Archivio Aprile, 2008
Sono da poco tempo uscita da una vicenda infernale, fatta di bollette, canoni e modem e ho ancora la pelle e i nervi tesi per quanto è accaduto. Sono stata maltrattata da Tele2, un operatore telefonico deludente sotto molti punti di vista, incapace di offrire un servizio adeguato e del tutto “impacciato” a gestire il rapporto con il cliente.
Alla fine di dicembre 2007, pungolata dalle insistenti sollecitazioni del call center ad abbandonare il canone Telecom e ad abbracciare il nuovo e irresistibile servizio Voip Tele2, ho deciso di fare il grande passo e affidarmi completamente alla compagnia a cui ero già legata da qualche anno. Tutto sarebbe stato più semplice e conveniente, a detta loro: niente più doppie bollette, basta con la “tassa” obbligatoria da versare a Telecom. Una rapidissima registrazione telefonica, in cui mi è stato chiesto di aderire all’offerta e… via, libera verso un futuro di pagamenti univoci, agevolati, trasparenti. Dopo una settimana dal “sì vocale” avrei ricevuto il router, l’apparecchio da installare per attivare il Voip, insieme al contratto da firmare e rispedire, e ogni cosa sarebbe filata liscia come l’olio. Purtroppo però, quest’olio ha creato ben presto fastidiosi grumi che, col passare del tempo si sono trasformati in vere e proprie incrostazioni…
Il contratto non è arrivato; il router sì, ma non funzionante; nessun “tecnico” Tele2 è stato in grado di risolvere il problema, né ha cercato di intervenire in maniera diretta, venendo a casa mia e controllando di persona cosa andasse storto; il servizio clienti (a pagamento) è stato inconcludente, scorbutico, lento, impreparato.
Dopo venti giorni di lamentele, chiamate che si protraevano per decine e decine di minuti, spiegazioni che si rimbalzavano da un operatore all’altro, conversazioni interrotte bruscamente, stress crescente, ho deciso di ritornare al vecchio sistema, con le tradizionali doppie bollette, rinunciando al sospirato (e mai provato) Voip. Ma Tele2 mi ha sbarrato la strada: “Non esiste più il profilo tariffario a cui lei aderiva” mi ha detto un tizio del call center, “deve scegliere un nuovo piano telefonico!”. Irritata, spazientita e incredula, ho seguito l’unica via percorribile a quel punto: ho chiuso tutti i rapporti con Tele2.
Ignoravo però che Telecom, che aveva ricevuto formale richiesta da Tele2, mi avrebbe inesorabilmente staccato la linea di lì a 15 giorni lasciandomi senza rete fissa (nonostante abbia sempre pagato il canone), che avrei dovuto pagare 60 € a Tele2 per la cancellazione del nuovo contratto Voip (mai firmato) e che, per riattivare la linea telefonica a casa, sarei stata costretta a versare altre 96 € (correndo persino il rischio di dover cambiare numero).
Aprile 28, 2008
La prima volta che ho sentito parlare di Mosquito, l’apparecchio antigiovani, ho pensato che si trattasse di uno scherzo. Poi, approfondendo l’argomento su Internet, ho scoperto che questo marchingegno esiste veramente e sta riscuotendo successo in alcuni paesi europei (Belgio, Inghilterra, Svizzera).
È un dispositivo che emette un suono fastidioso modulato a 17khz, udibile solo dagli under 25. Viene installato all’esterno di alcuni luoghi (come hotel, banche o palazzi “importanti”), per evitare che comitive di ragazzi si riuniscano nella zona e arrechino disturbo. L’antipatico sibilo, infatti, spingerebbe gli adolescenti ad allontanarsi in fretta e furia, impedendo loro di fare confusione.
L’uso degli ultrasuoni antibaccano ha sollevato (per fortuna!) una levata di polemiche e critiche negative. Innanzitutto perché potrebbe provocare dei danni seri all’udito dei ragazzi e, in secondo luogo, perché la potenza del sibilo è tale da estendere i suoi effetti negativi anche oltre il posto in cui è installato. Ciò che è ancora più grave, secondo me, è la finalità perseguita da Mosquito: l’idea di considerare e trattare gruppi di giovani alla stregua di stormi di uccelli indesiderati, è deprimente.
Polizia e forze dell’ordine non bastano contro le urla e gli schiamazzi? È necessario ricorrere a un apparecchio subdolo e discriminatorio? E poi, chi l’ha detto che gli over 25 siano più silenziosi e disciplinati dei teenager? Oltretutto, gli adolescenti si sono già presi la loro rivincita: pare che sul mercato siano in circolazione delle suonerie per cellulari, ad ultrasuoni, percepibili solo da loro e che vincono sul controllo degli adulti. Lì dove è proibito tenere acceso un cellulare (come in classe), è possibile non essere scoperti dai propri professori e ricevere anzi, indisturbatamente, messaggini e squilletti. Chi la fa, l’aspetti…
Aprile 6, 2008
Chissà perché la mia amica, seduta nel posto accanto a me al cinema, si è commossa alla fine di “Tutta la vita davanti”… Eppure la maggior parte del pubblico in sala si è divertito, e ha sorriso nel vedere i salti mortali che la neolaureata Marta ha dovuto compiere per trovare uno straccio di lavoro. Completato il percorso universitario in Filosofia cum laude, la giovane protagonista, interpretata dalla convincente Isabella Ragonese, capisce immediatamente che trovare un’occupazione soddisfacente, in regola e in linea con i suoi studi, è un’impresa titanica. I colloqui nelle case editrici di mezza Roma finiscono con il solito, sconfortante “le faremo sapere” e i tentativi di intraprendere la carriera universitaria (avallati dalla madre insegnante, malata di tumore) svaniscono in poco tempo. Ma un giorno, mentre Marta è sulla metropolitana a meditare sulla sua desolante condizione di disoccupata, incontra una coppia in difficoltà, una mamma e una figlioletta che hanno bisogno di lei. Capisce di non poter più fare a meno di un’entrata economica e decide di cominciare la sua nuova vita: come baby-sitter di una bambina trascurata, coinquilina della sua sconsiderata mamma e lavoratrice precaria presso la Multiple.
Qui si ritrova insieme a tantissime altre ragazze, della più composita estrazione sociale, a dover trascorrere le ore al telefono, per convincere ignare casalinghe a comprare un magico robottino tuttofare o almeno a fissare un appuntamento per una dimostrazione gratuita in casa propria.
Lo scopo malcelato è quello di “accalappiare” più persone possibili, usando ogni mezzo, anche il pietismo “Aiuti una giovane ragazza come me ad arrotondare il suo esiguo stipendio, accettando di incontrare il nostro incaricato Multiple…”.
Ma quello che a prima vista può sembrare un call center moderno, stimolante e all’avanguardia, si rivela presto un bluff. Ogni giorno al suo interno avvengono fenomeni strani: le ragazze sono costrette a cantare una specie di inno aziendale, per innalzare i livelli di motivazione ed entusiasmo. Le telefoniste devono stare alla cornetta con il sorriso stampato sul volto, per trasmettere positività e gioia, hanno scarsissima autostima e vengono pubblicamente umiliate se commettono qualche sbaglio. Al centro di questa schiera di giovani precarie, troneggia la capotelefonista Daniela (una Sabrina Ferilli in forma smagliante, calata alla perfezione nel ruolo della donna arrivista e invidiosa) che ha il compito di tenere alto il morale delle ragazze, premiare le più brave e demolire psicologicamente le meno produttive. Il grande capo della Multiple è un uomo ambizioso, cinico e spregiudicato (Massimo Ghini), che copre di ridicolo i suoi assunti, li sottopone a penitenze da caserma militare e gli urla insistentemente nell’orecchio che solo i vincenti ce la faranno.
I temi “caldi” affrontati dal regista, Paolo Virzì, sono numerosi e rispecchiano la condizione attuale dei giovani italiani, alle prese con sfruttamento, immobilismo professionale, raccomandazioni e continue incertezze. Si ironizza su un mondo dei call center meschino e subdolo, pieno di competizione e insensatezze, che rappresenta l’Italia tutta, la desolante (e imbarazzante) condizione in cui il nostro paese è finito. “Tutta la vita davanti” non può essere considerato solo una commedia, perché esprime ferocia e tristezza, mostra come padroni e subalterni condividano la stessa deprimente vita di stenti, chi in ambito economico, chi nelle relazioni umane. Forse è la consapevolezza di quanto sia diventato brutto e piccolo questo nostro Stivale ad aver fatto piangere la mia amica.
Aprile 3, 2008