Mani in alto
25 Settembre, 2008
Ha undici anni, la coda di cavallo e un vizietto, “giocare” con le armi da fuoco. Le sue imprese con fucile e pistola hanno agitato l’opinione pubblica americana, divisa da questa “piccola McKenzie” che traffica con pericolosi strumenti bellici come se nulla fosse. Si diverte, la bambina, quando riesce a scaricare e ricaricare in 53 secondi il suo fucile, stabilendo un record personale di tutto rispetto. E sembra soddisfatta quando con berretto e occhialoni da sole prende bene la mira e spara sul fantoccio a distanza. I filmati della McKenzie, visibili su YouTube, hanno scatenato commenti e critiche di ogni tipo, alzando un polverone di polemiche anche in Europa. È ammissibile che una undicenne dal volto angelico abbia in realtà velleità guerriere? E soprattutto: perché è così brava a maneggiare le armi? Colpa dei genitori? Colpa della società statunitense che permette di venirne in possesso con facilità? Colpa degli amici? O forse le cause di un passatempo così insolito non sono attribuibili a niente e nessuno in particolare, ma semplicemente impresse nel suo dna? Qualunque sia il motivo, il fatto che la giovane McKenzie trascorra la maggior parte del suo free time con armi vere, è inquietante. E lo è ancora di più ascoltare la voce fuori campo del padre che esorta la bambina a essere rapida, a svuotare e riempire di proiettili il fucile, ad acquisire una padronanza assoluta dello strumento di guerra. Forse l’America è talmente in crisi che ha bisogno di essere “sorvegliata” e protetta persino da un’undicenne…
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