Un assaggio di Giappone
26 Dicembre, 2008
Niente tombola questo Natale. Nemmeno un sette e mezzo o una bestia stiracchiata. Nessun gioco in scatola o in consolle, niente di niente. In compenso siamo stati intorno a una tavola a ridere e masticare, ridere e sorseggiare, ridere e sgranocchiare. Fino alle 19. Poi una scappata in automobile per un assaggio di Giappone. Ho conosciuto una ragazza di Kyoto, in Italia ormai da 10 anni, che mi ha offerto un antipasto irresistibile, a base di cultura nipponica. Avevo la pancia pienissima, ma non potevo dire di no…
Ho scoperto che una sposa, nella terra del Sol Levante, trascorre ore e ore a truccarsi e acconciarsi. E che il più delle volte è una parrucca quella che le adorna la testa, una inconsueta e spregiudicata parrucca. E che ha bisogno di un valido aiuto per indossare il kimono adatto alla cerimonia. Anche il marito veste l’abito della tradizione e sembra un samurai.
Ho capito che la madre della sposa è l’organizzatrice tuttofare della sala, dei tavoli, del ricevimento intero. Guai a sgarrare, ne va della reputazione dell’intera famiglia.
Un fatto in particolare mi ha stupito: nella disposizione dei tavoli e nella scelta dei posti da assegnare, non vige la regola, come qui da noi, “prima i genitori, poi i parenti, a seguire via via gli amici e i conoscenti”, ma l’esatto contrario. Il tavolo vicino agli sposi spetta alle persone più ‘distanti’, a quelle che non conoscono gli altri invitati, a coloro che non sono in intima confidenza con la coppia e con i suoi familiari. Strano, vero? Ma nobile. Il pensiero è gentile, perché è rivolto a non mettere in disparte nessuno, a cancellare gli imbarazzi, a far sentire tutti coinvolti nella festa, a non creare emarginati o divisioni di sorta. Un gesto di altruismo nel giorno in cui si celebra l’amore di due soli individui.
Sono poi venuta a conoscenza di un’usanza insolita e, a mio parere, stressante. Gli sposi, dopo il matrimonio, hanno l’obbligo (morale) di ‘ricambiare’, acquistando dei regali per gli invitati, il cui valore equivalga almeno alla metà di quelli ricevuti. Ma non è finita: gli sposi devono consegnare i doni direttamente a casa dei familiari o amici e questi ultimi saranno lieti di ringraziare porgendo tè e dolcetti (da non consumare all’istante, ma da impacchettare e portare via).
Ho imparato che le cassiere, al bar o al supermercato, porgono il resto stringendo il denaro tra due mani, con cura e delicatezza, facendo attenzione a non gualcirlo…
Ho concluso che il Giappone non è la patria della spontaneità o degli abbracci, che non ama i gesti plateali e le manifestazioni d’affetto. Ma sa cos’è il rispetto, degli altri, del bene comune e delle regole; detesta i furbetti e i corrotti; insegna a dare valore a ciò che lo merita.
Un’ora trascorsa in compagnia di una ragazza giapponese mi ha ricordato i tempi di educazione civica, con la differenza che allora si trattava solo di fumose parole.
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2 Commenti Aggiungi il tuo
1. Valentina | 29 Dicembre, 2008 alle 16:31
A mio parere non bisogna dimenticare che la cultura giapponese è figlia dello scintoismo, che si basa sul rispetto e l’obbedienza verso i superiori, in ogni campo. Quello che a volte sembra rispetto ed educazione potrebbe essere semplice indottrinamento…Il Giappone è uno dei paesi con il più alto numero di suicidi: uomini insoddisfatti, obbligati al rispetto delle regole, a dire sempre si, a non rispondere mai, a sopprimere i propri diritti in nome dell’appartenenza o meno ad un determinato gruppo sociale.
Non faccio di tutta l’erba un fascio, ma ricordo ancora il mio sgomento quando il professore di Geografia ci raccontò che in Giappone, quando nel ‘48 l’imperatore dichiarò in diretta radio che la sua dinastia non discendeva da Dio, ci furono suicidi di massa di gente disillusa di una vita passata a rendere omaggio.
2. Francesca | 30 Dicembre, 2008 alle 15:52
Certo, hai ragione, anche se il rispetto, diciamo così, è rivolto a tutti, non solo a superiori o persone anziane. Una mia amica giapponese è squisita con i suoi pari così come con gente più grande. E devo dire che i suoi modi aggraziati, soavi, sono affascinanti.
L’indottrinamento è una brutta bestia, per carità…
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