Solo - Carmen Consoli
12 Gennaio, 2008

Una siciliana dal temperamento bollente. Ma anche timida. Alle volte gattina ferita, alle volte pantera.
E’ apparsa così Carmen Consoli sul palco dell’Auditorium, in questa serata romana di gennaio. Contraddittoria.
Dapprima soffice e intima quasi ad accarezzare le note della sua chitarra, poi d’improvviso la voce si fa graffiante e rabbiosa. Sensualissima sempre.
Quando canta ondeggia, si fa sinuosa, le anche accompagnano la melodia, saltella ogni tanto, si passa la mano tra i capelli ornati con una mollettina fatta di brillantini.
Impugna la chitarra come se fosse un’arma, con forza e sicurezza. La strapazza se vuole. Per fortuna ne ha disposizione 5 tutte per lei stasera.
E’ un po’ bambina e un po’ signora Carmen. Miagola al microfono, ammicca, il pubblico è cotto.
Intona i versi malinconici di una lingua lontana, un dialetto sconosciuto, la platea è spiazzata, innamorata.
E’ vestita di nero, con degli stivali dai tacchi che svettano. Ma sopra quell’altezza si sente a suo agio, disinvolta. Quando è stanca se li sfila e rimane scalza. Da vera ragazza impertinente.
La sua voce: mai un’esitazione. Calda, morbida, all’occorrenza strillata o profonda, a interpretare ogni testo con passione e personalità. Una primadonna splendida. Da sola sulla scena non ha bisogno d’altro.
Arrossisce, invece, nelle chiacchiere con gli spettatori. Tra un brano e l’altro Carmen si affretta a pizzicare le corde della chitarra e ricominciare. Niente conversazioni complici con il pubblico. I fan si aspettavano due parole in libertà, uno scambio di impressioni per entrare ancora più in contatto con la cantantessa. La Sala Petrassi, in fondo, è il contesto ideale per creare un’intimità…
Una pioggia di emozioni e brividi, comunque.
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