Archivio Gennaio 9, 2009

A Vanity Fair

Ci penso spesso, in particolare la sera, dopo cena, accovacciata sul divano, o distesa beata sul letto. Fatico a distaccarmene, persino quando dovrei. Non lo tradisco. Non lo sostituisco. Non lo presto. A distanza di anni, continua a non stancarmi.
Lo voglio nonostante tutto: anche se devo lottare con un gruppo di ignoti invidiosi che cercano di soffiarmelo (ladri della cassetta postale), anche se diventa sempre più costoso, anche se si sottopone a strane diete che lo assottigliano d’improvviso. Esagero? Chiedetelo al mio ragazzo, che ormai si è rassegnato: tra di noi ci sarà sempre un Vanity Fair di mezzo. Persino a letto, come barriera fisica.
Spiegare questo attaccamento incondizionato e, lo riconosco, un filo infantile, è complicato. In fin dei conti VF è un settimanale femminile che potrebbe confondersi nel mucchio delle tante riviste in circolazione. Ho detto potrebbe, badate bene. Perché mi tiene incollata a sé come un cagnolino scodinzolante al suo padrone?
Eccole, tutte le mie personalissime ragioni:
- Non è un ‘pappone’, ma fa riflettere: si legge in scioltezza dal principio alla fine, non appesantisce, e allo stesso tempo allarga la mente.
- Alcuni articoli sono perle di stile e analisi: penne come Romagnoli, Erri De Luca, Manuela Dviri aprono la via alla comprensione della realtà con soave lucidità.
- Sta sul pezzo: intendo dire che è connesso con la stringente attualità.
- È femminile al punto giusto: civettuolo, curioso, complice, emotivo. Con uno spazio considerevole riservato alla irrinunciabile posta dei lettori. E addirittura Mina a rispondere. Sfioriamo l’apoteosi.
- È alla moda: ha classe e segue le tendenze, è patinato, puntuale, competente nel settore.
- È disparato nei temi e nella forma linguistica: schizza da un argomento all’altro e da una firma giornalistica all’altra, con naturalezza e vitalità.
- Ha alle spalle un editore dalla forza spropositata, Condé Nast: c’è da chinarsi al suo cospetto.

Di quando in quando, nel segreto della mia scrivania, getto semi fertili sul campo affamato del mio futuro e invio il cv al Direttore Luca Dini. Poi aspetto. Un’attesa lunga, continua, che viene interrotta ansiosamente da un nuovo invio. Mese dopo mese. Anno dopo anno. La lungimiranza, la determinazione, la fiducia, sono doti, dicono, che alla fine premiano.

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