Strapagati e scontenti Montedidio

Sanremo, secondo me

18 Febbraio, 2009

A volte ci vuole una pausa. Dagli assilli quotidiani, dalla fretta di fare e disfare. Dal senso di colpa che ti obbliga a non fermarti, per non deludere nessuno, prima di tutti te stessa.
La mia pausa salutare è stata ieri sera. Dopo cena ho accantonato le solite faccende da sbrigare, ho preso una rivista e mi sono piazzata sul divano, con la TV accesa. Su Raiuno. Prima puntata della 59esima edizione del Festival di Sanremo. Il piacere di vedere, soprattutto di ascoltare, Mina. Poi la curiosità di captare la sostanza della trasmissione (la solita solfa o spiragli di novità?).
Con un occhio rivolto alla tele e uno al femminile aperto sulle mie ginocchia, ho avuto modo di farmi qualche idea:

1) Bonolis è “sciolto” come al solito, ma il suo inglese è terribile e la sua “esigenza” di leggere sullo schermo i discorsi, per paura di dimenticarli, è antipatica. Con lo sguardo bloccato in su, seguiva lo scorrere delle parole che, invece, avrebbero dovuto venir fuori dalla memoria e dalla preparazione a cui si è sottoposto. Uno spettacolo deludente.
2) Laurenti è simpatico.
3) La valletta (e attrice?) Alessia Piovan è impacciata, sintonizzata forse su altre galassie…
4) Il modello Paul Sculfor è spigliato e disinvolto, un bello della porta accanto. Niente male.
5) Le canzoni mi sono parse generalmente mediocri. Persino i cantanti leggevano i brani sullo schermo. Desolante. Mi è piaciuta la Nikkolai, ho trovato orecchiabile il pezzo di Dolcenera, ho seguito il testo di Povia, ho cambiato canale durante le interpretazioni di Albano, Pupo, Zanicchi, Patty Pravo e parecchi altri.
6) Ho apprezzato la performance di Benigni, lo scherzare e il farsi serio, soprattutto ho ammirato il suo procedere a braccio, senza bisogno di alcun aiutino, recitando a memoria i versi di Oscar Wilde. Altro che gobbo a indicare la via…

Infine una considerazione a latere. Gli spot pubblicitari sono stati monopolizzati dal marchio Lidl, emblema del consumo a basso costo. Il messaggio che rimbombava, a ogni interruzione, era “da noi la spesa può essere tutto, tranne che cara”. Una palese dimostrazione della tesi avanzata da Benigni sul palco dell’Ariston: gli italiani, di questi tempi, sono più che mai interessati alla “certezza della cena”.

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