Crisi italiana Mosquito, lo scaccia giovani

Tutta la vita davanti

3 Aprile, 2008

Chissà perché la mia amica, seduta nel posto accanto a me al cinema, si è commossa alla fine di “Tutta la vita davanti”… Eppure la maggior parte del pubblico in sala si è divertito, e ha sorriso nel vedere i salti mortali che la neolaureata Marta ha dovuto compiere per trovare uno straccio di lavoro. Completato il percorso universitario in Filosofia cum laude, la giovane protagonista, interpretata dalla convincente Isabella Ragonese, capisce immediatamente che trovare un’occupazione soddisfacente, in regola e in linea con i suoi studi, è un’impresa titanica. I colloqui nelle case editrici di mezza Roma finiscono con il solito, sconfortante “le faremo sapere” e i tentativi di intraprendere la carriera universitaria (avallati dalla madre insegnante, malata di tumore) svaniscono in poco tempo. Ma un giorno, mentre Marta è sulla metropolitana a meditare sulla sua desolante condizione di disoccupata, incontra una coppia in difficoltà, una mamma e una figlioletta che hanno bisogno di lei. Capisce di non poter più fare a meno di un’entrata economica e decide di cominciare la sua nuova vita: come baby-sitter di una bambina trascurata, coinquilina della sua sconsiderata mamma e lavoratrice precaria presso la Multiple.
Qui si ritrova insieme a tantissime altre ragazze, della più composita estrazione sociale, a dover trascorrere le ore al telefono, per convincere ignare casalinghe a comprare un magico robottino tuttofare o almeno a fissare un appuntamento per una dimostrazione gratuita in casa propria.
Lo scopo malcelato è quello di “accalappiare” più persone possibili, usando ogni mezzo, anche il pietismo “Aiuti una giovane ragazza come me ad arrotondare il suo esiguo stipendio, accettando di incontrare il nostro incaricato Multiple…”.
Ma quello che a prima vista può sembrare un call center moderno, stimolante e all’avanguardia, si rivela presto un bluff. Ogni giorno al suo interno avvengono fenomeni strani: le ragazze sono costrette a cantare una specie di inno aziendale, per innalzare i livelli di motivazione ed entusiasmo. Le telefoniste devono stare alla cornetta con il sorriso stampato sul volto, per trasmettere positività e gioia, hanno scarsissima autostima e vengono pubblicamente umiliate se commettono qualche sbaglio. Al centro di questa schiera di giovani precarie, troneggia la capotelefonista Daniela (una Sabrina Ferilli in forma smagliante, calata alla perfezione nel ruolo della donna arrivista e invidiosa) che ha il compito di tenere alto il morale delle ragazze, premiare le più brave e demolire psicologicamente le meno produttive. Il grande capo della Multiple è un uomo ambizioso, cinico e spregiudicato (Massimo Ghini), che copre di ridicolo i suoi assunti, li sottopone a penitenze da caserma militare e gli urla insistentemente nell’orecchio che solo i vincenti ce la faranno.
I temi “caldi” affrontati dal regista, Paolo Virzì, sono numerosi e rispecchiano la condizione attuale dei giovani italiani, alle prese con sfruttamento, immobilismo professionale, raccomandazioni e continue incertezze. Si ironizza su un mondo dei call center meschino e subdolo, pieno di competizione e insensatezze, che rappresenta l’Italia tutta, la desolante (e imbarazzante) condizione in cui il nostro paese è finito. “Tutta la vita davanti” non può essere considerato solo una commedia, perché esprime ferocia e tristezza, mostra come padroni e subalterni condividano la stessa deprimente vita di stenti, chi in ambito economico, chi nelle relazioni umane. Forse è la consapevolezza di quanto sia diventato brutto e piccolo questo nostro Stivale ad aver fatto piangere la mia amica.

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1 Commento Aggiungi il tuo

  • 1. Ausilia  |  7 Aprile, 2008 alle 14:19

    Che dirti: mi reputo un’aspirante precaria. Il film non l’ho visto, ma i colleghi dicono che è triste. Perché alla nostra situazione… di giovani laureati che abbiamo “solo la laurea” è meglio non pensare!

    Un saluto,
    Ausilia

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