Cattedrale
12 Aprile, 2009

Raymond Carver mi ha attirato a sé poco a poco. Un racconto dopo l’altro, un personaggio dopo l’altro, una parentesi di vita dopo l’altra.
La sua scrittura asciutta e la sua sintesi estrema non fanno urlare al capolavoro stilistico. Una tecnica estremamente essenziale e tirata all’osso, quasi scheletrica.
Frasi brevi, pochi aggettivi, linguaggio colloquiale. Eppure discorsi salienti, capaci di cogliere il clima esistenziale di una parte dell’America disillusa e tormentata, diversa da quella entusiasta, lavoratrice, libera e vincente che siamo abituati a conoscere.
Gli uomini e le donne dipinti da Carver inciampano spesso nel corso delle loro esistenze, stentano a costruire rapporti stabili e a percorrere una strada di serenità e fiducia reciproca. Sono persone comuni che, attraverso esperienze banali, manifestano inquietudine, solitudine, paura.
Personaggi in difficoltà quotidiana, che vengono licenziati o lasciati, che perdono un figlio, che trovano l’alcool, che soccombono all’inerzia, che tradiscono o sono traditi, che non dialogano, che si fanno anestetizzare dalla tv, che subiscono la precarietà, che conoscono i pregiudizi.
Nel suo stile conciso e mai retorico, Carver fa emergere un quadro sociale preoccupante, nitido e reale.
Le storie di cui parla sono piccole, ma metafore di disagi grandi.
In “Cattedrale” si susseguono 12 racconti. Fra questi, ce ne sono di buoni (Da dove sto chiamando, Stare attenti, Febbre) di meno buoni (Vitamine, La casa di Chef, Conservazione), di eccellenti (Penne, Una piccola, buona cosa, Cattedrale). I migliori sono quelli che hanno fatto nascere nella testa immagini chiare, forti, significative, angoscianti o ironiche, da far rabbrividire o intenerire. Tutte pungenti e piene di strascichi.
Le Short Stories di Carver sono così piene di particolari e indizi che non fanno rimpiangere gli intrecci, i colpi di scena e le iperboli narrative dei romanzi. Hanno dentro messaggi profondissimi e duraturi, come la poesia.
Il loro tempo di lettura è breve, quello di permanenza nella mente è impossibile da misurare.
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