellenza nella realizzazione di effetti speciali e soluzioni visive sbalorditive: tempeste marine, paesaggi di ghiaccio, tramonti dorati e atmosfere cupe.
Si alternano sequenze surreali come quella della nave trascinata dai granchi o quella in cui l’imbarcazione si capovolge e, sottosopra, continua il suo viaggio nei mari. Anche la magnificenza dei costumi dei pirati e delle navi che cavalcano le onde in mezzo alle intemperie lasciano il segno.

La volontà del regista Gore Verbinski è soprattutto quella di esaltare la bellezza e la suggestione delle immagini e di puntare su scene ad alto impatto spettacolare. Il resto è puro intrattenimento, una vena di ironia nera e un pizzico di smielato romanticismo. Il finale riserva una sorpresa: passati i titoli di coda spunta nello schermo un altro pezzo di film, che fa credere ancora nell’esistenza delle favole. Cpsì anche i più sentimentali sono accontentati.

Aggiungi un commento Maggio 27, 2007

Mostri in ufficio

Da pochi giorni è uscito nelle librerie italiane un libro-faro per tutti coloro che, volenti o nolenti, trascorrono buona parte delle loro giornate in ufficio. Si intitola “Lavorare con te mi sta uccidendo” (Sperling & Kupfer) e raccoglie una serie di utili avvertenze e suggerimenti per scampare ai mostri che si aggirano tra le scrivanie di tutto il mondo.
Come si fa a riconoscere e fronteggiare queste figure insidiose, causa di stress e mal di testa feroci? Secondo le autrici Kathi Elster e Katherine Crowley, basta osservare le loro mosse e stare attenti alle loro reazioni.
Qualche esempio? Il Sabotatore è colui che soffia agli altri la carriera, gli amici, il partner, in maniera subdola e strisciante: va tenuto a debita distanza. La Bomba è capace e scaltra, ma talmente nevrotica da schizzare per un nonnulla ed esplodere. Meglio non contraddirla mai…
Lo Sconfinatore è il tipo che si “allarga”: legge la tua e-mail, usa il tuo telefono, si siede al tuo posto. Parola d’ordine: non dargli eccessiva confidenza, già se la prende da solo!
E i Capi, categoria di per sé ultra bistrattata? Che caratteristiche hanno? C’è il Vacca Sacra, consapevole di non sapere un tubo ma con influenti amici alle spalle, che passa la vita cercando di dimostrare che non è una testa vuota, oppure l’Adorabile Bugiardo, che non ha scrupoli e passerebbe sopra persino a sua madre pur di centrare gli obiettivi prefissati.
Il campionario è vasto, accontenta davvero tutti i gusti. Se vi accorgete che il mal di stomaco in ufficio si fa più frequente, che la cervicale vi tormenta e la pressione sale alle stelle, guardatevi intorno e cominciate a passare ai raggi x i colleghi. Magari dietro a quella faccia acqua e sapone o a quel caffè offerto col sorriso sulle labbra si nasconde un sinistro presagio… Occhi ben aperti e cautela: farsi “uccidere” da un vostro compagno di sventura sarebbe il colmo!

Aggiungi un commento Maggio 24, 2007

Spider-Man 3

Avete presente la pubblicità televisiva di Windows Vista? Quella in cui alcune persone, di fronte al nuovo sistema operativo firmato Microsoft, esclamano uno sbalordito “Wow”? Be’, l’effetto provocato dalla visione delle scene più spettacolari di Spider-Man 3 è all’incirca lo stesso…
Quando i due Uomini Ragno, quello rassicurante e quello demoniaco, piroettano tra i grattacieli di New York o l’Uomo Sabbia fa le sue eclatanti apparizioni, è difficile contenere lo stupore.

Il terzo capitolo della saga, diretto ancora una volta da Sam Raimi, è la massima espressione degli effetti speciali che siano mai stati realizzati nella storia del cinema. I patiti delle tecnologie visive più avanzate gongoleranno per tali prodigi.
E tutti gli altri? Gli spettatori interessati più ai contenuti che alla forza impattante delle immagini, cosa penseranno del film? È molto probabile che rimpiangeranno i vecchi episodi

Il difetto principale di Spider-Man 3 è quello di raccontare tanto, forse troppo, senza avere il tempo necessario per approfondire le tematiche toccate. Nel calderone vengono buttati molti ingredienti, tutti di incredibile rilevanza: l’amore vacillante per Mary Jane, la crisi profonda di Peter Parker, costretto a vedersela con il lato più oscuro della sua personalità, il conflitto tra Spider-Man e Goblin Junior (vale a dire l’amico Harry), l’arrivo di nuovi e temibili nemici, l’incontro con la fiamma del passato Gwen Stacy.

Lo spessore dell’Uomo Ragno si fa labile, incerto, perché la sua figura eroica, a cui gli appassionati del fumetto della Marvel sono legatissimi, non viene pgestita al meglio. Gli eventi scorrono veloci e non permettono agli spettatori di riflettere abbastanza su quanto accade. Anche la mediocre performance di Tobey Maguire contribuisce a lasciare un senso di insoddisfazione. Le sue reazioni addolorate finiscono per assomigliare a quelle leggere o divertite. Le espressioni di Peter risultano spesso e volentieri piatte, quasi asettiche, se non addirittura ridicole (basti pensare alla sequenza in cui passeggia lungo i marciapiedi di New York ancheggiando e facendo il verso a Tony Manero della Febbre del sabato sera).
Per fortuna ci pensa la splendida Kirsten Dunst a tenere alta la bandiera della buona recitazione.
I momenti da ricordare e raccontare della pellicola sono quelli in cui gli effetti visivi hanno il sopravvento: gli scontri con Sandman e Venom, la battaglia finale, la culla di ragnatela che protegge Peter e Mary Jane. Non aspettatevi niente di più, o di diverso…

Aggiungi un commento Maggio 17, 2007

Multe buone

Soste al limite della decenza, strombazzate di clacson, passaggi in varchi ztl, manovre serpentine… La giornata dell’automobilista romano è costellata da peripezie stradali più o meno lecite, e dalla sensazione che, un giorno o l’altro, arriverà una multa stratosferica a placare ogni esuberanza al volante.

Sono soprattutto i parcheggi, diciamo così, fantasiosi, a far lievitare il numero delle sanzioni sui lunotti e sui parabrezza dei veicoli nella capitale. Quante volte ci è capitato, infatti, di lasciare la macchina in un posto azzardato sperando di non trovare l’odiatissimo foglietto incastrato nel tergicristalli?
Eppure, incredibile ma vero, esiste una multa innocua e persino simpatica.
Direte voi “nessun multato al mondo può divertirsi a perdere denaro!”, ma la multa-advertising (vale a dire la multa-pubblicità) fa ridere perché in realtà non è una sanzione vera e propria. È un finto biglietto di parcheggio che serve a promuovere concerti gratuiti, ideato dall’agenzia Impact Communications.
Alcuni ignari automobilisti canadesi si sono ritrovati “multati” per scherzo. Sulla loro macchina parcheggiata è stato lasciato un ticket, del tutto simile a una sanzione, in cui si mostravano le date dei concerti che si sarebbero tenuti di lì a breve in quella zona e si specificava che, dato che si trattava di eventi gratuiti, non c’era nemmeno bisogno di pagare il biglietto per assistere!

Il creativo gruppo di pubblicitari voleva attirare l’attenzione di donne e uomini in maniera più incisiva che servendosi di semplici volantini o affissioni stradali, e ci è riuscito! Almeno a giudicare dalla reazione degli “scampati” alla multa: dapprima arrabbiati (quando si avvicinavano alla macchina e individuavano la presenza del biglietto), poi increduli (una volta che scorrevano tra le righe dello stesso), infine divertiti (quando scoprivano che si trattava di semplice pubblicità!).

Chissà se questa buffa trovata arriverà mai in Italia. Per ora dobbiamo accontentarci dei volantini tradizionali o, al massimo, di quelli legati agli specchietti laterali con elastici a molla (a prova di vento e intemperie!).

Aggiungi un commento Maggio 14, 2007

Mio fratello è figlio unico

Ecco, per una volta, un film in cui Riccardo Scamarcio, seppur bravo nell’interpretare il ruolo del carismatico Manrico, non risplende come unico e adorato protagonista. La stella più brillante, in questo caso, è il giovane Elio Germano, capace di accendere il suo personaggio con lampi di vivacità e carica istintiva.
È lui a farsi ricordare di più. È lui a suscitare maggiore simpatia nel pubblico.

Nel film di Daniele Lucchetti, tratto dal romanzo “Il Fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, si percorrono le fasi concitate del ’68 italiano, attraverso il rapporto di amore-rivalità tra due fratelli.
Manrico (Riccardo Scamarcio), il maggiore, è l’affascinante trascinatore del popolo, il bello e dannato con il pugno alzato che lotta per quello in cui crede. Accio (Elio Germano) è il ribelle dal fuoco interiore, provocatorio e irruente, che passa dal seminario, all’MSI, all’adesione al partito della falce e martello senza battere ciglio.
L’unico modo che conosce per farsi accettare dagli altri è lo scontro, la platealità dei gesti e delle parole.
Nella sua versione infantile, Accio è interpretato dalla promessa cinematografica Vittorio Emanuele Propizio, adorabile con la sua faccia furbetta e il piglio strafottente.
A rendere ancora più tesi i rapporti tra i due fratelli, ci si mette pure una storia d’amore contesa. Francesca è la fidanzata di Manrico, ma fa girare la testa pure ad Accio e scoppiano le scintille…

Le lotte politiche, le rivolte degli operai, le botte in piazza fanno da sfondo alle dinamiche private di questa famiglia di proletari, in cui le passioni si fanno sentire, così come le urla, i ceffoni e gli abbracci commossi. La convincente Angela Finocchiaro nel ruolo della mamma dal polso di ferro e la presenza nel cast di altri nomi importanti come Luca Zingaretti e Ascanio Celestini non fa che aggiungere valore e spessore all’opera.

La felicità è inseguita, sospirata, calpestata, ma rimane la meta più alta da raggiungere, quella per cui vale la pena di prendersi a calci, protestare e darsele di santa ragione.

Il secondo tempo è meno scanzonato e più oscuro. Il finale drammatico lascia un po’ di amaro in bocca, anche perché non viene approfondito nella giusta misura. Ma è una pecca che si può perdonare a Lucchetti, che è riuscito a trasmettere la freschezza della gioventù di quegli anni, la sua rabbia incontrollabile e l’ansia di vivere col cuore in gola.

Aggiungi un commento Maggio 6, 2007

Divorzi d’oro

La rivista Forbes ha di recente stilato la top 10 dei divorzi celebri d’oro. A salire sul gradino più alto del podio è l’ex campione di basket Michael Jordan, che ha dovuto sborsare alla sua ex più di 150 milioni di dollari dopo la fine del loro matrimonio durato 17 anni. Un record nella storia dello spettacolo, di cui la stella della pallacanestro, abituato a centrare traguardi ben più prestigiosi, avrebbe volentieri fatto a meno…

Neanche il pluripremiato regista Steven Spielberg sfigura in questa classifica singolare: la cifra versata all’ex consorte per chiudere il loro idillio amoroso ha toccato i 100 milioni di dollari, 50 in meno di quanto è uscito dalle tasche del cantante Neil Diamond, costretto a staccare un assegno di 150 dollari tondi tondi.
Altri nomi illustri figurano in questa hit dei vip scoppiati e paganti: Harrison Ford, Kevin Costner, Paul McCartney, James Cameron, Michael Douglas.
All’ultimo posto della classifica spicca una figura leggendaria, il frontman dei Rolling Stones, Mick Jagger, che a furia di urlare al microfono e saltare su e giù dai palchi di tutto il mondo ha finito col trascurare la sua vita privata. Nel 1999 per separarsi dall’ex moglie, Jerry Hall, versò la modica cifra di 18 milioni di dollari. Bruscolini…
La libertà ha un caro prezzo, è risaputo. Ma questo non ha impedito alle star su citate di rimettersi in gioco e buttarsi in nuove storie d’amore, non curanti del rischio che potrebbero correre un’altra volta. In fondo non si chiamerebbero “VIP” se si comportassero come i comuni mortali.
Un italiano medio, insoddisfatto del suo matrimonio e con tanta voglia di mandarlo in malora, il più delle volte è disposto a ingoiare bocconi amari ed accettare una moglie-nemica piuttosto che versare fior di quattrini per avvocati, mantenimenti, estinzione di mutui. E si parla di (appena) qualche migliaia di euro
Il romanticismo lascia il posto ai conti fatti con la calcolatrice alla mano.
Anche il divorzio è una roba da ricchi, in questa società di “buffi” e finanziamenti.

Aggiungi un commento Maggio 6, 2007


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