Che maniere! Travestimenti e supereroi

Seta

6 Novembre, 2007


Seta è un film noioso, carente di emozioni, pretenzioso. In certe scene è un vero e proprio sbadiglio. Più che seta morbida e avvolgente, la pellicola sembra una tela ruvida e fastidiosa.
Non così è il libro di Alessandro Baricco dal quale è tratto. Il regista Francois Girard fallisce nel tentativo di adattare un’opera letteraria di successo al grande schermo.
Herve Joncour (Micheal Pitt) è un giovane commerciante di stoffe che si mette in viaggio per il Giappone, alla ricerca dei bachi da seta più preziosi del mondo. Il ragazzo parte per mete lontane lasciando a casa la sua sposa Helene (Keira Knightley), che lo aspetta fiduciosa e innamorata. Ma durante i suoi spostamenti in Oriente, Herve s’imbatte in luoghi, paesaggi e culture totalmente sconosciute, che lo attraggono enormemente. L’incontro con una donna affascinante e misteriosa (Sei Ashina), sarà per lui fatale. Il giovane si lascerà travolgere dalla passione per questa creatura dalla bellezza immateriale e sfuggente. Tornato a casa, Herve non riuscirà a dimenticare la sua esperienza in Oriente e continuerà a trafiggersi il cuore per l’ambivalenza del suo amore. Sarà a causa della sua pena interiore che si rimetterà in viaggio ancora e ancora.
Fatta eccezione per una fotografia suggestiva e una serie di paesaggi da sogno, il film non ha nulla di stimolante da offrire. Risultano poco autentici i dialoghi, scarsamente espressivi i personaggi, latenti gli slanci sentimentali. Gli attori appaiono ingessati, troppo asettici per una storia così travagliata.
In generale il lungometraggio abbozza solo in parte una storia complessa come quella raccontata nel romanzo. Girard non aggiunge nulla alla narrazione, e il pubblico se ne accorge subito… Ecco l’ironico commento lasciato da uno spettatore deluso sul sito di Repubblica dedicato al cinema (www.trovacinema.it): “Noioso e privo di poesia, con un Pitt espressivo come una stampella appendiabiti della lavanderia, la storia è raccontata come un elenco della spesa. Nemmeno nel racconto della tragedia si è riusciti a svegliare lo spettatore dal torpore che lo attanaglia in quasi due ore di vuoto. La fotografia si salva dal disastro generale, ma è troppo poco. Consigliato a chi soffre di insonnia”.

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