L’eleganza del riccio
10 Gennaio, 2009

Divido idealmente il romanzo di Muriel Barbery in 4 parti. Con un segnalibro immaginario tengo separati mucchietti di pagine per descrivere meglio le mie impressioni. Passo passo.
I capitoli iniziali trascinano, perché tracciano i contorni di due personaggi tanto singolari quanto accattivanti: Renée e Paloma.
La prima è una portinaia racchia di mezza età, con una testa da Harvard, che mette il bavaglio a un’intelligenza fuori dal comune. Una finta sprovveduta, che si conforma alle aspettative e agli stereotipi imposti dal suo modesto ruolo, nascondendo a tutti cultura, sensibilità artistica, gusto letterario, guizzo filosofico. I ricchi signori, proprietari degli appartamenti sontuosi che è tenuta a sorvegliare, la credono ignorante, insignificante, (giustamente) confinata ai margini sociali e lei, semplicemente, si adegua.
La seconda protagonista non convenzionale del libro è una bimbetta smilza di 12 anni con tendenze suicide e un cervello fervente. Una giovane sagace, geniale, spiazzante, disgustata dalla grossolanità di una famiglia facoltosa e di un intero sistema di relazioni ipocrite, inique e insensate.
Lo schema del libro è lineare, ripetitivo, dà voce una volta a Renèe e una volta a Paloma. I capitoli esprimono le riflessioni dell’una e dell’altra, alternandole. Per una settantina di pagine il meccanismo avvince. Dopo, cominciano gli sbadigli (la seconda parte dell’opera). C’è un punto, che sembra di non ritorno, in cui monta un freddo disagio che ti fa domandare: aiuto… andrà avanti sempre così? Disquisizioni e congetture, riflessioni e intendimenti, pensieri e ragionamenti?
Malgrado le perplessità, il rischio di mollare la lettura non si presenta. La scrittura di Muriel Barbery è talmente raffinata, accurata e intonata, che impedisce a chiunque di gettarla alle ortiche.
La terza parte premia chi è stato tenace, confluendo armoniosamente e velocemente nella quarta. E’ la fase in cui accadono i fatti più toccanti. Cominciano a sbocciare le camelie: le protagoniste emergono dal loro intimo confessionale e si aprono agli altri: nuovi incontri, storie inaspettate, rivelazioni importanti, episodi commoventi. Si conoscono, si piacciono, si guariscono, si mescolano a persone di valore.
Un’amicizia che è anche amore si affaccia all’orizzonte, elegante, superiore, perfetta. La conclusione, drammatica, è comunque garbata e piena di intenzioni.
Un romanzo penetrante e forte, scritto ad arte.
Il bottino che mi porto dietro è considerevole: righe e righe di sottolineature, orecchie lasciate sulle pagine più belle, per rileggerle ancora e ancora, frasi copiate per ispirazione, parole inusuali, memorizzate per farle mie.
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3 Commenti Aggiungi il tuo
1. Valentina | 12 Gennaio, 2009 alle 02:15
Il pezzo su Kant è arduo da superare, ma se ci si riesce si è premiati con la lettura d un libro che, secondo me, è un capolavoro assoluto…voglo anche io un gatto da chiamare Lev…
2. Valentina | 12 Gennaio, 2009 alle 02:17
P.s. il finale è stato per me un vero e proprio colpo, perchè mi ha lasciato addosso un senso d incompiutezza…
Aspettavo qualcosa, che era nell’aria, ma che alla fine non arriva…
…ma forse anche questo è un punto di forza.
3. Francesca | 12 Gennaio, 2009 alle 10:04
Ti aspettavi, come tutti, un lieto fine tra Kakuro e Renèe. Ma io credo che le pagine conclusive, di lei che in un breve e tragico frangente ricorda le persone più importanti della sua vita, siano un gioiello. E il fatto che lei abbia dedicato i pensieri più profondi e toccanti a Manuela, amica vera da un pezzo e solo un piccolo, sentito accenno a Kakuro, esprime ancor più la sua forza e intelligenza. E’ una donna concreta, con i piedi per terra, che sa ragionare bene e non si lascia cullare da chissà quale illusione.
Manuela le ha dato amicizia vera, per lungo tempo. E’ una certezza. Kakuro è una magnifica speranza, che però rimane una conoscenza di poche settimane. Tutto poteva essere, ma chissà…
Guarda Vale, era da tempo che non leggevo un libro così.
Noi ci vediamo sabato, eh!
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