Juno
20 Luglio, 2008

Juno è il film sull’adolescente che avrei voluto essere, e che non sono mai stata. Non perché 15 anni fa sperassi di rimanere incinta del mio migliore amico (nemmeno ce l’avevo un migliore amico maschio), ma perché lei è un tipino niente male: intelligente, lucida, tagliente, anticonvenzionale, originale, carina. E’ una ragazzina dalla lingua lunghissima, piena di interessi, libera, sincera, ingenuamente spregiudicata. Chi non vorrebbe avere questi numeri?
Le capita di fare l’amore, una sola volta, con il compagno di scuola a cui vuole più bene e si ritrova con un figlio in grembo. E nemmeno per una frazione di secondo scarica la colpa su di lui. Lei ha desiderato, cercato e ottenuto quell’incontro intimo, e sarà lei a sbrigare la “faccenda”.
Juno non si sente pronta a crescere il bambino, ma neanche l’alternativa dell’aborto le sembra praticabile. Così decide per l’affidamento. Trova la coppia di genitori giusta, o almeno così crede, chiede (e ottiene) il sostegno della sua famiglia, informa della decisione l’attonito padre del bambino e si butta nei 9 mesi più strani e insensati della sua vita.
Mentre l’addome le si gonfia e comincia ad abbassare l’elastico dei pantaloni, il suo singolare modo di vedere le cose e di esprimerle si fa ancor più acuto e vispo.
Mi piacerebbe leggere con calma la sceneggiatura del film, firmata da Diablo Cody, per soffermarmi meglio sulle battute di Juno, sulle sue pensate scaltre, sulla fantasia che dimostra. E’ uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato della pellicola, insieme alla fotografia colorata e alla freschezza del racconto.
L’unico appunto che muovo al regista Jason Reitman è quello di aver trattato tutta la vicenda con eccessiva leggerezza. Come se l’intero percorso seguito dalla protagonista risultasse semplice, quasi indolore, superficialmente gestibile. La realtà è ben più complicata.
Sei nella categoria: Cinema
1 Commento Aggiungi il tuo
1. irene | 12 Settembre, 2008 alle 15:37
stasera lo affitto e lo guardo mentre stiro
a presto
Irene
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