La ragazza sul ponte

E pensare che addirittura un lanciatore di coltelli può risultare affascinante. Uno che lavora nei circhi, va a zonzo per il mondo, si passa la matita nera negli occhi. Uno che non ha una casa, né una direzione. Uno che si diverte a fare trucchetti da mago, e millanta di saper riconoscere la fortuna nelle facce delle persone. Uno che si chiama Gabor, nella vita Daniel Auteuil, ed è diretto da Patrice Leconte, un regista soave, che ama dire il non detto e gingillarsi con le debolezze umane.
Se si leggono le recensioni de “La ragazza sul ponte” si scopre che la maggior parte dei critici, o degli spettatori comuni, ha un debole per Vanessa Paradis, eterea e sfuggente protagonista femminile. La moglie di Johnny Depp riceve elogi a profusione, per il suo irresistibile charme, per il candore e la sensualità, per la raffinata recitazione che ricorda dive d’altri tempi… Poco, troppo poco, viene riservato alla prova impeccabile di Auteuil. E’ lui a far resuscitare la malcapitata, a guidarla con garbo verso la guarigione, a salvarla da un’infelicità cronica.
La storia d’amore di Gabon e Adele prende forme strane, fiabesche e si snoda in un’atmosfera impalpabile, in cui i colori appaiono opachi, gli ambienti dai contorni sfumati, la musica triste, risalente a epoche lontane, a malinconici sipari. Tutto accade con lentezza, in modo significativo, struggente. Dolcezza e dolore, paura e stupore. Si provano sentimenti contrastanti nell’arco dei 90 minuti e ci si aspetta il lieto fine in ogni momento. Solo quando arriva, all’ultima scena, si tira un sospiro di sollievo.
Aggiungi un commento Ottobre 7, 2008