Archivio Febbraio 8, 2009

Pranzo di ferragosto

Capelli permanentati, affezionati ai bigodini, sguardo acuto e capriccioso, eloquio morbido e cadenzato. Eccola la diva del film di Gianni Di Gregorio, la non attrice professionista Valeria De Franciscis. Una donna raffinata al di là delle macchie sul volto, delle ferite fuori e dentro il corpo, della senilità. E’ la mamma ultra novantenne di Gianni, vedova, che vive col suo premuroso (e alcolizzato) figlio in un appartamento al centro di Roma. Insieme si confortano dalla solitudine reciproca e si barcamenano tra conti in rosso e mancanza di prospettive.
Un giorno di agosto ricevono una richiesta insolita: accogliere in casa, per una notte, l’anziana madre dell’amministratore del palazzo, Alfonso, in cambio della cancellazione dei cospicui debiti accumulati. Il di Gianni è tirato, sofferto e l’uomo si anestetizza trangugiando calici e calici di vino. La sua frustrazione è forte, ma non si scompone, mantiene la sua cordialità, è servizievole, prepara il letto per la nuova arrivata e con fare rassegnato attende il peggio. A distanza di poco tempo scopre che, oltre alla mamma, dovrà offrire vitto e alloggio anche alla vecchia zia di Alfonso, la signora Maria, mollata dai familiari nel periodo delle ferie. Infine, last but not the least, un’altra donzelletta di ottanta anni finisce a passare la notte da lui… la madre del suo amico medico che, impegnato in un turno all’ospedale, lo supplica di tenerla con sé.

Così Gianni si prepara a trascorrere il ferragosto in compagnia di quattro anziane signore di indole e temperamento assai vario. Tanto una è discreta e riservata, quanto un’altra è socievole e burlona, tanto la terza è dolce e accomodante, quanto l’ultima fa i dispetti. Quattro persone con la voglia di giocare, conoscersi, rilassarsi al di fuori dei ruoli a loro assegnati. Quattro donne dall’istinto forte, la vivacità trascinante, la dolcezza negli occhi. E in mezzo a loro un cinquantenne solerte che a fatica riesce a ‘gestirle’.

Il film girato da Gianni De Gregorio è il sereno affresco di una generazione difficile da raccontare. Quella dei vecchi. Che l’estate diventano quasi un peso. Che si incaponiscono per quello che vogliono. Che non si rassegnano al silenzio e alla disperazione. Che si aggrappano ai ricordi e ne fanno il loro tesoro. Che preferiscono sgarrare le regole, di quando in quando. Che non temono di apparire ridicoli. Che rinunciano alla salute o ai soldi, piuttosto che al divertimento e all’ebbrezza della novità.

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