The reader – A voce alta
28 Febbraio, 2009

Il volto stanco, estenuato dalle preoccupazioni, dalla povertà e dalla solitudine. Hanna Schmitz (Kate Winslet), controllore di tram, a stento resta a galla nella Berlino degli anni quaranta. Sul lavoro è puntuale, seria, responsabile e la sua ottima condotta le fa guadagnare una promozione. L’attende una collocazione più comoda, in ufficio, pratiche da sbrigare sotto un tetto, finalmente lontana dalle asperità della strada. Ma l’avanzamento di carriera in realtà la spaventa, equivale a un fosco presagio. E la spinge a cambiare piani, a ricominciare da capo, a scegliere di intraprendere una strada differente. Un’occupazione fisica è ciò che fa per lei, dura, più nelle sue corde, anche se ‘sporca’.
Michael Berg (David Kross) è un sedicenne che si imbatte per caso nel destino di Hanna, durante l’estate che precede il suo ‘cambio vita’, e che se ne innamora con il trasporto e la passione dell’adolescenza. In un rapporto furtivo di sesso e letture, in cui il giovane conosce i piaceri della carne e la donna l’estasi della letteratura, pendendo dalle labbra del suo “ragazzo”, costretto a leggere incessantemente per lei, la loro strana unione prende corpo.
Sbilanciata, insensata, senza futuro, priva di una vera comprensione reciproca. E si interrompe bruscamente quando Hanna, segretamente, sparisce senza lasciar tracce.
A distanza di 10 anni i due si rincontrano in un’aula di tribunale: lui, studente di legge, è lo spettatore del processo contro di lei e le altre sorveglianti di un campo di concentramento, colpevoli di aver fatto parte, senza ribellarsi, della strategia omicida nazista. Hanna viene condannata al carcere a vita, a scontare una pena maggiore delle sue “colleghe”, che l’accusano di aver redatto di sua pugno un atto terribile, che testimonia la decisione di lasciar morire centinaia di donne innocenti.
In realtà il documento non poteva essere stato scritto da Hanna, perché analfabeta, ma la vergogna a rivelare la sua ignoranza le impedisce di controbattere e di difendersi.
Da questo punto in avanti, anche l’esistenza di Michael (che da adulto è interpretato da Ralph Fiennes) è irrimediabilmente compromessa. L’uomo è sconvolto per quello che ha scoperto: la sua amante di gioventù ha preso parte alle barbarie dello shoah, è analfabeta (lo capisce durante il processo, quando gli riaffiorano alla mente alcuni ricordi significativi) e adesso è anche una detenuta.
Nonostante tutto, Michael non riesce a dimenticare quell’amore appassionato e il senso di colpa lo trafigge, perché avrebbe potuto modificare l’esito della sentenza, se solo avesse comunicato ai giudici l’analfabetismo della donna.
Qualche anno più tardi, ancora profondamente turbato, decide di fare qualcosa di concreto e di aiutare Hanna, ‘insegnandole’ a leggere. Effettua così una serie di registrazioni mentre legge ad alta voce i libri che più avevano colpito la donna durante la loro avventura, e glieli spedisce in prigione, per farglieli ascoltare. Hanna ha la possibilità di immergersi in racconti, romanzi, grandi capolavori e fa un passo più coraggioso: con i testi davanti agli occhi e la voce di Michael nelle orecchie, inizia a studiare le parole, ad associare i suoni ai testi, a discernere gli articoli dalle preposizioni e così via. Libro dopo libro, ascolto dopo ascolto, anno dopo anno, Hanna si alfabetizza.
Toccante e romantico, storico e drammatico, il film di Stephen Daldry affronta i temi dell’analfabetismo e dell’olocausto da un punto di vista diverso e si sofferma sulle pesanti conseguenze che entrambi producono nelle vite dei protagonisti.
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2 Commenti Aggiungi il tuo
1. Ausilia | 28 Febbraio, 2009 alle 14:14
Ho visto il film appena uscito. Mi è piaciuto. A me la chiave di lettura è sembrata la punta di orgoglio di Hanna. Il suo vergognarsi di essere analfabeta l’ha segnata e rovinata per un’intera esistenza. Se solo avesse “ceduto” mettendo al bando la vergogna forse si sarebbe un po’ salvata, almeno dal punto di vista “coscenzioso”. Questo film mi ha fatto pensare, fin troppo. Un assurdo processo dove è troppo facile giudicare superato il periodo nazista. A quel tempo era legge uccidere gli ebrei, non esisteva la coscienza giuridica. Che senso ha un processo dove c’è una maggioranza di accusatori al di fuori del regime?
Forse mi sono dilungata… devo ammettere che parlerei ore e ore di questo film fatto benissimo a mio avviso.
Dalla tua recensione, invece, mi aspettavo un tuo punto di vista “più di parte” ed esplicito, invece della trama. In ogni caso continuo a leggerti molto volentieri.
2. Francesca | 1 Marzo, 2009 alle 13:24
Ciao Ausilia, in effetti ho riportato una recensione che ho scritto per una rivista, dove mi si richiedeva, appunto, la trama.
Cmq, a livello personale, anche a me il film è molto piaciuto. Hanna l’ho trovata, più che orgogliosa, veramente disperata e sola. Una donna ottusa fino al punto di non capire.
Devo ammettere che il personaggio che mi ha commosso di più è Michael, da adulto. Mi ha impietosito, quasi, per la sua scelta di non-vivere veramente, di distruggersi a causa di quella donna.
Alla prossima
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