Into The Wild
17 Febbraio, 2008

La notte dopo aver visto “Into The Wild” di Sean Penn ho sognato Christopher McCandless (l’attore Emile Hirscht), trasformatosi in Alexander Supertramp (il Supervagabondo) sofferente e solo in Alaska. Non è successo solo a me, anche al mio ragazzo e alla mia amica, che erano seduti al mio fianco al cinema.
Credo che sia inevitabile continuare a pensare, anche dopo le 2 ore del film, alla straordinaria esperienza vissuta da questo ragazzo americano, appena 23enne, avventuratosi nelle terre selvagge per cercare il senso più profondo della vita e inseguire la sua felicità. Ho ancora impressi nella mente i suggestivi paesi attraversati da Chris con lo zaino sulle spalle: Nuovo Messico, Arizona, Sud Dakota, su su fino ai paesaggi ghiacciati dell’Alaska. Porta con sé tanti libri, le parole degli autori che più ama e nelle quali si riconosce (London, Thoreau, Kerouac), qualche conserva di cibo, una tenda, pochi stracci e nessun soldo. Crede che il denaro sia uno dei principali responsabili dei mali della società, della corruzione, del pregiudizio e della falsità. I suoi genitori rappresentano il simbolo di questa decadenza: persone ipocrite, infelici, attente solo a difendere le apparenze, tenacemente conservatrici. Sono loro la causa del suo malessere.
È principalmente da loro che Christopher scappa. Dopo aver conseguito la laurea con ottimi voti per compiacere i suoi, dona in beneficenza i suoi averi e si mette in viaggio, senza lasciare nessuna traccia di sé. Chris ama le cose autentiche, desidera “Chiamare le cose con il loro vero nome”, crede nella verità assoluta, nel contatto primordiale e primitivo con la Natura. Per questo è diretto verso mete lontane, inaccessibili, in cui sarà costretto a fare i conti solo con se stesso.
Durante il suo lungo vagabondare, scopre un’America selvaggia e cruda, incontra persone di ogni specie: da una coppia hippy in crisi, a un contadino coinvolto in traffici illegali, da una ragazza con la chitarra che si invaghisce di lui, a un vecchio vedovo che lo vorrebbe adottare. Ovunque vada, porta una ventata di freschezza ed energia e lascia un segno forte della sua presenza. Ma niente e nessuno riesce a fermarlo: il suo obiettivo è continuare il solitario cammino verso l’Alaska.
Ciò che rende il film particolarmente struggente è la consapevolezza che la vicenda raccontata da Sean Penn sia autentica, tratta dalle pagine del libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer. Proprio come un manoscritto, anche la pellicola è divisa in 4 capitoli: l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e l’età della saggezza. In ognuno di essi vengono scanditi i momenti più salienti della vita di Chris, prima del viaggio e durante, saltando avanti e indietro nel tempo.
L’ultimo passaggio, che descrive il periodo in Alaska, all’interno del “Magic Bus”, è il più drammatico. Si assiste a una lotta di sopravvivenza disperata, al patimento fisico ed emotivo del ragazzo, che comprende quanto la Bellezza che lo circonda sia anche terribile e nemica. Le toccanti canzoni di Eddie Vedder dei Pearl Jam contribuiscono ad aggiungere fascino e “importanza” all’opera, così come le scritte che passano in sovrimpressione sullo schermo, che aiutano lo spettatore a seguire il filo dei brani e dei pensieri di Chris.
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1 Commento Aggiungi il tuo
1. anna | 10 Aprile, 2008 alle 21:36
stando a quello ke dici è proprio bello. io ho avuto regalato il libro in inglese( sono sempre io) ma è scritto davvero molto difficile (ho comunque già letto altri libri in inglese). vorrà dire ke mi cimenterò in questa lettura con + pazienza. graie. ciao anna
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