Crisi italiana
Il lavoro è precario, i salari sono i più bassi di tutto l’Occidente, la tassazione sui redditi dipendenti è pari al 46%, le pensioni che percepiranno i 30enni e 40enni di oggi sarà irrisoria… L’economia italiana è sprofondata in una crisi nera e in TV, sui giornali, alla radio, non si parla d’altro. Le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, il costo della vita è aumentato a dismisura, il prezzo di benzina e gasolio cresce senza soluzione di continuità, la classe media rischia di soccombere, schiacciata dai debiti, dalle rate del mutuo e dalle bollette che salgono alle stelle. Non ci sono i presupposti per una ripresa nel breve-medio periodo e l’angoscia, mista a rabbia, sale. Dappertutto c’è malcontento e disagio, ovunque ci si affligge e si cercano capri espiatori.
Per me e per quelli della mia generazione (classe ’78) non solo il futuro, ma anche il presente è un grosso punto interrogativo. Un moto di ansia ci pervade, un’angoscia dovuta a un senso di impotenza e frustrazione. Non se ne può più dei dibattiti sterili e dello scambio di accuse, delle proposte vane e delle analisi catastrofiche degli economisti. Ogni volta che si discute di “crisi italiana” cambio canale, o volto pagina. Non mi va di deprimermi, né di pensare a tutte le nostre sfortune ed entrare nel tunnel del pessimismo cosmico. Cerco un comico che mi faccia ridere, una lettura “leggera” che mi distragga, una compagnia spensierata. Non essendo una rivoluzionaria scelgo di rivoluzionare solo il mio stato d’animo. E per me è già una grande conquista.
1 commento Marzo 20, 2008