Posts sotto 'Del più e del meno...'

Un romanzo in un anno

Chi è Louise Doughty? Per molti, solo una sconosciuta. Io la considero invece un faro, una guida che mi prende per mano e mi convince ogni giorno di più a portare avanti un’idea che mi frulla in testa. Se riuscirò nell’impresa di scrivere il libro che ho in mente, gran parte del merito è suo.
La sua rubrica “Un romanzo in un anno” pubblicata su Internazionale nel corso del 2006-2007 è quello che serve a ogni aspirante scrittore, un insieme di indicazioni utili, da tenere in considerazione quando si hanno tante belle intuizioni, ma scarsa voglia (o capacità) di trasferirle sulla pagina in modo decente.
Sul sito della rivista sono raccolti tutti i capitoli del suo vademecum, suddivisi per tema, con esercizi di stile, suggerimenti genera-idee, spunti illuminanti.
E lei, giornalista-autrice-scrittrice britannica, è brava a non salire in cattedra e a ricordare i tempi in cui anche lei era una romanziera in divenire, piena di turbamenti, ansie e paure.
Louise esorta a perseverare nel proprio intento, spiega come uscire dai momenti di blocco creativo, dà dritte per trovare la propria strada nel sentiero impervio della narrativa.
Le sue parole fanno sembrare divertente il mestiere di scrivere.

Aggiungi un commento Agosto 6, 2008

Elation - Emozioni in vendita

Vi consiglio un sito fuori dal comune, www.elation.it, che mette in vendita le emozioni. Raccoglie tante proposte interessanti e alternative per vivere esperienze indimenticabili, da regalare o regalarsi: un lancio in paracadute, un giro in Ferrari, una degustazione raffinata, una giornata in un centro benessere, una gita in barca, una sessione di foto scattate da veri professionisti…
Vengono presentate più di tremila offerte anticonvenzionali, da provare da soli o in compagnia e suddivise per categorie di desiderio. Ci sono le emozioni degustative, quelle legate all’armonia psico-fisica, quelle che scaturiscono dall’arte, dalla musica, dallo sport ecc.

Elation garantisce Experience Gift di qualità e raffinatezza.
Come funziona? Basta registrarsi al sito e scegliere l’emozione che si preferisce. Se si tratta di un regalo, la persona (fortunata) riceverà a casa un elegante voucher che la inviterà a usufruire dell’esperienza entro 12 mesi.

La trovata secondo me geniale è quella di presentarsi come “fornitori di emozioni“, di avventure, cultura, allegria, adrenalina, ricordi: momenti unici per valorizzare il tempo libero, per suggellare un’amicizia, per dimostrare l’affetto a qualcuno di importante.

Sarebbe fantastico andare a controllare la posta e accorgersi che qualcuno ci ha regalato un’emozione. Mi immagino la scena: tra una bolletta della luce e un messaggi pubblicitario spunta fuori il biglietto Elation con su scritto “Hai ricevuto in regalo un weekend benessere in Toscana” oppure “Un lancio dal parapendio” o ancora “Una cena romantica preparata dal più grande chef italiano”.

Non mi rimane altro che spargere la voce in giro e sperare che qualcuno di mia conoscenza mi faccia “emozionare” il prima possibile.

Aggiungi un commento Luglio 30, 2008

Attese

Quanta fibrillazione c’è durante un’attesa importante… I momenti che precedono i risultati di un esame, l’istante prima di essere chiamati per un colloquio, i minuti che separano dalla nascita di un figlio, o gli attimi che conducono a un incontro speciale. Sono parentesi di vita in cui si concentrano sensazioni fortissime e che rendono ognuno di noi fragile, ingenuo, irrazionale.

Sono periodi di non azione, in cui siamo bloccati, immobili ad attendere che arrivi un segnale dall’esterno. In questi frangenti noi non possiamo fare nulla, solo pensare, sperare, pregare, ricordare, tirare a indovinare. La mente e il cuore diventano i padroni di quel vuoto che ci sovrasta, facendoci vacillare.

Qualche giorno fa ho vissuto una di queste attese. Un quarto d’ora intenso, che mi ha provato. Ero sola, impaziente, piena di dubbi e desideri. Seduta in silenzio su un divanetto scomodo, in una stanza bianca, con l’aria condizionata accesa. Avevo le mani calde, gli occhi liquidi, i battiti accelerati e la voglia di dimostrare che valevo.

Dopo i 15 minuti di brividi e intenzioni sono venute le parole, i gesti, le azioni concrete. Non c’è stato più tempo e modo di seguire il flusso veloce dei pensieri. Tutto è stato più semplice e ragionato, quasi meccanico.

E’ andata come speravo.

1 commento Luglio 12, 2008

Effetto Sky

È buffo ritrovarsi il weekend o i giorni di festa impantanati a casa, e non sentire l’esigenza di uscire. Fuori il sole è alto nel cielo, ti invita a fare passeggiate all’aperto, a osare il primo contatto con la sabbia, a immergere l’alluce nell’acqua del mare…
Ma l’effetto di attrazione esercitato da un abbonamento Sky nuovo di zecca, supera di gran lunga le lusinghe del mondo esterno. L’ho provato sulla mia pelle i giorni scorsi, quelli dei ponti, del 25 aprile e del 1 maggio. Mentre l’Italia intera si è messa in viaggio per godersi le temperature estive e il clima vacanziero, io ho abbassato le tapparelle del mio salone e mi sono immersa nella visione: Fox, Fox Crime, Fox Life, Sky Vivo, Sky Cinema 1, 2, 3, History Channel, Cartoon Network e così via, in uno zapping impazzito e ubriaco. Ho visto pezzi di documentari, pillole di serie televisive, sigle di cartoni animati, secondi tempi di film, frammenti di spettacoli. Ho provato i canali esteri, sperimentato i sottotitoli in lingua originale, osservato (senza capirle) le trasmissioni arabe, vissuto il passato e il futuro della nostra TV con addosso la frenesia del non potermi perdere nulla, del captare tutto e subito, dello sfruttare il satellite al massimo.
Durante questo variegato e interminabile show, però, la programmazione ha dato ben presto segni di debolezza, lasciandomi un po’ perplessa. Mi ha deluso la scoperta di un palinsesto a rotazione, che a distanza ravvicinata ripete continuamente se stesso, e la scelta di film molto, troppo commerciali. La massiccia presenza della pubblicità mi ha infastidito più di ogni altra cosa…
L’effetto ipnotizzante di Sky sta svanendo poco a poco. Sono certa che tra qualche giorno recupererò in pieno la mia lucidità, la razionalità e la voglia di farmi baciare ancora la pelle dal sole.

Aggiungi un commento Maggio 5, 2008

Crisi italiana

Il lavoro è precario, i salari sono i più bassi di tutto l’Occidente, la tassazione sui redditi dipendenti è pari al 46%, le pensioni che percepiranno i 30enni e 40enni di oggi sarà irrisoria… L’economia italiana è sprofondata in una crisi nera e in TV, sui giornali, alla radio, non si parla d’altro. Le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, il costo della vita è aumentato a dismisura, il prezzo di benzina e gasolio cresce senza soluzione di continuità, la classe media rischia di soccombere, schiacciata dai debiti, dalle rate del mutuo e dalle bollette che salgono alle stelle. Non ci sono i presupposti per una ripresa nel breve-medio periodo e l’angoscia, mista a rabbia, sale. Dappertutto c’è malcontento e disagio, ovunque ci si affligge e si cercano capri espiatori.
Per me e per quelli della mia generazione (classe ’78) non solo il futuro, ma anche il presente è un grosso punto interrogativo. Un moto di ansia ci pervade, un’angoscia dovuta a un senso di impotenza e frustrazione. Non se ne può più dei dibattiti sterili e dello scambio di accuse, delle proposte vane e delle analisi catastrofiche degli economisti. Ogni volta che si discute di “crisi italiana” cambio canale, o volto pagina. Non mi va di deprimermi, né di pensare a tutte le nostre sfortune ed entrare nel tunnel del pessimismo cosmico. Cerco un comico che mi faccia ridere, una lettura “leggera” che mi distragga, una compagnia spensierata. Non essendo una rivoluzionaria scelgo di rivoluzionare solo il mio stato d’animo. E per me è già una grande conquista.

1 commento Marzo 20, 2008

Una festa poco festeggiata

Una settimana fa è stata la mia festa e quella di milioni di altre donne. L’8 marzo ha fatto capolino in questo 2008 malinconico e nervoso, per ricordarci che signore tenaci e coraggiose, tanti anni fa, hanno lottato per un’ideale, per ottenere rispetto e uguaglianza sociale. E le lotte continuano ancora oggi, tutti i giorni, in famiglia, in ufficio, in casa e fuori, sempre. A volte vinciamo, a volte (troppe) perdiamo, ma il punto è non arrendersi e affrontare il resto del mondo a testa alta.
Queste e altre considerazioni dovrebbero indurre le donne a festeggiare come si deve la ricorrenza dell’8 marzo. Basterebbe dedicare del tempo a se stesse, magari per riflettere, ricordare, discutere con le amiche, cercare di sciogliere i grovigli della propria esistenza. Oppure trascorrere la serata in allegria, ridere, fare o dire scemate, rivelarsi segreti come si faceva da bambine con le amichette del cuore. L’8 marzo è una scusa per far rilassare le donne almeno un giorno all’anno… Eppure, la maggior parte di loro sembra snobbare questa data. Alla domanda “Che fai l’8 marzo?” le risposte più ricorrenti sono: “Niente di che”, “Nulla di speciale” o “Che c’è da festeggiare?”… Domina un misto di scetticismo e sospetto, perché il pensiero va alle serate pruriginose organizzate in numerosi locali: spogliarelli, spettacoli in cui gli uomini fanno a gara per sedersi sulle ginocchia delle clienti, riunioni di donne “assatanate” che sembrano vere e proprie oche giulive. Ma io credo che sia un peccato rinunciare a un’occasione di confronto e complicità femminile a causa di qualche repressa. Non c’è niente di meglio che condividere una manciata di emozioni con qualcuno che può comprenderti fino in fondo e parla la tua stessa lingua.

Aggiungi un commento Marzo 15, 2008

Cambio di sesso

Provate a immaginare di vivere un giorno da uomo (se siete donne) o da donna (se siete uomini). Vi svegliate domani mattina e non siete più voi, perché avete cambiato sesso. Come vi sentite? Quali sensazioni provate?
E’ il tema lanciato qualche giorno fa da una nota emittente radiofonica che ha scelto di “stuzzicare” il suo pubblico così. Le reazioni degli ascoltatori non si sono fatte attendere. Ve ne riporto alcune, cominciando da quelle delle donne: “Se fossi un uomo, mi darebbe fastidio avere quell’attributo lì, sarebbe scomodo” o “Che scocciatura farmi la barba!”. Meno concentrati sull’aspetto fisico, e più “impegnati” gli interventi del tipo: “Se fossi un uomo mi sentirei sicuro di me, forte e tutelato” e “Avrei meno paura”.

D’altro canto, gli uomini hanno puntato molto su un punto di forza indiscutibile delle donne…“Se fossi una donna mi prostituirei tutto il giorno e cercherei di sfilare soldi a palate agli uomini…” o “Starei tutto il giorno a toccarmi il seno”. Oltre al genere “donna = strumento di sesso”, molto in voga anche l’equazione “donna = mamma”: “Vorrei vivere l’esperienza della gravidanza e capire cosa si prova”.
Un’altra categoria di risposta che è andata per la maggiore è quella delle “donne = sanguisughe”: “Se fossi una donna vivrei alle spalle del mio uomo tutta la vita”.
Nello stesso periodo in cui la trasmissione radiofonica mandava in onda questi commenti, alcuni studenti italiani delle medie superiori svolgevano un tema sullo stesso argomento. Ma a differenza degli adulti, la maggior parte dei ragazzini ha scritto: “Le donne hanno una forza incredibile e sanno ottenere ciò che vogliono!” e “Essere donna è meglio, molto meglio!” e infine “C’è poco da fare, hanno una marcia in più!”.
Bisogna ammettere che gli adolescenti, quando vogliono, sanno trovare le parole giuste…

Aggiungi un commento Marzo 2, 2008

Traduzioni insensate

Se vi dico “Dead Poets Society” cosa vi viene in mente? E il titolo “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” vi ricorda qualcosa? Scommetto che state brancolando nel buio… Si tratta di film famosi, nella loro titolazione originale: il primo è “L’attimo fuggente”, il capolavoro di Peter Weir del 1989 con Robin Williams, il secondo è “Se mi lasci ti cancello” del 2004 diretto da Michel Gondry, con Jim Carrey e Kate Winslet.
Come potete constatare da soli se masticate un po’ d’inglese, le traduzioni italiane sono del tutto lontane dal significato auentico. E se “L’attimo fuggente” mantiene quantomeno un alone di mistero e pregnanza, “Se mi lasci ti cancello” è del tutto fuorviante… fa pensare a una commedia dozzinale e priva di spessore, mentre in realtà la pellicola di Gondry è così poetica e sofisticata da meritarsi un posto d’onore nella classifica dei migliori film degli ultimi 10 anni.
Mi sono sempre chiesta chi fossero gli autori di certe scellerate traduzioni e perché si volesse a tutti i costi trasformare i film più ricercati in prodotti commerciali, adatti solo al pubblico di massa. Ecco qualche altro esempio di invenzione cinematografica nostrana : “Ti odio, ti lascio, ti…” (titolo originale: “The Break Up”, ovvero “La fine di una relazione”), “Che pasticcio, Bridget Jones!” (titolo originale: “Bridget Jones: the Edge of Reason”, vale a dire “Bridget Jones: l’età della ragione”), “Mamma ho perso l’aereo” (titolo originale: “Home Alone”, cioè “A casa da solo”), “Il tempo delle mele” (titolo originale: “La Boum”, ovvero “La festa da ballo”).
La lista è lunghissima e annovera sia film datati, come “Gioventù Bruciata” (titolo originale: “Rebel Without a Cause”) sia lungometraggi più recenti, come “Il profumo del mosto selvatico”, (titolo originale: “Walking Through the Clouds”, cioè “Camminando sulle nuvole”).
Fortunatamente la pratica di stravolgere il significato dei titoli originali non è in uso solo da noi italiani. Pensate che “La ciociara” di Vittorio De Sica è diventato, per il mercato estero, “Two Women”, “Due donne”. Stavolta è proprio il caso di dire che “tutto il mondo è paese”.

Aggiungi un commento Febbraio 20, 2008

Travestimenti e supereroi

È bello lavorare e non accorgersene. Fare qualcosa che non sembra un lavoro, ma piuttosto un divertimento, come partecipare alla Fiera “Lucca Comics and Games 2007” che si è svolta a Lucca dal 1 al 4 novembre scorso. Si tratta di un evento colorato, giocoso, pieno di fantasia e creatività. È rivolto a chi ama balloon e strisce, bozzetti e cartoons, matite e pennarelli.
Le mansioni che ho dovuto svolgere durante l’evento sono state uno spasso: scattare fotografie a ragazzi in maschera, ammirare fumetti e riviste da collezione, passeggiare per il centro storico della cittadina toscana, estrarre i numeri fortunati di una lotteria a premi. E poi rilasciare interviste, osservare in diretta gli schizzi dei disegnatori più in gamba del panorama italiano, rivolgere domande a fan scatenati, acquistare riviste e accessori originali. Ma l’attività che, in assoluto, mi ha entusiasmata di più, è stata la caccia ai cosplayers.
Il CosPlay, (acronimo per costume playing, dove “playing” ha la duplice valenza verbale di gioco e recitazione) è un fenomeno di costume molto popolare tra i “fumettari”, che consiste nel vestire i panni del proprio beniamino della carta stampata. Il cosplayer è colui che interpreta il ruolo del suo idolo, non solo imitandone il look in ogni dettaglio, ma anche le movenze. Il suo obiettivo è stupire, attirare l’attenzione e suscitare simpatia. Qua e là per la fiera si aggiravano tanti miti dei cartoon di ieri e oggi, da Licia e Mirko, a Spider-Man, fino a Naruto e Nana. Ogni travestito posava con orgoglio davanti agli obiettivi delle macchine fotografiche e lanciava grandi sorrisi.
I miei costumi preferiti? Quelli fatti di teschietti, pizzi e merletti, a cavalcare la tendenza in auge della moda gotica, con un debole per le borsette ispirate a “Nightmare before Christmas”.
La Fiera del fumetto di Lucca si svolge da circa 40 anni, e continua a richiamare folle di persone da tutto il mondo. Il prossimo weekend di Ognissanti tenetevi liberi, c’è un mondo di inchiostro e “nuvole parlanti” che vi aspetta.

Aggiungi un commento Novembre 12, 2007

Che maniere!

Sono contraria ai luoghi comuni. Non mi piace giudicare in base alle apparenze. Vado oltre la prima impressione. Eppure quello che si dice dei francesi (che sono troppo snob, poco accoglienti, molto nazionalisti ecc.), non è così lontano dal vero…
Ho di recente soggiornato a Cannes per una settimana e mi sono imbattuta in persone molto spigolose. La prima sera, in un ristorante, la cameriera voleva a tutti i costi rifilarmi una cotoletta alla milanese al posto di un piatto di cozze. “Lei l’ha ordinata, ora se la mangia!”. Quando il clima si è surriscaldato, è intervenuto il gestore del locale. Ma invece di scusarsi per il comportamento brusco della giovane, ha calcato ancor più la mano: “Ormai la carne è cotta, non possiamo buttarla!”.
In hotel hanno riservato a una mia collega una camera ridicola, con un armadio dalle dimensioni minime, che ricordava il guardaroba di una bambola. Alla sua richiesta di cambiare stanza, pagata una cifra spropositata, è seguita una sequela di proteste e accuse.
Il giorno successivo, trovare un parcheggio adatto alle nostre necessità è stata un’impresa: una serie di informazioni incomplete e approssimative ci hanno costretto a girare in macchina per un’ora e mezza senza meta. Durante un aperitivo tra amici, il ragazzo che ci serviva non ha fatto altro che sbuffare, “scaraventare” i bicchieri sul tavolo, continuare a parlare francese nonostante ci rivolgessimo a lui in inglese.

Poi tanta aria di sufficienza e superiorità, pochissima disponibilità a socializzare, molta maleducazione. Il mio viaggio di lavoro Oltralpe è stato caratterizzato da uno smisurato livello di acidità. Forse è stata solo una questione di sfortuna e di coincidenze negative, ma sarà dura modificare l’idea che mi sono fatta. E in fondo in fondo provo una soddisfazione immensa quando ripenso alla finale dei mondiali dell’estate scorsa.

Aggiungi un commento Novembre 6, 2007

Posts precedenti


Calendario

Agosto 2008
L M M G V S D
« Lug    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Posts per mese

Posts per categoria