Donne e lavoro
4 Marzo, 2009
Come donna, mi chiedo, se potessi non lavorare, lavorerei lo stesso?
La domanda nasce dopo che un sondaggio del mensile Psycologies, sui cambiamenti intercorsi nel rapporto tra donne italiane e lavoro, ha decretato che “Oggi le donne lavorano sempre di più per scelta (59%), e non per necessità“. Davvero? Il dato un po’ mi sorprende, soprattutto perché scopro che la maggior parte dell’universo femminile, in realtà, non avrebbe l’urgenza economica di un’occupazione. I mariti, a quanto emerge dalla ricerca (eseguita su un campione di 1908 donne), riuscirebbero a sostenere, da soli, i costi di una gestione famigliare. Ma come, e che fine ha fatto la crisi? E la ben nota fatica ad arrivare alla terza settimana del mese?
Nessuna persona di sesso femminile che io conosca, mia coetanea (siamo nella fascia anagrafica degli enta), può permettersi di non lavorare. Compagni, fidanzati, mariti, genitori ecc. accettano di buon grado il nostro “contributo“.
Stupore a parte, comunque, e ritornando al dilemma iniziale, la mia risposta decisa sarebbe “NO“. Non smetterei di lavorare, se potessi permettermelo. Le mie motivazioni, però, vanno oltre a quelle emerse nel sondaggio (soddisfazione personale, gratificazione professionale, raggiungimento di un’indipendenza), dipendono piuttosto dalla trappola che ci ha teso il sistema sociale e culturale che abbiamo costruito.
Non rinuncio al lavoro perché la vita stessa di noi occidentali ruota intorno al lavoro. Solo se si lavora si producono soldi e si riesce a far parte del meccanismo. Se non si produce, si è tagliato fuori, si finisce ai margini.
A queste condizioni, io non lo mollerei mai il mio lavoro. Vorrebbe dire accettare l’esclusione, rassegnarsi a uno stato di malessere cronico, convivere con i complessi e i pregiudizi, deprimersi.
Ma se lavorare non significasse sopravvivere dignitosamente in questo mondo, allora la scelta non sarebbe più scontata. Il benessere deriverebbe da attività diverse, non competitive, non frenetiche, non soldo-dipendenti. Si potrebbe investire il proprio tempo in occupazioni significative, varie e in grado di rasserenare il corpo e l’anima. Non lavorare avrebbe un senso, una valenza bella. Non solo per le donne.
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1 Commento Aggiungi il tuo
1. Ausilia | 5 Marzo, 2009 alle 10:00
Personalmente lavoro per una gratificazione personale: mi piace fare quello che faccio. Se potessi non lavorare magari chiederei un part time, ma lavorerei lo stesso solo per la mia passione, tanto è vero che in alcuni campi lavoro pure gratis.
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