Archivio Gennaio, 2008

Miracoli

Poco tempo fa ho assistito a un miracolo. Una donna di quasi 50 anni, la madre di una mia collega, non solo è sopravvissuta a un grave incidente stradale, a 51 giorni di rianimazione, a 24 di coma, a una prognosi tenuta riservata per lunghe settimane, ma si è addirittura rimessa in piedi. Ricordo con esattezza il fatidico giorno dello schianto in macchina. Era l’inizio del 2007 e in ufficio arrivò la triste notizia. C’era stato un tremendo impatto, causato dalla guida incerta e scapestrata di un neopatentato, al volante di una fiammante auto sportiva. La donna stava tornando a casa, procedeva a modesta velocità, nella sua corsia, quando all’improvviso il giovane incosciente le si è piantato davanti, contromano e col piede affondato nell’acceleratore. Lo scontro è stato inevitabile. Lei ha perso la conoscenza ed è rimasta intrappolata nella vettura, lui se l’è cavata con poche contusioni.
Per giorni e giorni la madre della mia collega è stata sul punto di morire: immobile nel letto dell’ospedale ha subito numerosi interventi delicati. Scongiurato il pericolo di vita, sembrava a un certo punto che avesse dovuto passare il resto dei suoi giorni paralizzata. Sua figlia, la mia collega, unica “femmina” della famiglia, si è licenziata e ha detto addio alla spensieratezza. Stremata dal dolore, ma sempre fiduciosa, ha seguito la madre passo passo, donandole amore, conforto, sostegno pratico. Ha cambiato il suo destino, costruendone uno che fosse a misura della persona che più amava.
Sono trascorsi 10 mesi e il peggio è passato. Ci sono ancora la riabilitazione e durissime prove da superare, ma non più il baratro e la paura di spegnersi.
Un fatto così per me è un miracolo. Inspiegabile e splendido. Vale la pena di raccontarlo.

3 commenti Gennaio 24, 2008

Lars e una ragazza tutta sua


Lars è un ragazzo malato. È affetto da una forte nevrosi anaffettiva e non riesce a costruire normali relazioni sociali. Una serie di catastrofiche esperienze sentimentali lo hanno segnato nel profondo, lasciandogli un senso di amarezza e solitudine. Ma un giorno nella sua vita entra Bianca e il pesante velo che offusca la sua anima comincia a sollevarsi.
Bianca non è una ragazza come le altre. È speciale. Lars l’ha acquistata su Internet. Non ha pelle, muscoli e cuore, ma un corpo di plastica. È una bambola di silicone. Eppure diventa la sua compagna, la sua amatissima donna degna di premure, continue attenzioni, coccole. Per Lars è un sogno che si avvera, perché Bianca ha tutto ciò che potrebbe desiderare, pur se costretta su una sedia a rotelle: è bella, dolce, affettuosa, gentile. Di colpo, le difficoltà di comunicazione che il ragazzo ha sempre incontrato, sembrano svanire. Con lei è semplice e bello stabilire un contatto.
Un giorno Lars presenta Bianca a suo fratello Gus e alla moglie. I due rimangono sbalorditi, soprattutto quando l’uomo dà da mangiare alla bambola, finge che essa parli, inventa per lei un’esistenza normale. La reazione di tutti quelli che incontrano Bianca la prima volta è di imbarazzo e incredulità. Tuttavia, a poco a poco, i familiari e vicini di Lars, i concittadini, coloro che gli vogliono bene, cominciano a cambiare atteggiamento e a considerare la plastic doll in maniera differente. Iniziano ad interagire con lei, a coinvolgerla, ad accettarla, a renderla partecipe. Incredibilmente, una storia d’amore irreale si fa reale. Un’unione assurda, del tutto strampalata, appare pulita, delicata, tenerissima. Un’intera comunità abbraccia il diverso e lo accoglie senza pregiudizi. Bianca non è più solo un antidoto alle relazioni umane “vere”, si trasforma in una presenza “viva”, dagli effetti solo positivi.
Il regista Craig Gillespie fa un resoconto dolce e amaro dei nostri tempi, ritrae le umane fragilità e le inspiegabili contraddizioni della modernità. Il falso si mescola all’autentico, il triste al divertente, il pianto al riso. Il suo compito è reso più facile dalla bravura dell’attore protagonista: Ryan Gosling. Le sue espressioni bucano sia lo schermo che il cuore del pubblico, esprimono malinconia e speranza.
Sono convinta che un interprete diverso, dallo sguardo meno sincero e trasparente, avrebbe rischiato di rendere la vicenda ridicola, comica. Invece persino la performance della bambola gonfiabile è godibile, se solo la si paragona alle rigidità e alle pose plastiche di certe attrici in carne e ossa…

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Solo - Carmen Consoli

Una siciliana dal temperamento bollente. Ma anche timida. Alle volte gattina ferita, alle volte pantera.
E’ apparsa così Carmen Consoli sul palco dell’Auditorium, in questa serata romana di gennaio. Contraddittoria.
Dapprima soffice e intima quasi ad accarezzare le note della sua chitarra, poi d’improvviso la voce si fa graffiante e rabbiosa. Sensualissima sempre.
Quando canta ondeggia, si fa sinuosa, le anche accompagnano la melodia, saltella ogni tanto, si passa la mano tra i capelli ornati con una mollettina fatta di brillantini.
Impugna la chitarra come se fosse un’arma, con forza e sicurezza. La strapazza se vuole. Per fortuna ne ha disposizione 5 tutte per lei stasera.
E’ un po’ bambina e un po’ signora Carmen. Miagola al microfono, ammicca, il pubblico è cotto.
Intona i versi malinconici di una lingua lontana, un dialetto sconosciuto, la platea è spiazzata, innamorata.

E’ vestita di nero, con degli stivali dai tacchi che svettano. Ma sopra quell’altezza si sente a suo agio, disinvolta. Quando è stanca se li sfila e rimane scalza. Da vera ragazza impertinente.

La sua voce: mai un’esitazione. Calda, morbida, all’occorrenza strillata o profonda, a interpretare ogni testo con passione e personalità. Una primadonna splendida. Da sola sulla scena non ha bisogno d’altro.

Arrossisce, invece, nelle chiacchiere con gli spettatori. Tra un brano e l’altro Carmen si affretta a pizzicare le corde della chitarra e ricominciare. Niente conversazioni complici con il pubblico. I fan si aspettavano due parole in libertà, uno scambio di impressioni per entrare ancora più in contatto con la cantantessa. La Sala Petrassi, in fondo, è il contesto ideale per creare un’intimità…

Una pioggia di emozioni e brividi, comunque.

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Costruire

“Chiudi gli occhi, ed immagina una gioia… molto probabilmente penseresti a una partenza…
Ah si vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta, quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora. Penseresti all’odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, a un regalo da scartare, al giorno prima della festa…
Ma tra la partenza e il traguardo, in mezzo c’è tutto il resto e tutto il resto è giorno dopo giono, e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire… Costruire è potere rinunciare… alla perfezione”

- Niccolò Fabi -

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Sulla bellezza

“Ti hanno mai detto che la bellezza ama nascondersi?”
- Carmen Consoli -

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La ricerca della felicità

“Eppure ci manca sempre qualcosa…”
Niccolò Fabi

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C’è sempre tempo per andare in palestra

Consigli pratici per donne, mamme e lavoratrici che non riescono a ritagliarsi del tempo per la palestra. Com’è possibile organizzare la propria settimana in maniera da prevedere qualche ora di attività fisica?

In questo articolo mi rivolgo alle donne che amano la palestra ma che non riescono più a frequentarla. Per diversi motivi: perché hanno trovato un lavoro che le impegna tutto il giorno, perché hanno cominciato a gestire una casa, una relazione a due, una famiglia. Perché sentono che le ore scorrono via veloci e, senza che nemmeno se ne rendano conto, arriva inesorabile il momento di andare a dormire.

Ciao mamma e papà
Dite la verità: a quante di voi è capitato di aver lasciato la dimora dei genitori ed essersi ritrovate nel caos? Quelle che prima erano azioni scontate e superflue (come cucinare, fare la spesa, stendere il bucato ecc.) perché qualcun altro le faceva al posto vostro, sono diventate tutto d’un tratto attività di routine, obbligatorie. Non avete più tutto il tempo per voi. Oltre al lavoro ci sono le faccende domestiche, le bollette da pagare, i panni da stirare… Se uscite dall’ufficio alle 18.00, non sarà più così automatico andare dritte in palestra e rimanerci fino alle 20.00. Chi ci pensa poi alla spesa? Chi prepara da mangiare? La situazione si complica ulteriormente se avete messo su famiglia: chi bada ai pupi mentre voi correte sul tapis roulant?
Per evitare di accumulare sensi di colpa e frustrazioni di ogni genere, dovete mantenere la calma e imparare a organizzarvi. Ritagliare tre ore di tempo alla settimana per l’allenamento è possibile. Tutto dipende dalla vostra capacità di programmarvi in maniera razionale. A seconda che siate single o accoppiate, che abbiate figli oppure no, le esigenze cambiano e ci vuole un piano d’azione che faccia al caso vostro.

Single e indipendenti

L’amore non va a gonfie vele? La ricerca del partner giusto è una chimera? Tirate un sospiro di sollievo: la vostra “libertà” offre anche indiscutibili vantaggi. Potete fregarvene dei minuti che passano. Non c’è nessuno che pretenda il piatto pronto e la tavola apparecchiata. Nessuno che cronometri il vostro rientro per la cena. Potete scegliere di fare quello che volete, quando volete. Non c’è bisogno di andare in palestra all’alba o di rinunciare alla lezione di spinning serale… Siete padrone del vostro tempo e avete la possibilità di mangiare alle 22.00, di non rifare il letto, di pulire il bagno la mattina presto. Il mio consiglio è di pensare a voi stesse, prima di tutto, e solo dopo, alla casa. Allenatevi come avete sempre fatto, scegliendo gli orari a voi più congeniali. Non modificate le vostre abitudini per un eccesso di zelo casalingo.

Sposate o conviventi
Siete felicemente fidanzate o sposate. Vivete con il vostro amore. Avete scoperto il bello (ma anche il brutto?) della convivenza. All’improvviso vi siete rese conto che stare con un’altra persona è splendido ma faticoso. Volete accontentarla sempre, passare ogni minuto libero insieme, dimostrare che siete all’altezza di ogni cosa. Vi piace sentirvi le regine dell’alveare e ci tenete a non sfigurare mai. Le vostre giornate sono piene di liste della spesa, bucati, spolverate e coccole. La vostra vita è scandita dal lavoro fuori e dentro casa, sembra non esserci spazio per altro. La palestra diventa uno sbiadito ricordo…
In realtà non dovete rinunciare all’allenamento, ma razionalizzare il vostro tempo. Ecco qualche trucco per ricavare minuti preziosi per voi stesse:
1) Durante il weekend preparate tante porzioni di pasto, da tenere nel congelatore. Potrete utilizzarle nel corso della settimana, evitando di spendere troppo tempo in cucina.
2) Fate il grosso della spesa una volta alla settimana e chiedete al vostro compagno di fermarsi, dopo il lavoro, a prendere il pane e il latte.
3) Quando preparate la cena, cucinate un po’ di più del necessario. Quel che resta diventerà il vostro piatto per il giorno successivo.
4) Scegliete un centro sportivo vicino all’ufficio. Finito il turno di lavoro, andateci subito, senza pensarci su troppo.
5) Se avete una pausa pranzo consistente, di almeno due ore, sfruttatela per fare attività fisica.
6) Dividete le pulizie casalinghe tra il sabato e la domenica (2 ore per ciascun giorno). In questo modo non perderete una giornata intera nelle faccende e vi ritaglierete del tempo per andare in palestra.
7) Stirate una volta alla settimana, di sera, dopo cena, magari davanti alla tv. Non fatelo mai prima di mangiare, quello è il momento da dedicare all’allenamento!
8) Andate a trovare spesso i vostri genitori: la mamma sarà sempre contenta di offrirvi il suo aiuto: sughi pronti, ciambelloni, regalini vari per la casa… Tutto ciò vi consentirà di dedicarvi ad altro!
9) Almeno una sera a settimana cenate dai vostri “vecchi”. Quel giorno non dovrete occuparvi del pasto, quindi sarà la volta buona per correre in palestra!
10) Cercate di coinvolgere anche il vostro compagno nell’attività motoria. Insieme sarà più semplice organizzarsi e frequentare un centro sportivo.

Questi suggerimenti valgono anche (e soprattutto) se avete dei figli. Con loro la situazione si fa ancor più complicata… Cercate di affidarvi a qualche prezioso collaboratore (vostro marito, la mamma, la nonna, un’amica, una vicina o una baby-sitter fidata). Avete assolutamente bisogno di una persona che vi sostituisca per poche ore alla settimana e vi consenta di andare in palestra con il cuor leggero. Se non potete contare su un familiare, guardatevi intorno con attenzione, vicino a voi ci sarà sicuramente una mamma che potrebbe essere una vostra amica, che avrà quasi sicuramente le vostre esigenze e i vostri problemi. Aiutatevi scambiandovi il tempo, una volta a settimana te li tengo io e una volta me li tieni tu…
Ma se proprio non trovate nessuno, potete provare a portare in palestra con voi i figli. Ci sono delle sale fitness pensate apposta per le famiglie. Da un lato si allena la mamma, che può dedicarsi alla cura del suo aspetto fisico, dall’altro giocano i bambini, che si divertono muovendosi un po’. Il tutto nello stesso edificio.
La vostra palestra non è così all’avanguardia? Allora cercate di allenarvi con accanto il vostro bambino. Ho visto donne sollevare pesi e fare gli addominali mentre i loro figli le osservavano da vicino, aspettandole e seguendole passo passo.
Al di là di tutti i consigli pratici, per cercare di sfruttare al meglio il poco tempo che si ha a disposizione occorre essere flessibili. Per stare bene non servono ore e ore di allenamento, contano costanza e intensità, grandissima concentrazione durante l’attività fisica e una determinazione fuori dal comune. L’importante, in ogni caso, è non arrendersi e non rinunciare al proprio benessere.

Aggiungi un commento Gennaio 3, 2008


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