Archivio Maggio, 2009

Bignardi vs Brunetta

Ho finalmente assistito all’intervista al veleno di Daria Bignardi al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, durante la registrazione di una puntata dell’Era Glaciale.
Di fronte al filmato, ero sinceramente intenzionata a capire chi (e se) avesse sbagliato. Per questo ho seguito lo ‘scontro’ con viva attenzione, cercando di non schierarmi (la mia indole propendeva naturalmente per Daria, ma non le ho dato ascolto).
Partiamo dai fatti: lei ha commesso un errore. Giacomo Brodolini, ex ministro del Lavoro ai tempi del governo Rumor, che Brunetta ha più volte citato nel suo libro ‘Rivoluzione in corso’, diventa nella sua bocca (e nella penna di chi lo ha erroneamente scritto consegnandole gli appunti) Brandolini. Daria non si accorge dello sbaglio perché, ammette, non conosce il personaggio.
A questo punto Brunetta scatta, si copre il volto con le mani mostrando imbarazzo, “Mi meraviglio di lei”, inveisce. La giornalista cerca, un po’ goffamente, di sminuire l’accaduto: “Brandolini, Brodolini, non sono queste le cose che contano” e ciò non fa che peggiorare il malcontento dell’ospite, che incalza: “lei non ha letto il libro”. Daria ribatte: “lei è antipatico”, e lui, piccato: “anche lei”. Piovono accuse reciproche. Daria è in difficoltà, il suo disagio le fa perdere l’aria rilassata che in genere la contraddistingue. Si fa permalosa. Il ministro è rigido, puntiglioso, pungente. Spara a raffica. Poi, a poco a poco, la rabbia scema e l’intervista prosegue su toni meno aspri (ma la diffidenza è un velo che li avvolge stretti).
Che idea mi sono fatta?
Nei panni di Daria, mi sarei ’sotterrata’. Sbagliare capita a tutti, ma un errore disturba molto profondamente, soprattutto se mette in dubbio la nostra professionalità. Come lei, mi sarei scusata per l’accaduto, ma senza tentare di buttarla sul ridere o di minimizzare. Avrei ‘subito’ la critica e tentato di andare avanti (con la gaffe nel cuore).
Che poi Brunetta abbia insistito sull’errore, mostrandosi scandalizzato, questa è un’altra storia. Chiaramente non era mosso da ‘simpatia’ verso la conduttrice e stava sul chi va là dall’inizio del confronto, pronto a ‘difendersi’ da qualsiasi punzecchiatura.

Le interviste della Bignardi sono abitualmente ‘scomode’. Brunetta era preparato al peggio. Ecco perché non gli è parso vero che la giornalista sia incappata nell’errore, permettendogli di ribaltare le dinamiche consuete, di spostare i pesi e i ruoli. Lui ad attaccare e lei a difendersi. Come lasciarsi sfuggire l’occasione di mostrare al pubblico quanto informato, preciso, preparato sia il ministro e, viceversa, quanto ‘ignorante’ la giornalista?

Ho esaminato la lettura che Gad Lerner ha dato dell’accaduto sulle pagine di Vanity Fair. A suo avviso, Daria è stata ingiustamente colpevolizzata dal ministro, sprezzante senza motivi nei suoi confronti. L’ho trovato però imparziale, mosso più dal suo affetto per la collega che da vero senso critico. Forse la vicenda andava considerata da una prospettiva più ampia. In fondo Daria non esita mai a far camminare i suoi ospiti sul filo spinato e, per una volta, è toccata a lei la ‘ramanzina’.

Infine una considerazione sul devastante potere dei refusi. Immagino quello che avrà passato il ‘poveretto’ che ha scritto Brandolini al posto di Brodolini, consegnando a Daria il foglio con il nome sbagliato… Per colpa del suo errore, la giornalista ci ha rimesso la faccia. Roba da non dormirci la notte. Mi auguro che, chiunque sia, esca incolume dalla vicenda.

Aggiungi un commento Maggio 19, 2009

Chiara Civello

All’apparenza timida, si è dimostrata presto di una sfrontatezza accattivante. Chiara Civello ha ‘riempito’ il palco della Sala Petrassi all’Auditorium di Roma, venerdì 15 maggio, non solo con la sua voce piena e calda, ma anche con la sua presenza suadente.
Avvolta in un tubino rosso audace, che ha fatto riaffiorare alla mente un’altra bellezza canterina, ma di celluloide (Jessica Rabbit), la jazzista italiana trapiantata a New York ha esordito con aplomb e misura, imbracciando la chitarra e soffiando quasi sul microfono, ma dopo poche canzoni si è ritrovata a saltare sul palco (con tanto di tacchi a spillo) e a volteggiare a ritmo delle percussioni.
Un’artista poliedrica e intensa, che delizia per quello che canta e soprattutto per come lo canta. Dolce e raffinata, ma anche forte e rabbiosa, sempre assorta e generosa nella performance.
Al pianoforte suona con un atteggiamento raccolto e rilassato, sciogliendosi in una melodia lirica. In piedi, pizzica le corde della chitarra con delicatezza, ma aggiunge espressioni e movimenti istintivi.
Tecnica e doti naturali si fondono, dando vita a un concerto piacevole dal principio alla fine.
Un vero peccato che, davanti a me, alcuni spettatori, non giovanissimi, sembrassero statue di sale. Dalle gallerie applausi e complimenti continui, nelle prime file, invece, sorrisi abbozzati e tiepidi applausi.
L’esito è stato comunque molto positivo, con la sala gremita e tanti bis richiesti. L’ultima esibizione, con Chiara scalza a dare il suo poetico commiato, mi ha trasmesso l’idea di una donna pronta al successo, consapevole dei suoi mezzi e matura abbastanza da rimanere, di fatto, coi piedi per terra.

1 commento Maggio 18, 2009


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