Archivio Dicembre 28, 2008

Come dio comanda

Una colonna sonora assordante, da tapparsi le orecchie, capace di guastare un’atmosfera. Colpa dell’audio eccessivo in sala? O scelta consapevole del regista? Me lo sono domandato già dopo il primo accostamento delle mani ai padiglioni auricolari, a metà del primo tempo. Una musica che diventa asfissiante. Non me la spiego, anche perché il romanzo di Niccolò Ammaniti, a cui il film si rifà, è ovviamente silenzioso, pagine e pagine di scrittura serrata, cadenzate da un ritmo veloce, che fanno immaginare le scene di un film, in cui le parole, pesanti come massi, bastano a frastornare il lettore.
Il lungometraggio di Gabriele Salvatores dà un potere smisurato alle canzoni. Persino la bella “She’s the One” di Robbie Williams, passata ripetutamente nel lettore mp3 della malcapitata Fabiana (Angelica Leo), assurge a ruolo centrale, acquisendo significati spropositati. E perché? Non erano sufficienti le azioni violente, le ambientazioni infernali, le sciagurate decisioni prese dai personaggi, a rendere drammatico il quadro?
Cristiano (Alvaro Caleca) è un adolescente travagliato: suo padre, Rino Zena (l’attore teatrale Filippo Timi) è un neofascista convinto, razzista fino al midollo, manesco, abituato a farsi giustizia da sé. Il ragazzo lo teme da un lato, e lo rispetta dall’altro. Ne riconosce le debolezze, ma ne condivide gli ideali. Insieme vivono in una bettola, tra urla, sbronze, litigi, pianti, sberleffi, risate e sono tallonati da un assistente sociale che punta a separarli. Manca un lavoro stabile, e anche una donna che sistemi il disordine delle loro vite.
In mezzo a loro, solo un povero disgraziato, Quattroformaggi, un disperato col cervello fritto per colpa di un cavo elettrico scoppiatogli addosso in un incidente di lavoro. Sarà questo scemo del villaggio, interpretato con arte da Elio Germano, che passa i giorni a costruire un presepe immaginario e a sognare l’amore di una porno star, a rendere ancor più precarie le condizioni di tutti. Un omicidio ingiusto darà il via a sospetti dolorosi, sotterfugi impensati, gesti atroci.
Ciò che il libro aveva suscitato, il film lo solletica soltanto. Il “tanto” che emerge dal racconto, si riduce a poca cosa dietro la macchina da presa.
Un film da vedere, forse, solo se non si è letto il libro. Lo sconsiglierei, inoltre, come visione cinematografica: meglio affittare il dvd, tra qualche mese, senza abbandonarsi ad attese e speranze particolari.

3 commenti Dicembre 28, 2008


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