Ci vediamo su Facebook
13 Ottobre, 2008
Per le generazioni nate negli anni ’70,’80 e ’90, Facebook non ha misteri. È il social network più famoso del mondo, quello con più visite e apprezzamenti, quello che continua a registrare milioni di consensi ogni giorno, quello inventato da Mark Zuckerberg, un giovanotto di 24 anni divenuto miliardario in tempi brevissimi.
Il suo meccanismo è efficace, perché mette in contatto le persone che si conoscono, crea legami e comunicazioni capillari, favorisce le relazioni. Si basa sulla teoria dei 6 gradi di separazione, secondo cui qualsiasi individuo può essere collegato a chiunque altro attraverso una catena di conoscenze che non supera i 5 intermediari.
L’aspetto irresistibile di Facebook è che capisce, prima di te, chi potrebbe far parte della tua schiera di amici e te lo suggerisce. Così d’improvviso ti ritrovi a parlare con un vecchio compagno di scuola, che non frequentavi più da secoli o scopri che un’amica d’infanzia, trasferitasi in un’altra città, si è sposata e ha 3 figli. Tuttavia Facebook, se usato con distrazione, può trasformarsi in un’arma pericolosa. Se si include nel gruppo degli “amici” anche chi amico non è fino in fondo, se si lanciano messaggi provocatori, visibili a tutti, dimenticandosi che potrebbero essere letti anche da chi non dovrebbe farlo, allora la bomba scoppia. Ho saputo di coppie entrate in crisi perché hanno scoperto che le loro dolci metà avevano contatti ‘facebookiani’ troppo affettuosi, ho saputo di amicizie rotte, perché alcune pubbliche considerazioni offendevano qualche iscritto. Ho saputo di liti tra colleghi, tra datori di lavoro e dipendenti… Il mio suggerimento è di usare Facebook con cautela, di rileggere i messaggi che si compongono prima di postarli, di ragionare con calma sui contatti della propria lista, di non rivelare mai segreti o informazioni riservate sulla pagina virtuale. Condividere sì, ma fino a un certo punto.
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4 Commenti Aggiungi il tuo
1. valery | 22 Ottobre, 2008 alle 12:49
é da poco che ho scoperto il tuo sito e ho deciso di commentare questo articolo perchè forse sono rimasta una delle poche che non si è ancora iscritta a facebook nonostante le mie amiche o amici mi pressino per farlo. a me non interessa cercare nessuno del passato con gli amoci comunico si msn e le mie foto e le mie cose restano mie eppure mi definisco una persona socievole ed estroversa…però secondo me tutto ha un limite. non so a che punto si arriverà di questo passo…nessun pudore nessuna privacy niente di niente..che tristezza
2. Francesca | 22 Ottobre, 2008 alle 21:49
Ciao Valery, ti assicuro che conosco altre persone che la pensano come te e non cedono alla tentazione di Facebook. Secondo me dipende dall’uso che se ne fa, se si esagera nel mettere in pubblico il proprio privato, lo trovo triste, come te.. Se invece lo si considera un punto di ritrovo virtuale, un ‘posto’ per rimanere in contatto con tante persone che non si ha modo di frequentare personalmente, allora lo ritengo utile e pratico.
Un saluto,
3. valery | 22 Ottobre, 2008 alle 22:33
ok allora siamo daccordo
ma comunque non ci casco…per ora
4. Tra Virgolette » Fa&hellip | 25 Gennaio, 2009 alle 19:45
[…] Ho già parlato di Facebook e del suo effetto contagio, ma ho commesso uno sbaglio. Fino a poco tempo fa ero convinta che il social network delle amicizie intrecciate fosse la passione degli internauti giovani e giovanissimi. Includendo nei “giovani”, com’è d’obbligo nella società italiana, anche la fascia anagrafica dei quarantenni. Ho scoperto, invece, che la partecipazione ha margini ben più larghi. Gli ultra cinquantenni hanno perso la testa per il sito del momento e si sono ringalluzziti al grido di “accetti l’amicizia di…”o “partecipa al gruppo di…”. Per loro, che a fatica accendono il computer e capiscono come collegarsi alla Rete, Facebook è un gioco meraviglioso. Pensate a un sessantenne che rivede un compagno di scuola delle elementari on line… la sorpresa è pazzesca: sono trascorsi 50 anni! E figuratevi l’emozione di curiosare fra le foto recenti di conoscenze dal sapore antico. I cambiamenti risultano profondi: gente “invecchiata” di brutto, con solchi sulla pelle, capelli bianchi, chili e chili accumulati… Vere metamorfosi. E immaginate il gusto di sapere che destino gli è capitato, quali esperienze hanno affrontato, quanta fortuna o sfortuna hanno incontrato nella vita. C’è tanto da raccontarsi e da scoprire, decenni e decenni da investigare fra le pagine di un profilo Internet. Ma tutto questo interesse per Facebook, da parte degli over 50, ha creato una guerra fra generazioni. Capita infatti che un adolescente trovi la richiesta di amicizia di uno zio un po’ attempato, o che un figlio trentenne riceva l’invito del padre sessantenne. O che un bambino di 10 anni voglia entrare nella lista di “friends” di una cugina venticinquenne. O ancora che l’anziano parente di un caro amico ci esorti ad accettarlo nel nostro gruppo. È inevitabile l’imbarazzo e la tentazione di cliccare sul magico tasto “ignora”. Perché ficcare il naso, tra coetanei, è consentito, ma se lo fa una mamma, un papà, una zia, una prozia, una nonna… allora il gradimento precipita. […]
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