C’è o ci fa?

Lo hanno pensato tutti, vedendola goffa e impacciata dietro a un paio di occhiali troppo grandi. Arisa ha davvero l’andatura traballante ed è costantemente imbarazzata, o l’hanno ‘disegnata’ così? Si tratta di una cantante di talento ma sprovvista di savoir-faire o di un’abile interprete di un ruolo preconfezionato, costruito per destare curiosità e simpatia? Di certo l’aspetto, da Pierrot triste, con lo sguardo incerto e le movenze buffe fa pensare a uno studio a tavolino del personaggio.
Una giovane poco attraente e per nulla appariscente, con una voce che merita di essere ascoltata, subisce un restyling inusuale che l’aiuta a scrollarsi di dosso l’anonimato. Lenti esagerate, frangetta demodé, labbra rosse lucide, naso lungo in primo piano, abiti di un’epoca perduta. Troppo caratterizzanti per chi è abituata a crogiolarsi nell’ombra e mal tollera le attenzioni altrui.
Quando canta, Arisa (ho scoperto che il vero nome è Rosalba Pippa… povera) rimane ferma al suo posto, al massimo dondola la testa e accenna brevi sorrisi. Le mani, le gambe, le braccia sono immobili. Non proprio una presenza scenica degna di nota. Ma la voce è cristallina, pulita e controllata. L’effetto sul pubblico è simile a quello provocato dal maestro Laurenti: tanto imbranato nelle movenze e nel ‘tu per tu’, quanto impeccabile e deciso nella musica. Su di lui le perplessità sono svanite. Dopo tanti anni di duetti con Bonolis, abbiamo abbandonato l’idea della finzione e accettato il suo essere metà paperino e metà Frank Sinatra. Ma si può dire lo stesso della vincitrice di Sanremo giovani? Si tratta di una vera sbirulina del pop? Io credo che un po’ di sincero smarrimento e dolcezza non guasterebbe. Eppur lo scetticismo fa capolino.
Aggiungi un commento Marzo 13, 2009