Il contratto. Gente di talento
27 Febbraio, 2011

Sono io uno dei pochi, pochissimi spettatori del nuovo programma di La7 Il contratto. Gente di talento. Sarà perché in questo momento la parola “lavoro” mi ronza in testa parecchio, ma ho seguito la prima puntata fino alla fine.
Mentre ascoltavo le spiegazioni della conduttrice, nei primi minuti della trasmissione, ho cominciato a chiedermi chi fosse. Aveva un volto familiare, l’avevo vista prima da qualche parte, ero sicura, ma non sapevo dove o quando. Il dubbio mi è rimasto fino a che non ho consultato Google e ho scoperto che si trattava di un’ex iena. E’ vero! Ma che le è successo? Tanto nella trasmissione di Italia1 sembrava insolente, spiritosa e spregiudicata, quanto ora remissiva, pacata e morigerata…
Che dire del programma? Ora come ora sono influenzata dall’opinione espressa da Aldo Grasso su Corriere TV, in cui critica su tutta la linea contenitore, conduttori, ospiti (salva solo l’intento…). E in larga parte concordo: il programma è interminabile e noiosetto, gli “esperti” in studio si riempiono la bocca di frasi retoriche e messaggi motivazionali, all’azienda che mette in palio l’assunzione viene fatta una pubblicità esagerata (Grasso parla di uno spottone che la trasmissione fa alla ditta), il posto di lavoro tanto ambito in realtà è poca cosa… un ruolo da commerciale che deve attirare clienti al telefono!
Ma un aspetto il critico televisivo ha sorvolato, quello per me più significativo: i concorrenti scelti, vale a dire i candidati in cerca di un contratto a tempo indeterminato, che mi sono sembrate figure traballanti, altro che brillanti. Tre ultratrentenni timorosi, impacciati, riverenti… E’ possibile che siano loro i 3 candidati migliori, quelli che hanno superato una lunga e attenta selezione? Se è davvero così che vengono assegnati i posti di lavoro, allora capisco perché i veri talenti fuggono dall’Italia… Comunque, alla fine ha ‘vinto’ la meno peggio, la ragazza dalla personalità più matura e un po’ di esperienza lavorativa alle spalle.
In generale, mette molta tristezza pensare che il premio di un programma tv sia un lavoro, quando di solito si cerca di vincere una palata di soldi per non essere più costretti a lavorare… E’ un altro segnale allarmante dei brutti tempi che corrono. Una società che non offre lavoro ai giovani - giovani (e adulti) che pur di lavorare si fanno giudicare non solo da un potenziale datore, ma dal pubblico televisivo - posti di lavoro mediocri fatti passare per traguardi da sogno… E un contratto che diventa la svolta di una vita, a prescindere dal tipo di occupazione da svolgere.
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