Archivio Luglio, 2008
Vi consiglio un sito fuori dal comune, www.elation.it, che mette in vendita le emozioni. Raccoglie tante proposte interessanti e alternative per vivere esperienze indimenticabili, da regalare o regalarsi: un lancio in paracadute, un giro in Ferrari, una degustazione raffinata, una giornata in un centro benessere, una gita in barca, una sessione di foto scattate da veri professionisti…
Vengono presentate più di tremila offerte anticonvenzionali, da provare da soli o in compagnia e suddivise per categorie di desiderio. Ci sono le emozioni degustative, quelle legate all’armonia psico-fisica, quelle che scaturiscono dall’arte, dalla musica, dallo sport ecc.
Elation garantisce Experience Gift di qualità e raffinatezza.
Come funziona? Basta registrarsi al sito e scegliere l’emozione che si preferisce. Se si tratta di un regalo, la persona (fortunata) riceverà a casa un elegante voucher che la inviterà a usufruire dell’esperienza entro 12 mesi.
La trovata secondo me geniale è quella di presentarsi come “fornitori di emozioni“, di avventure, cultura, allegria, adrenalina, ricordi: momenti unici per valorizzare il tempo libero, per suggellare un’amicizia, per dimostrare l’affetto a qualcuno di importante.
Sarebbe fantastico andare a controllare la posta e accorgersi che qualcuno ci ha regalato un’emozione. Mi immagino la scena: tra una bolletta della luce e un messaggi pubblicitario spunta fuori il biglietto Elation con su scritto “Hai ricevuto in regalo un weekend benessere in Toscana” oppure “Un lancio dal parapendio” o ancora “Una cena romantica preparata dal più grande chef italiano”.
Non mi rimane altro che spargere la voce in giro e sperare che qualcuno di mia conoscenza mi faccia “emozionare” il prima possibile.
Luglio 30, 2008
Di solito snobbo le catene di Sant’Antonio che circolano nella Rete. Non dovrei dirlo così apertamente, ma il fastidio che mi provocano è tale che non le guardo nemmeno. Non apro l’allegato, non leggo il contenuto dell’e-mail e tanto meno la inoltro a duemilamilioni di contatti nella speranza che ciò mi porti fortuna… Eppure il messaggio che ho ricevuto qualche tempo fa da Vale, con oggetto “Christian il leone” mi ha incuriosito, perché ho intuito che si trattava di qualcosa di diverso e commovente.
Il video che accompagnava l’e-mail raccontava l’amore incondizionato e fedele di un leone verso i suoi padroni.
Il filmato risale agli anni ‘70 e mostra il leoncino Christian accudito e cresciuto in casa da due ragazzi australiani, John Rendall e Anthony Bourke. Dopo qualche tempo, i due giovani si rendono conto di non poter più ospitare il loro amico e lo portano in un posto più consono alla sua “stazza” e alla sua indole: una riserva naturale dell’Africa.
Dopo un anno di lontananza però, i ragazzi continuano a pensare a Christian e decidono di andarlo a trovare.
Il video svela il momento del loro incontro ed è incredibile.
Il leone è irriconoscibile: grande, fiero, spaventoso per la sua mole. Ma Jonh e Anthony non si spaventano davanti a lui. E fanno bene, perché Christian li riconosce e li ricopre di feste, abbracci e coccole. Li assale di amore, è il caso di dire.
Ammetto di aver pensato a un fotomontaggio, ma il trucco non c’è. Il re della foresta si trasforma in un micio affettuoso al cospetto dei suoi “genitori”, cerca le loro carezze, i baci e vuole giocarci come faceva da piccolo.
Oggi anche il sito del corriere della sera ne parla e riporta un dato impressionante, ma che non stupisce: da quando il video di Christian è finito su You Tube, ha conquistato circa 6 milioni di utenti.
Grazie Vale.
Luglio 29, 2008
“L’arte della scrittura è l’arte di dare alla sedia della tua scrivania l’esatta forma del tuo fondoschiena”
- Kingsley Amis -
Luglio 28, 2008

Juno è il film sull’adolescente che avrei voluto essere, e che non sono mai stata. Non perché 15 anni fa sperassi di rimanere incinta del mio migliore amico (nemmeno ce l’avevo un migliore amico maschio), ma perché lei è un tipino niente male: intelligente, lucida, tagliente, anticonvenzionale, originale, carina. E’ una ragazzina dalla lingua lunghissima, piena di interessi, libera, sincera, ingenuamente spregiudicata. Chi non vorrebbe avere questi numeri?
Le capita di fare l’amore, una sola volta, con il compagno di scuola a cui vuole più bene e si ritrova con un figlio in grembo. E nemmeno per una frazione di secondo scarica la colpa su di lui. Lei ha desiderato, cercato e ottenuto quell’incontro intimo, e sarà lei a sbrigare la “faccenda”.
Juno non si sente pronta a crescere il bambino, ma neanche l’alternativa dell’aborto le sembra praticabile. Così decide per l’affidamento. Trova la coppia di genitori giusta, o almeno così crede, chiede (e ottiene) il sostegno della sua famiglia, informa della decisione l’attonito padre del bambino e si butta nei 9 mesi più strani e insensati della sua vita.
Mentre l’addome le si gonfia e comincia ad abbassare l’elastico dei pantaloni, il suo singolare modo di vedere le cose e di esprimerle si fa ancor più acuto e vispo.
Mi piacerebbe leggere con calma la sceneggiatura del film, firmata da Diablo Cody, per soffermarmi meglio sulle battute di Juno, sulle sue pensate scaltre, sulla fantasia che dimostra. E’ uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato della pellicola, insieme alla fotografia colorata e alla freschezza del racconto.
L’unico appunto che muovo al regista Jason Reitman è quello di aver trattato tutta la vicenda con eccessiva leggerezza. Come se l’intero percorso seguito dalla protagonista risultasse semplice, quasi indolore, superficialmente gestibile. La realtà è ben più complicata.
Luglio 20, 2008

Come ho potuto aspettare tanto tempo prima di recensire uno dei libri che mi ha maggiormente commosso negli ultimi anni? Eppure è successo. Ho letto “Il cacciatore di aquiloni” un’estate fa, l’ho amato, consigliato, regalato, lodato sempre e con chiunque. E nonostante tutto, ho dimenticato di parlarne nel mio blog.
Lo faccio oggi, in un orario improbabile, con indosso il pigiama gualcito e gli occhi assonnati, perché sono finita per caso nel sito di una sconosciuta che lo nominava. D’un tratto si è accesa la lampadina e il filo dei ricordi si è ricucito.
L’intensa amicizia tra Amir e Hassan, uno padrone, l’altro servo, in una Kabul dapprima viva e animata, poi succube e prigioniera, esprime sentimenti universali. Il dolore, l’ingiustizia, la fedeltà assoluta, la paura… Nella vicenda raccontata da Khaled Hosseini affiora tutta la bellezza e la debolezza della natura umana. Due bambini dai destini differenti condividono un gioco meraviglioso, la caccia agli aquiloni, ma nel momento di massima gioia e felicità la loro amicizia è scalfita da un fatto traumatico. L’innocenza di colpo finisce, e inizia il tempo delle ferite…
Era agosto, mi trovavo in spiaggia a Ischia, seduta vicino alla riva e tenevo il libro appoggiato sulle ginocchia. Non volevo smettere di leggere. Arrivata a un certo punto del racconto, sono scoppiata a piangere…
Sembrava una situazione ridicola: in piena estate, sotto il sole, mentre tutti facevano il bagno e si rilassavano contenti, io avevo le guance rigate e la schiena ricurva. Ma non ci potevo far nulla: la lettera scritta da Hassan, ormai adulto e lontano, scoppiava di amore, come se non ci fossero mai state angherie, torti, soprusi, rancori.
E’ la parte del romanzo che mi è rimasta più impressa, quella che mi ha fatto più male (o bene).
La trasposizione cinematografica del film non ha nulla a che vedere con l’inchiostro versato da Hosseini.
Luglio 16, 2008
Quanta fibrillazione c’è durante un’attesa importante… I momenti che precedono i risultati di un esame, l’istante prima di essere chiamati per un colloquio, i minuti che separano dalla nascita di un figlio, o gli attimi che conducono a un incontro speciale. Sono parentesi di vita in cui si concentrano sensazioni fortissime e che rendono ognuno di noi fragile, ingenuo, irrazionale.
Sono periodi di non azione, in cui siamo bloccati, immobili ad attendere che arrivi un segnale dall’esterno. In questi frangenti noi non possiamo fare nulla, solo pensare, sperare, pregare, ricordare, tirare a indovinare. La mente e il cuore diventano i padroni di quel vuoto che ci sovrasta, facendoci vacillare.
Qualche giorno fa ho vissuto una di queste attese. Un quarto d’ora intenso, che mi ha provato. Ero sola, impaziente, piena di dubbi e desideri. Seduta in silenzio su un divanetto scomodo, in una stanza bianca, con l’aria condizionata accesa. Avevo le mani calde, gli occhi liquidi, i battiti accelerati e la voglia di dimostrare che valevo.
Dopo i 15 minuti di brividi e intenzioni sono venute le parole, i gesti, le azioni concrete. Non c’è stato più tempo e modo di seguire il flusso veloce dei pensieri. Tutto è stato più semplice e ragionato, quasi meccanico.
E’ andata come speravo.
Luglio 12, 2008