Archivio Febbraio 5, 2009

Aspettando Steve Jobs

Sono dispiaciuta per il distacco di Steve Jobs dalla Apple dovuto a problemi di salute. Anche se auspico che si tratti veramente di una pausa momentanea, fino a giugno. Oltre alla preoccupazione per la malattia che lo ha colpito, c’è il cruccio di dover rinunciare a un personaggio carismatico, emblema di una generazione. Il culto della mela morsicata è in gran parte dovuto al co-fondatore e amministratore delegato dell’azienda di Cupertino, figura scaltra, seducente, coraggiosa, innovativa. Un idolo per milioni di Mac-dipendenti, un leader appassionato e moderno che per molti, se non per tutti, incarna il successo del marchio.
Manager in jeans e scarpe da ginnastica che, nel 1976, ha stabilito la prima sede della società Apple Computer nel garage dei genitori e che, per finanziarsi, ha venduto il suo pulmino Volkswagen, Jobs esprime il sogno dell’America meritocratica.
Io ho sperimentato il suo magnetismo tardi, circa un anno e mezzo fa, quando ho assistito alla presentazione dell’IPhone di fronte a un pubblico che pendeva dalle sue labbra. Ho subito il suo fascino e compreso il mood dei suoi fan semplicemente ascoltandolo e osservando il suo contagioso entusiasmo. Ho creduto che fosse cool, come il computer che ha creato e, nel mio piccolo, mi sono sentita parte del mito Apple, grazie al MiniMac che, ogni giorno, è di fianco a me sulla scrivania dell’ufficio.
Se penso ai capi che hanno fatto parte della mia vita e li paragono a lui, sento di essere stata sfortunata. Ma poi ci ripenso e mi dico che un personaggio di tale levatura è unico e che è già un privilegio aver avuto a che fare con il frutto del suo ingegno.

2 commenti Febbraio 5, 2009


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