Attese feconde La solitudine dei numeri primi

Picasso, l’arlecchino dell’arte

19 Dicembre, 2008

Il tubo, cadeau gentilmente offerto dall’ufficio stampa, altro non era che un poster arrotolato che riproduceva un’opera di Picasso. Il punto era: quale? L’interessante visita nelle sale del Complesso del Vittoriano, per la mostra “Picasso, l’arlecchino dell’arte“, si era appena conclusa e la speranza era di ricevere in dono l’immagine di un arlecchino cubista, oppure il ritratto smosso di qualche bella amata dall’artista, o la trasposizione su carta di un acquerello surrealista… Ma io e le mie colleghe non osavamo srotolare il tubo, così, in quattro e quattr’otto, con i piedi infreddoliti puntati sui gradini della scalinata. Preferivamo attendere il rientro a casa e svelare il mistero lentamente, gustandoci la sorpresa.
L’esposizione, con guida dedicata e scia di giornalisti curiosi ammassati intorno alle opere, ha mostrato la multiforme arte di Picasso in un periodo circoscritto, dal 1917 al 1937, quando il genio di Malaga si è crogiolato nelle rassicurazioni del classicismo e si è lasciato tentare dalle seduzioni del surrealismo. Figure spigolose e cangianti, molteplici livelli di interpretazione, colori vivaci o, d’altra parte, grigi tenui e monocordi. La produzione di Picasso è tra le più prolifiche di tutti i tempi, sempre aperta al nuovo, al diverso, alle correnti d’avanguardia, ma anche alle sponde offerte dalla pittura più tradizionale. Ricettiva e mai selettiva, strabordante di messaggi e contenuti. Eppure, sono gli accostamenti azzardati, i cubi sovrapposti, i profili cangianti, le trame ingarbugliate, quelle che avvincono di più. Il Picasso che non si dimentica è quello graffiante e incongruo, che beffardo gioca con le proporzioni e trasforma 3 puntini in un volto significativo.
Distesa sopra il letto, finalmente manifesta, la stampa ricevuta in regalo mi ha deluso. Su di essa un arlecchino anonimo, sbiadito, un po’ depresso. Era il primo presentato in mostra, quello che lascia poco spazio all’immaginazione e che a fatica riesco ad associare alla cifra dell’artista spagnolo. E’ quello che vedete qui sotto.

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