Traduzioni insensate
20 Febbraio, 2008
Se vi dico “Dead Poets Society” cosa vi viene in mente? E il titolo “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” vi ricorda qualcosa? Scommetto che state brancolando nel buio… Si tratta di film famosi, nella loro titolazione originale: il primo è “L’attimo fuggente”, il capolavoro di Peter Weir del 1989 con Robin Williams, il secondo è “Se mi lasci ti cancello” del 2004 diretto da Michel Gondry, con Jim Carrey e Kate Winslet.
Come potete constatare da soli se masticate un po’ d’inglese, le traduzioni italiane sono del tutto lontane dal significato auentico. E se “L’attimo fuggente” mantiene quantomeno un alone di mistero e pregnanza, “Se mi lasci ti cancello” è del tutto fuorviante… fa pensare a una commedia dozzinale e priva di spessore, mentre in realtà la pellicola di Gondry è così poetica e sofisticata da meritarsi un posto d’onore nella classifica dei migliori film degli ultimi 10 anni.
Mi sono sempre chiesta chi fossero gli autori di certe scellerate traduzioni e perché si volesse a tutti i costi trasformare i film più ricercati in prodotti commerciali, adatti solo al pubblico di massa. Ecco qualche altro esempio di invenzione cinematografica nostrana : “Ti odio, ti lascio, ti…” (titolo originale: “The Break Up”, ovvero “La fine di una relazione”), “Che pasticcio, Bridget Jones!” (titolo originale: “Bridget Jones: the Edge of Reason”, vale a dire “Bridget Jones: l’età della ragione”), “Mamma ho perso l’aereo” (titolo originale: “Home Alone”, cioè “A casa da solo”), “Il tempo delle mele” (titolo originale: “La Boum”, ovvero “La festa da ballo”).
La lista è lunghissima e annovera sia film datati, come “Gioventù Bruciata” (titolo originale: “Rebel Without a Cause”) sia lungometraggi più recenti, come “Il profumo del mosto selvatico”, (titolo originale: “Walking Through the Clouds”, cioè “Camminando sulle nuvole”).
Fortunatamente la pratica di stravolgere il significato dei titoli originali non è in uso solo da noi italiani. Pensate che “La ciociara” di Vittorio De Sica è diventato, per il mercato estero, “Two Women”, “Due donne”. Stavolta è proprio il caso di dire che “tutto il mondo è paese”.
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