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Auguri Google

Il 7 settembre scorso, il motore di ricerca che ha rivoluzionato la vita di milioni di persone in tutto il mondo, ha compiuto dieci anni, ma in realtà ne dimostra cento. Sembra un nonnetto, Google, sempre a disposizione, pronto a prenderci per mano, a sbrogliarci dai guai, a risolvere i problemi, a dare consigli. La sua memoria è gigantesca, così come la sua saggezza. È il nostro genio preferito, il cervellone che in un battibaleno ci tira fuori dagli intoppi e ci chiarisce le idee. È un tuttologo simpatico, che cambia look quando un evento importante sta per capitare, assumendo forme e colori differenti. Google è molto intelligente, perché se sbagliamo a digitare l’oggetto della ricerca, lui ci dà una seconda chance, capisce l’errore e suggerisce la correzione. Inoltre è un lavoratore instancabile, pieno di suggerimenti e percorsi alternativi. Noi gli chiediamo “A”? Lui non si limita a dire “B”, illustra anche C, D, E, F e via dicendo all’infinito. In questo modo possiamo calibrare le proposte, fare confronti, valutare e solo alla fine fare la scelta giusta. Google ama viaggiare, conosce tutti i luoghi della Terra e scatta fotografie dappertutto. Sa le lingue e le utilizza con scioltezza, dimostrando una gran padronanza. È uno statistico nato, perennemente impegnato coi numeri, le percentuali, le tabelle, i dati. È aggiornatissimo, sempre a caccia di news e notizie da diffondere.
C’è chi rimpiange il tempo (sembra un secolo) in cui Google non esisteva. Il tempo in cui si andava in biblioteca a compilare una tesi di laurea o si prendeva un vocabolario per cercare un sinonimo. Il tempo in cui si sfogliavano libri di geografia, di fisica, di storia, di filosofia. Il tempo in cui le risposte non arrivavano da sole, ma bisognava sudarsele… Io non faccio parte dei nostalgici, perché Google è soprattutto un prezioso strumento di conoscenza, accessibile a tutti: giovani, vecchi, sani, malati, grassi, magri, maschi, femmine, cristiani, musulmani, atei, ricchi, poveri e così via. L’elenco non si esaurisce.

Aggiungi un commento Settembre 25, 2008

Mani in alto

Ha undici anni, la coda di cavallo e un vizietto, “giocare” con le armi da fuoco. Le sue imprese con fucile e pistola hanno agitato l’opinione pubblica americana, divisa da questa “piccola McKenzie” che traffica con pericolosi strumenti bellici come se nulla fosse. Si diverte, la bambina, quando riesce a scaricare e ricaricare in 53 secondi il suo fucile, stabilendo un record personale di tutto rispetto. E sembra soddisfatta quando con berretto e occhialoni da sole prende bene la mira e spara sul fantoccio a distanza. I filmati della McKenzie, visibili su YouTube, hanno scatenato commenti e critiche di ogni tipo, alzando un polverone di polemiche anche in Europa. È ammissibile che una undicenne dal volto angelico abbia in realtà velleità guerriere? E soprattutto: perché è così brava a maneggiare le armi? Colpa dei genitori? Colpa della società statunitense che permette di venirne in possesso con facilità? Colpa degli amici? O forse le cause di un passatempo così insolito non sono attribuibili a niente e nessuno in particolare, ma semplicemente impresse nel suo dna? Qualunque sia il motivo, il fatto che la giovane McKenzie trascorra la maggior parte del suo free time con armi vere, è inquietante. E lo è ancora di più ascoltare la voce fuori campo del padre che esorta la bambina a essere rapida, a svuotare e riempire di proiettili il fucile, ad acquisire una padronanza assoluta dello strumento di guerra. Forse l’America è talmente in crisi che ha bisogno di essere “sorvegliata” e protetta persino da un’undicenne…

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I corridori di Roma

Sbucano da dietro l’angolo quando non te l’aspetti. Silenziosi, concentrati, con lo sguardo verso un punto lontano, che non esiste, ma che loro vedono nitido. Tesi, affaticati, determinati, inseguono un obiettivo personalissimo e sempre più ambizioso. Sono i mille e più corridori che attraversano la città di mattina presto, o di sera, quando il sole sta per addormentarsi. Hanno forza di volontà e spirito di sacrificio, scarpe da ginnastica affidabili e (spesso) auricolari piazzati nelle orecchie. Si spostano caparbi da un punto all’altro di Roma, in pieno centro facendo zig zag tra le auto parcheggiate sui marciapiedi, o in campagna battendo strade sgombre, incorniciate dagli alberi.
I corridori della capitale non hanno età. Se ne incontrano di giovanissimi o vecchi, tutti con la stessa motivazione, le guance rosse, il fiato corto. Infagottati in inverno e scosciati d’estate, non si lasciano intimorire dalle condizioni climatiche avverse. Hanno un percorso tracciato nella mente, un tempo da rispettare, un impegno importantissimo con il proprio ‘io’. Impossibile comprendere il perché del loro sforzo se non ci si è mai cimentati, seriamente, nella corsa. Chi corre lo fa per tanti motivi: dimagrire, tonificare il fisico, scacciare via i malanni, ma non solo. C’è il fascino della sfida, il desiderio di spingersi sempre un po’ più in là per dimostrare che non ci sono limiti invalicabili, la necessità di purificare lo spirito, liberare la testa dai pensieri, temprarsi. L’aria che entra nei polmoni ed esce a ritmo regolare purifica il corpo, lo rende più leggero e sollevato. È una sensazione di benessere che dura più del tempo impiegato durante il tragitto, rimane addosso anche dopo l’esercizio.
La corsa è lo sport più democratico che esista: non richiede costosi investimenti, abbonamenti in palestra, maestri, lezioni. È di tutti e per tutti: maschi, femmine, poveri, ricchi, belli, brutti, grassi, magri. È per le persone sole e per quelle che cercano compagnia. È un grande atto d’amore per se stessi.

1 commento Settembre 25, 2008

Il brutto delle vacanze

Non è vero che la vacanza racchiude solo momenti di gioia, spensieratezza, divertimento o relax. Durante le ferie accadono anche situazioni spiacevoli e fastidiose, e si possono incontrare persone molto irritanti. A me succede ogni anno. Gli esempi sono innumerevoli: vicini di ombrellone troppo… vicini, che si appropriano della tua agognata ombra o fanno un chiasso infernale; ciabattate indifferenti che sollevano la sabbia e la fanno piombare sul tuo telo da mare; TIC-TOC continui di palline che si schiantano sui racchettoni di improbabili giocatori; schizzi sgraditi da parte di sconosciuti che si tuffano allegramente in acqua senza badare a chi li circonda… E poi urla, capricci e pianti di bambini instancabili, file e sgomitate al bar per comprare un panino; brutte sorprese ai bagni degli stabilimenti, ultra affollati e ridotti in condizioni apocalittiche. In più, per una donna, esiste anche un altro tipo di “sciagura”: la continua preoccupazione per la propria silhouette e il raffronto con quella dell’intera popolazione femminile in costume da bagno. Aiuto-sono grassa-ho la cellulite-ho il sedere grosso-ho i rotoli che escono dappertutto-devo mettermi a dieta-mi vergogno-quella sì che ha un bel fisico tonico!
È una tortura senza fine. Ma lo stress non monta solo in spiaggia, anche fuori. Basti pensare al viaggio verso l’ambita destinazione turistica che spesso si trasforma in una trappola di fuoco tra le auto incolonnate. Oppure alle soste agli autogrill gremiti come formicai, o anche ai tormentoni musicali che rendono banali e snervanti tutte le emittenti radiofoniche.
Vi svelo un trucco per non cadere nella depressione di fine agosto: pensate a tutte le sgradevolezze che vi ho descritto, tipiche delle vacanze e buttatevele alle spalle. Almeno un po’ di sollievo, lieve lieve, dovreste provarlo, no?

Aggiungi un commento Agosto 31, 2008

Un romanzo in un anno

Chi è Louise Doughty? Per molti, solo una sconosciuta. Io la considero invece un faro, una guida che mi prende per mano e mi convince ogni giorno di più a portare avanti un’idea che mi frulla in testa. Se riuscirò nell’impresa di scrivere il libro che ho in mente, gran parte del merito è suo.
La sua rubrica “Un romanzo in un anno” pubblicata su Internazionale nel corso del 2006-2007 è quello che serve a ogni aspirante scrittore, un insieme di indicazioni utili, da tenere in considerazione quando si hanno tante belle intuizioni, ma scarsa voglia (o capacità) di trasferirle sulla pagina in modo decente.
Sul sito della rivista sono raccolti tutti i capitoli del suo vademecum, suddivisi per tema, con esercizi di stile, suggerimenti genera-idee, spunti illuminanti.
E lei, giornalista-autrice-scrittrice britannica, è brava a non salire in cattedra e a ricordare i tempi in cui anche lei era una romanziera in divenire, piena di turbamenti, ansie e paure.
Louise esorta a perseverare nel proprio intento, spiega come uscire dai momenti di blocco creativo, dà dritte per trovare la propria strada nel sentiero impervio della narrativa.
Le sue parole fanno sembrare divertente il mestiere di scrivere.

Aggiungi un commento Agosto 6, 2008

Elation - Emozioni in vendita

Vi consiglio un sito fuori dal comune, www.elation.it, che mette in vendita le emozioni. Raccoglie tante proposte interessanti e alternative per vivere esperienze indimenticabili, da regalare o regalarsi: un lancio in paracadute, un giro in Ferrari, una degustazione raffinata, una giornata in un centro benessere, una gita in barca, una sessione di foto scattate da veri professionisti…
Vengono presentate più di tremila offerte anticonvenzionali, da provare da soli o in compagnia e suddivise per categorie di desiderio. Ci sono le emozioni degustative, quelle legate all’armonia psico-fisica, quelle che scaturiscono dall’arte, dalla musica, dallo sport ecc.

Elation garantisce Experience Gift di qualità e raffinatezza.
Come funziona? Basta registrarsi al sito e scegliere l’emozione che si preferisce. Se si tratta di un regalo, la persona (fortunata) riceverà a casa un elegante voucher che la inviterà a usufruire dell’esperienza entro 12 mesi.

La trovata secondo me geniale è quella di presentarsi come “fornitori di emozioni“, di avventure, cultura, allegria, adrenalina, ricordi: momenti unici per valorizzare il tempo libero, per suggellare un’amicizia, per dimostrare l’affetto a qualcuno di importante.

Sarebbe fantastico andare a controllare la posta e accorgersi che qualcuno ci ha regalato un’emozione. Mi immagino la scena: tra una bolletta della luce e un messaggi pubblicitario spunta fuori il biglietto Elation con su scritto “Hai ricevuto in regalo un weekend benessere in Toscana” oppure “Un lancio dal parapendio” o ancora “Una cena romantica preparata dal più grande chef italiano”.

Non mi rimane altro che spargere la voce in giro e sperare che qualcuno di mia conoscenza mi faccia “emozionare” il prima possibile.

Aggiungi un commento Luglio 30, 2008

Attese

Quanta fibrillazione c’è durante un’attesa importante… I momenti che precedono i risultati di un esame, l’istante prima di essere chiamati per un colloquio, i minuti che separano dalla nascita di un figlio, o gli attimi che conducono a un incontro speciale. Sono parentesi di vita in cui si concentrano sensazioni fortissime e che rendono ognuno di noi fragile, ingenuo, irrazionale.

Sono periodi di non azione, in cui siamo bloccati, immobili ad attendere che arrivi un segnale dall’esterno. In questi frangenti noi non possiamo fare nulla, solo pensare, sperare, pregare, ricordare, tirare a indovinare. La mente e il cuore diventano i padroni di quel vuoto che ci sovrasta, facendoci vacillare.

Qualche giorno fa ho vissuto una di queste attese. Un quarto d’ora intenso, che mi ha provato. Ero sola, impaziente, piena di dubbi e desideri. Seduta in silenzio su un divanetto scomodo, in una stanza bianca, con l’aria condizionata accesa. Avevo le mani calde, gli occhi liquidi, i battiti accelerati e la voglia di dimostrare che valevo.

Dopo i 15 minuti di brividi e intenzioni sono venute le parole, i gesti, le azioni concrete. Non c’è stato più tempo e modo di seguire il flusso veloce dei pensieri. Tutto è stato più semplice e ragionato, quasi meccanico.

E’ andata come speravo.

1 commento Luglio 12, 2008

Effetto Sky

È buffo ritrovarsi il weekend o i giorni di festa impantanati a casa, e non sentire l’esigenza di uscire. Fuori il sole è alto nel cielo, ti invita a fare passeggiate all’aperto, a osare il primo contatto con la sabbia, a immergere l’alluce nell’acqua del mare…
Ma l’effetto di attrazione esercitato da un abbonamento Sky nuovo di zecca, supera di gran lunga le lusinghe del mondo esterno. L’ho provato sulla mia pelle i giorni scorsi, quelli dei ponti, del 25 aprile e del 1 maggio. Mentre l’Italia intera si è messa in viaggio per godersi le temperature estive e il clima vacanziero, io ho abbassato le tapparelle del mio salone e mi sono immersa nella visione: Fox, Fox Crime, Fox Life, Sky Vivo, Sky Cinema 1, 2, 3, History Channel, Cartoon Network e così via, in uno zapping impazzito e ubriaco. Ho visto pezzi di documentari, pillole di serie televisive, sigle di cartoni animati, secondi tempi di film, frammenti di spettacoli. Ho provato i canali esteri, sperimentato i sottotitoli in lingua originale, osservato (senza capirle) le trasmissioni arabe, vissuto il passato e il futuro della nostra TV con addosso la frenesia del non potermi perdere nulla, del captare tutto e subito, dello sfruttare il satellite al massimo.
Durante questo variegato e interminabile show, però, la programmazione ha dato ben presto segni di debolezza, lasciandomi un po’ perplessa. Mi ha deluso la scoperta di un palinsesto a rotazione, che a distanza ravvicinata ripete continuamente se stesso, e la scelta di film molto, troppo commerciali. La massiccia presenza della pubblicità mi ha infastidito più di ogni altra cosa…
L’effetto ipnotizzante di Sky sta svanendo poco a poco. Sono certa che tra qualche giorno recupererò in pieno la mia lucidità, la razionalità e la voglia di farmi baciare ancora la pelle dal sole.

Aggiungi un commento Maggio 5, 2008

Crisi italiana

Il lavoro è precario, i salari sono i più bassi di tutto l’Occidente, la tassazione sui redditi dipendenti è pari al 46%, le pensioni che percepiranno i 30enni e 40enni di oggi sarà irrisoria… L’economia italiana è sprofondata in una crisi nera e in TV, sui giornali, alla radio, non si parla d’altro. Le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, il costo della vita è aumentato a dismisura, il prezzo di benzina e gasolio cresce senza soluzione di continuità, la classe media rischia di soccombere, schiacciata dai debiti, dalle rate del mutuo e dalle bollette che salgono alle stelle. Non ci sono i presupposti per una ripresa nel breve-medio periodo e l’angoscia, mista a rabbia, sale. Dappertutto c’è malcontento e disagio, ovunque ci si affligge e si cercano capri espiatori.
Per me e per quelli della mia generazione (classe ’78) non solo il futuro, ma anche il presente è un grosso punto interrogativo. Un moto di ansia ci pervade, un’angoscia dovuta a un senso di impotenza e frustrazione. Non se ne può più dei dibattiti sterili e dello scambio di accuse, delle proposte vane e delle analisi catastrofiche degli economisti. Ogni volta che si discute di “crisi italiana” cambio canale, o volto pagina. Non mi va di deprimermi, né di pensare a tutte le nostre sfortune ed entrare nel tunnel del pessimismo cosmico. Cerco un comico che mi faccia ridere, una lettura “leggera” che mi distragga, una compagnia spensierata. Non essendo una rivoluzionaria scelgo di rivoluzionare solo il mio stato d’animo. E per me è già una grande conquista.

1 commento Marzo 20, 2008

Una festa poco festeggiata

Una settimana fa è stata la mia festa e quella di milioni di altre donne. L’8 marzo ha fatto capolino in questo 2008 malinconico e nervoso, per ricordarci che signore tenaci e coraggiose, tanti anni fa, hanno lottato per un’ideale, per ottenere rispetto e uguaglianza sociale. E le lotte continuano ancora oggi, tutti i giorni, in famiglia, in ufficio, in casa e fuori, sempre. A volte vinciamo, a volte (troppe) perdiamo, ma il punto è non arrendersi e affrontare il resto del mondo a testa alta.
Queste e altre considerazioni dovrebbero indurre le donne a festeggiare come si deve la ricorrenza dell’8 marzo. Basterebbe dedicare del tempo a se stesse, magari per riflettere, ricordare, discutere con le amiche, cercare di sciogliere i grovigli della propria esistenza. Oppure trascorrere la serata in allegria, ridere, fare o dire scemate, rivelarsi segreti come si faceva da bambine con le amichette del cuore. L’8 marzo è una scusa per far rilassare le donne almeno un giorno all’anno… Eppure, la maggior parte di loro sembra snobbare questa data. Alla domanda “Che fai l’8 marzo?” le risposte più ricorrenti sono: “Niente di che”, “Nulla di speciale” o “Che c’è da festeggiare?”… Domina un misto di scetticismo e sospetto, perché il pensiero va alle serate pruriginose organizzate in numerosi locali: spogliarelli, spettacoli in cui gli uomini fanno a gara per sedersi sulle ginocchia delle clienti, riunioni di donne “assatanate” che sembrano vere e proprie oche giulive. Ma io credo che sia un peccato rinunciare a un’occasione di confronto e complicità femminile a causa di qualche repressa. Non c’è niente di meglio che condividere una manciata di emozioni con qualcuno che può comprenderti fino in fondo e parla la tua stessa lingua.

Aggiungi un commento Marzo 15, 2008

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