Finalmente in Italia si comincia a parlare (spesso) di libri e si cerca di avvicinare il grande pubblico alla lettura attraverso eventi, festival e manifestazioni di rilievo (sta per prendere il via, a Roma, la seconda edizione di Libri come. Festa del Libro e della Lettura, in programma dal 1 al 10 aprile all’Auditorium Parco della Musica). Ma nonostante tutti gli sforzi e le migliori intenzioni, gli italiani continuano a leggere poco, male, in modo discontinuo e distratto. Che fare allora?
La soluzione è non fermarsi. Continuare a fare rumore. Promuovere i libri e la lettura spiegando che leggere serve per ragionare. Serve per crescere, imparare e sognare. Serve per emozionarsi.
Come scegli la persona che vuoi amare, così scegli il libro che vuoi leggere
Ecco una campagna di comunicazione originale, che trasforma il libro in un oggetto del desiderio, in un compagno da cui è impossibile separarsi (persino di notte). E che punta su un messaggio efficace: per leggere, devi innamorarti dei libri.
Sceglierli bene, quindi. Selezionare quelli che ti piacciono e si adattano al tuo modo di essere. Perché se c’è passione, se c’è emozione, se c’è voglia di conoscersi e di trascorrere del tempo insieme, allora la scintilla si accende. Come accade con un innamorato. Solo così il libro esce dallo scaffale ed entra nel tuo cuore.
Marzo 17, 2011
C’era una volta (e c’è ancora) lo spot pubblicitario. Un’interruzione al programma televisivo che nel corso del tempo è diventata sempre più invasiva, insistita, martellante, accogliendo sottospecie di messaggi promozionali, le televendite, altrettanto asfissianti. Insomma, una vera seccatura per il telespettatore.
I break pubblicitari radiofonici non sono da meno: sempre più frequenti, noiosi e (questo è un triste primato dell’invenzione di Marconi), scadenti.
Le pagine e le inserzioni pubblicitarie nelle riviste diventano insopportabili se eccessive, più numerose degli spazi dedicati ad articoli e servizi giornalistici.
I manifesti per strada danno nell’occhio se sono altamente provocatori o di dimensioni mastodontiche, posizionati magari sulle facciate di edifici storici o monumenti.
Ma in tutti questi casi, di cosiddetta pubblicità tradizionale, si può ‘reagire’, rifiutare il messaggio, evitare di guardarlo (o ascoltarlo) per forza. Si può cambiare canale, scegliere un’altra stazione radiofonica, voltare pagina, abbassare lo sguardo o volgerlo altrove quando si è per strada. Cosa impossibile con i mini spot che passano su Internet. Questi sì che mi fanno rabbia. Non i messaggi che si aprono all’improvviso quando meno te l’aspetti o quando sfiori con il mouse su un banner astutamente posizionato (per farli sparire basta cliccare sulla x e chiudere le finestre moleste). Intendo quelli che partono in automatico prima di un video da noi selezionato… Bisogna sorbirseli per forza, a meno che non si decida di rinunciare a vedere il filmato. Sono infilati dappertutto, prima di un trailer, di un’intervista, di una recensione, di una campagna sociale. E noi, popolo della rete, lì davanti inermi e impazienti, obbligati ad aspettare che finiscano.
Marzo 17, 2011