I Simpson. Il film Lavoro, dunque esisto

No Anorexia

1 Ottobre, 2007


Da qualche giorno le principali città italiane sono state invase da affissioni e manifesti pubblicitari che ritraggono una giovane donna malata di anoressia. Lei è nuda, sembra un fuscello, fa impressione perché dal suo corpo smunto spuntano solo spigolature e ossa. Il volto è scarno, la pelle rovinata, il seno rinsecchito.
Una grande scritta “NO ANOREXIA” compare dietro di lei, mentre alla sua destra si vede il marchio di una casa di moda, “Nolita”.
Tutto l’insieme ha creato scandalo, sollevando un polverone di commenti e critiche. È giusto dire NO all’anoressia attraverso l’esibizione di un corpo che è come un ramo morto? È eticamente e moralmente accettabile mettere una ragazza anoressica al centro di una campagna pubblicitaria sponsorizzata da un’azienda fashion? Perché è stato scelto proprio il re della provocazione, Oliviero Toscani, dietro la macchina fotografica? La volontà di trasgredire a tutti i costi ha superato il limite?
Quello che è certo è che la pubblicità ha lasciato il segno. Non si può rimanere indifferenti di fronte a un corpo appassito e senza forme. Alcuni provano ribrezzo, altri tenerezza, altri ancora paura perché il virus dell’anoressia è esteso e potrebbe colpire figlie, amiche, compagne. Tutti si stanno ponendo degli interrogativi. Tra roventi proteste, timidi consensi e polemiche quello che resta è una sensazione di disagio e malessere diffuso. Molto meglio che far finta di niente.

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