Archivio Luglio, 2009

Tiziano Ferro

Un mese fa me lo sono trovato davanti, Tiziano Ferro. Nulla di casuale, per carità, il biglietto per assistere al suo concerto allo stadio Olimpico lo avevo acquistato per tempo.
Parterre non numerato, nel mezzo di una galassia di adolescenti urlanti e urtanti . Il luogo della scomodità, del caldo, dei piedi pestati, degli strilli e degli striscioni sotto il naso, proprio per impedirti di vedere il palco (che per di più se sei piccola di statura è già una fantasticheria).

Insomma, ho scelto di vivere il concerto ‘nudo e crudo‘, nella sua valenza più primitiva e spontanea, come non facevo dai tempi dei Take That. Perchè? Perché credevo che Tiziano Ferro non fosse un mito da idolatrare da lontano, da ammirare tenendolo a riguardosa distanza, ma un coetaneo decisamente in gamba, da applaudire e sostenere da vicino, facendogli ’sentire’ la tua approvazione. Cercando l’incontro dei suoi occhi, o mostrandogli il tuo assenso con un sorriso.

All’inizio mi è sembrato impacciato. Non nella voce, quella sempre impeccabile, ma nelle espressioni. Il volto contratto, i gesti recitati. Pose da star, secondo me inappropriate e che ho attribuito alla sua emozione. La paura di sbagliare pareva renderlo rigido, poco naturale, concentrato tanto da non preoccuparsi del contatto con la gente. In pratica sembrava che stesse svolgendo un compito e che mentre tutti si divertivano, lui ripeteva a memoria la lezione.

Poi, a spettacolo inoltrato, il ghiaccio si è rotto. In modo confidenziale, spontaneo, canzone dopo canzone, coro dopo coro, con le luci dei telefonini accese e i salti del pubblico a spronarlo. Ha cominciato a parlare veramente con noi, in tono diretto, generoso, unendo timidezza, dolcezza e ironia. Intanto dietro, accanto e intorno a lui ballerini collaudati si sfidavano a passi di break dance e lo schermo proiettava immagini e grafiche in sintonia con la musica.

Da quel punto in poi è stata festa vera, piena, coinvolgente. Parole e melodie che tutti conoscevano hanno riempito l’aria. Canzoni in realtà giovani, che però sono diventati tasselli di musica nostrana, pezzi rassicuranti, storie che ci assomigliano e che viene facile ricordare.

2 commenti Luglio 25, 2009

Amore carnale

Se mi stacco da te, mi strappo tutto ma il mio meglio (o il mio peggio) ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso: ritorno in me quando ritorno in te (e mi ritrovo i pollici e i polmoni)“.
- Edoardo Sanguinetti -

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