Lo scafandro e la farfalla
2 Marzo, 2008

Grazie alla sua palpebra sinistra Jean-Dominique Bauby, intrappolato in un corpo paralizzato, riesce a comunicare con il mondo. Il suo occhio funge un po’ da vocabolario, gli basta chiuderlo tante volte quante sono le lettere che ha intenzione di usare. È un esercizio complicato e faticoso, ma lui si allena con costanza e dedizione, perché il suo alfabeto speciale gli consente di interagire con gli altri.
Il metodo del battito delle ciglia è l’invenzione di una giovane e tenace ortofonista, che ogni giorno lo va a trovare in ospedale e lo aiuta a tradurre i suoi ferventi pensieri in parole.
La pellicola di Julian Schnabel, vincitore del Premio come miglior regia al festival di Cannes del 2007 e dei Golden Globes per il miglior film straniero e per la regia, racconta l’esperienza vera e drammatica di Jean-Dominique Bauby (direttore del magazine femminile Elle in Francia) stroncato da un fulminante ictus nel dicembre ‘95, all’età di 43 anni. Bauby è caduto in uno stato di coma dal quale si è risvegliato, dopo qualche mese, paralizzato dalla testa ai piedi. La locked-in syndrome, questo il nome della rara malattia che lo ha colpito, ha stretto il suo corpo in una trappola, come se fosse chiuso dentro se stesso.
Ma tanto il fisico di Bauby è immobile e pesante come un insopportabile scafandro, quanto la sua immaginazione è libera e leggera come una farfalla. E la farfalla lo fa volare nel suo passato, per rivivere i momenti di felicità ormai perduti, per rivedere i tanti amori della sua vita e i numerosi successi che ha ottenuto. Immobile nel letto dell’Hospitale Maritime di Berck-Sur-Mer, Jean-Do vede scorrere davanti al suo lucidissimo occhio le persone che gli vogliono bene, la sua ex moglie, i figli, il padre. Li osserva e cerca di parlare con loro, ma vorrebbe accarezzarli, stringerli a sé, eliminare dal loro sguardo la sofferenza per la sua condizione e l’imbarazzo per ciò che è diventato. Lui, che un tempo era forte, brillante e spregiudicato, adesso si sente disarmato e del tutto dipendente. Ma nonostante la crudeltà del destino che gli è capitato, Bauby non si arrende e impiega le sue ore per comporre il libro che racconta la sua esperienza. Forma le parole nella sua mente, le memorizza e poi le comunica alla logopedista strizzando l’occhio in corrispondenza delle lettere che lei recita ad alta voce. Il libro, edito dalle Edizioni Robert Laffont nel 1997, è stato pubblicato dieci giorni prima della sua morte ed ha ottenuto un grande successo.
La performance di Mathieu Amalric è autentica e appassionata, piena di vitalità e inespressività insieme. L’attore è riuscito a sintetizzare perfettamente la duplice esistenza di Jean-Dominique. Un applauso va rivolto anche al cast di supporto che vede Max von Sydow nel ruolo del padre, Emmanuelle Seigner come ex e madre dei suoi figli, la dolcissima Marie-José Croze nel ruolo della logopedista e, in un brevissimo ruolo, anche Jean-Pierre Cassel, recentemente scomparso.
Sei nella categoria: Cinema
Lascia un commento
Alcuni Tag HTML permessi:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>
Trackback questo post | Sottoscrivi i commenti con RSS Feed