Pranzo di ferragosto Strapagati e scontenti

Frost/Nixon-Il duello

10 Febbraio, 2009

Uscire dal cinema e, senza indugi, essere certi di aver visto un bel film. Non un prodotto buono, mezzo e mezzo, passabile, carino ma niente di più. Non un capolavoro mancato, una delusione cocente, una cantonata. “Frost/ Nixon-Il duello” è un racconto incalzante, diretto con intelligenza da Ron Howard, interpretato con bravura dai protagonisti Frank Langella (nel laborioso ruolo di Nixon) e Michael Sheen (negli abiti tirati a lucido del giornalista David Frost).
Due ore filate per rappresentare la costruzione-preparazione-realizzazione di un evento storico, che ha segnato un punto di svolta nel giornalismo televisivo: l’intervista verità del 1977 al presidente Richard Nixon, dimessosi dalla carica dopo lo scandalo Watergate, condotta dall’anchorman David Frost.
La nascita casuale di un’idea azzardata, le innumerevoli avversità per trasformare quella pensata originale in realtà, la confezione di una strategia efficace per portare a casa un risultato vincente: l’ammissione pubblica della colpa.
Ogni minuto della pellicola è teso, ogni manovra, guizzo e decisione che precede il big match produce suspence nello spettatore. L’espediente registico di includere nella narrazione delle finte interviste ai protagonisti, fatte a posteriori, aumenta il coinvolgimento e il senso di partecipazione.
Il clou della vicenda, naturalmente, è l’incontro-scontro Frost-Nixon, articolato in varie registrazioni che, per struttura, linguaggio, condizionamento esterno e contesto, assomigliano alle convulse riprese di una sfida di pugilato. Come in un ring, i due avversari (e il loro entourage, tra cui Kevin Bacon supporter fedele del presidente) si provocano, si fronteggiano con arguzia e combattività, architettano tranelli.
Per tre quarti del tempo è Nixon a padroneggiare, con la sua eloquenza pungente e ostinata, la sua determinazione incrollabile, la sua tenacia. Ma poi, nello scontro finale incentrato sulla vicenda Watergate, Frost recupera terreno e imprime il colpo del KO al ‘rivale’. Per la prima volta, emerge il lato debole dell’ex presidente, l’altra faccia, stanca, patita, la dimensione privata, incrinata dal peso degli errori commessi e dall’esito ferale della sua politica.

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