Sempre, mai Facebook e la guerra fra generazioni

Gregory House

14 Gennaio, 2009

Perché lo chiamano House? Lo conoscono da una vita, collaborano fianco a fianco, sono colleghi (Cameron, Chaise, Foreman), superiori (Cuddy), amici (Wilson)… eppure il nome Greg non riescono a pronunciarlo. Troppo intimo? Come se le persone care mi chiamassero per cognome, anziché Francesca. Oltre che surreale, sarebbe fastidiosissimo - come detestavo i compagni di classe che, ai tempi delle medie, imitavano i professori, rivolgendosi a me in modo impersonale e distaccato. Non so perché, ma si usava prendere le distanze, almeno a parole e soprattutto tra maschi e femmine. Credo che i ragazzi amassero atteggiarsi e vestire i panni dei machi, o forse era semplicemente la timidezza a creare questa lontananza nella comunicazione -.

Comunque, quello del ti-chiamo-solo-per-cognome non è il solo aspetto di “Dr House” a stridere. Il personaggio stesso è fuori dalla norma: un medico-orso, irascibile, scorbutico, cocciuto, misantropo, drogato, che rifiuta il contatto con il paziente ed è insofferente a qualsiasi disciplina. Insomma, l’anti-dottore, l’uomo che nessuno si augurerebbe di incontrare sulla propria strada di povero malato.

E invece, come Jessica Rabbit, House è stato disegnato così… creato apposta per farsi amare al di là di ogni ragionevole dubbio. Quello che piace di lui, è ciò che si dovrebbe odiare. Il suo cinismo cieco, la sicurezza sfrontata e istintiva nel formulare ingarbugliate diagnosi, l’umorismo nero, la sofferenza fisica e psichica che lo schiacciano, lo rendono INTRIGANTE.
E ora milioni di spettatori pendono dalle sue labbra, me compresa.

Sì, i suoi metodi sono irrealistici, più da detective alla ricerca di indizi che da medico alle prese con un male. I casi che gli capitano a tiro rappresentano un condensato di tragedia e rarità allo stato puro. Il suo comportamento non sfiora l’assurdo, supera abbondantemente il ridicolo. Ma chi lo segue apprezza ogni pazzia, insensatezza e incoerenza.
Non è che i suoi ammiratori siano finti tonti o creduloni. Al contrario. Sono consapevoli della non veridicità della narrazione e se ne compiacciono, si divertono, sghignazzano di fronte alla follia di un uomo e di tutto il suo entourage. Anche se si parla di ospedali e malattie, non è obbligatorio fare i seri.

La puntata trasmessa domenica 11 gennaio merita un inchino. Vorrei conoscere gli autori per abbracciarli forte e ringraziarli. Un regalo indescrivibile per il pubblico in delirio. Fremo dalla voglia di scoprire cosa succederà ora… quell’incidente shock, quella morte maledetta, quella ‘resurrezione’ foriera di cambiamenti…

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