Contro la frenesia
15 Giugno, 2009

Siamo divorati dalla fretta. Non c’è più voglia di ascoltare, conoscere ragioni, spiegazioni, di tollerare lentezze varie.
Una mia amica mi raccontava di un assalto verbale subìto in farmacia. Lei tentava di descrivere il suo malessere, partendo dai primi sintomi avvertiti, e dall’altra parte del bancone solo indolenza: “Ho capito, quindi che vuole? Che le serve?”, ha tagliato scocciato il medico.
I tempi si sono contratti in ogni ambito della vita. Persino a casa ci si sente in colpa a gongolare un po’. Occorre sbrigarsi, rispettare la tabella di marcia, scandire i momenti della giornata e non rimanere indietro. Per non parlare di ciò che avviene quando siamo in ‘moto’. Un tentennamento di troppo al semaforo e dall’auto retrostante scatta furente il suono del clacson; un’andatura pacata e i gestacci degli altri automobilisti si sprecano; una sosta per chiedere un’informazione e una valanga impetuosa di insulti ti travolge…
Se siamo sull’autobus e la persona davanti a noi non si sbriga a scendere o a farci posto ci lasciamo scappare qualche spintone. Se passeggiamo e ci si para davanti un anziano, o una mamma col passeggino, cominciamo a fremere e a velocizzarci per superare. Se qualcuno ci chiede un’indicazione stradale, gliela forniamo, ma senza interrompere ciò che stavamo facendo, parliamo e andiamo avanti, lanciando un messaggio inequivocabile: NON HO TEMPO DA PERDERE!
A lavoro la prontezza è tutto: chi è capace ma ‘lemme lemme’ finisce per creare rallentamenti al sistema e, prima o poi, passa dei problemi. Ma quello che più mi turba è la ‘fretta sentimentale’: gli sms al posto delle dichiarazioni d’amore, le e-mail sbrigative invece delle parole pronunciate vis a vis, gli incontri sbrigativi senza il tempo di approfondire, entrare nei pensieri dell’altro, scoprire il suo b-side.
Sono convinta che tutta questa smania di correre faccia accelerare anche il nostro processo di invecchiamento: più zampe di gallina ai lati degli occhi, più grinze sulla fronte, più solchi che rigano i volti ingrugniti. Ma chi ce lo fa fare?
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