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Consigli pratici per donne, mamme e lavoratrici che non riescono a ritagliarsi del tempo per la palestra. Com’è possibile organizzare la propria settimana in maniera da prevedere qualche ora di attività fisica?
In questo articolo mi rivolgo alle donne che amano la palestra ma che non riescono più a frequentarla. Per diversi motivi: perché hanno trovato un lavoro che le impegna tutto il giorno, perché hanno cominciato a gestire una casa, una relazione a due, una famiglia. Perché sentono che le ore scorrono via veloci e, senza che nemmeno se ne rendano conto, arriva inesorabile il momento di andare a dormire.
Ciao mamma e papà
Dite la verità: a quante di voi è capitato di aver lasciato la dimora dei genitori ed essersi ritrovate nel caos? Quelle che prima erano azioni scontate e superflue (come cucinare, fare la spesa, stendere il bucato ecc.) perché qualcun altro le faceva al posto vostro, sono diventate tutto d’un tratto attività di routine, obbligatorie. Non avete più tutto il tempo per voi. Oltre al lavoro ci sono le faccende domestiche, le bollette da pagare, i panni da stirare… Se uscite dall’ufficio alle 18.00, non sarà più così automatico andare dritte in palestra e rimanerci fino alle 20.00. Chi ci pensa poi alla spesa? Chi prepara da mangiare? La situazione si complica ulteriormente se avete messo su famiglia: chi bada ai pupi mentre voi correte sul tapis roulant?
Per evitare di accumulare sensi di colpa e frustrazioni di ogni genere, dovete mantenere la calma e imparare a organizzarvi. Ritagliare tre ore di tempo alla settimana per l’allenamento è possibile. Tutto dipende dalla vostra capacità di programmarvi in maniera razionale. A seconda che siate single o accoppiate, che abbiate figli oppure no, le esigenze cambiano e ci vuole un piano d’azione che faccia al caso vostro.
Single e indipendenti
L’amore non va a gonfie vele? La ricerca del partner giusto è una chimera? Tirate un sospiro di sollievo: la vostra “libertà” offre anche indiscutibili vantaggi. Potete fregarvene dei minuti che passano. Non c’è nessuno che pretenda il piatto pronto e la tavola apparecchiata. Nessuno che cronometri il vostro rientro per la cena. Potete scegliere di fare quello che volete, quando volete. Non c’è bisogno di andare in palestra all’alba o di rinunciare alla lezione di spinning serale… Siete padrone del vostro tempo e avete la possibilità di mangiare alle 22.00, di non rifare il letto, di pulire il bagno la mattina presto. Il mio consiglio è di pensare a voi stesse, prima di tutto, e solo dopo, alla casa. Allenatevi come avete sempre fatto, scegliendo gli orari a voi più congeniali. Non modificate le vostre abitudini per un eccesso di zelo casalingo.
Sposate o conviventi
Siete felicemente fidanzate o sposate. Vivete con il vostro amore. Avete scoperto il bello (ma anche il brutto?) della convivenza. All’improvviso vi siete rese conto che stare con un’altra persona è splendido ma faticoso. Volete accontentarla sempre, passare ogni minuto libero insieme, dimostrare che siete all’altezza di ogni cosa. Vi piace sentirvi le regine dell’alveare e ci tenete a non sfigurare mai. Le vostre giornate sono piene di liste della spesa, bucati, spolverate e coccole. La vostra vita è scandita dal lavoro fuori e dentro casa, sembra non esserci spazio per altro. La palestra diventa uno sbiadito ricordo…
In realtà non dovete rinunciare all’allenamento, ma razionalizzare il vostro tempo. Ecco qualche trucco per ricavare minuti preziosi per voi stesse:
1) Durante il weekend preparate tante porzioni di pasto, da tenere nel congelatore. Potrete utilizzarle nel corso della settimana, evitando di spendere troppo tempo in cucina.
2) Fate il grosso della spesa una volta alla settimana e chiedete al vostro compagno di fermarsi, dopo il lavoro, a prendere il pane e il latte.
3) Quando preparate la cena, cucinate un po’ di più del necessario. Quel che resta diventerà il vostro piatto per il giorno successivo.
4) Scegliete un centro sportivo vicino all’ufficio. Finito il turno di lavoro, andateci subito, senza pensarci su troppo.
5) Se avete una pausa pranzo consistente, di almeno due ore, sfruttatela per fare attività fisica.
6) Dividete le pulizie casalinghe tra il sabato e la domenica (2 ore per ciascun giorno). In questo modo non perderete una giornata intera nelle faccende e vi ritaglierete del tempo per andare in palestra.
7) Stirate una volta alla settimana, di sera, dopo cena, magari davanti alla tv. Non fatelo mai prima di mangiare, quello è il momento da dedicare all’allenamento!
8) Andate a trovare spesso i vostri genitori: la mamma sarà sempre contenta di offrirvi il suo aiuto: sughi pronti, ciambelloni, regalini vari per la casa… Tutto ciò vi consentirà di dedicarvi ad altro!
9) Almeno una sera a settimana cenate dai vostri “vecchi”. Quel giorno non dovrete occuparvi del pasto, quindi sarà la volta buona per correre in palestra!
10) Cercate di coinvolgere anche il vostro compagno nell’attività motoria. Insieme sarà più semplice organizzarsi e frequentare un centro sportivo.
Questi suggerimenti valgono anche (e soprattutto) se avete dei figli. Con loro la situazione si fa ancor più complicata… Cercate di affidarvi a qualche prezioso collaboratore (vostro marito, la mamma, la nonna, un’amica, una vicina o una baby-sitter fidata). Avete assolutamente bisogno di una persona che vi sostituisca per poche ore alla settimana e vi consenta di andare in palestra con il cuor leggero. Se non potete contare su un familiare, guardatevi intorno con attenzione, vicino a voi ci sarà sicuramente una mamma che potrebbe essere una vostra amica, che avrà quasi sicuramente le vostre esigenze e i vostri problemi. Aiutatevi scambiandovi il tempo, una volta a settimana te li tengo io e una volta me li tieni tu…
Ma se proprio non trovate nessuno, potete provare a portare in palestra con voi i figli. Ci sono delle sale fitness pensate apposta per le famiglie. Da un lato si allena la mamma, che può dedicarsi alla cura del suo aspetto fisico, dall’altro giocano i bambini, che si divertono muovendosi un po’. Il tutto nello stesso edificio.
La vostra palestra non è così all’avanguardia? Allora cercate di allenarvi con accanto il vostro bambino. Ho visto donne sollevare pesi e fare gli addominali mentre i loro figli le osservavano da vicino, aspettandole e seguendole passo passo.
Al di là di tutti i consigli pratici, per cercare di sfruttare al meglio il poco tempo che si ha a disposizione occorre essere flessibili. Per stare bene non servono ore e ore di allenamento, contano costanza e intensità, grandissima concentrazione durante l’attività fisica e una determinazione fuori dal comune. L’importante, in ogni caso, è non arrendersi e non rinunciare al proprio benessere.
Gennaio 3, 2008
…o che a volte dicono, ma farebbero bene a risparmiarsi. Perché la loro predisposizione e professionalità incide enormemente sul morale degli iscritti.
Sono innumerevoli i fattori che incidono sulla soddisfazione di un cliente di una palestra. La pulizia e funzionalità dei macchinari, l’ampiezza dei servizi offerti, prezzi ragionevoli e personalizzati, ambienti curati, la gentilezza e professionalità del personale. Ma forse, più di tutto, conta il rapporto umano che si instaura tra i clienti, tra i clienti e gli istruttori, tra chi va in un centro sportivo per “imparare a stare bene” e che ci lavora per trasferire le sue conoscenze. In parole povere: se il trainer ci accoglie in sala con disponibilità e cortesia, offrendoci la sua piena attenzione e seguendo il nostro allenamento con interesse, allora il tempo trascorso in palestra sarà piacevole e costruttivo, in caso contrario, potrebbe trasformarsi in una sofferenza…
L’istruttore modello
Il sogno di ogni persona che entra in palestra è quella di essere “coccolata” e guidata. È fantastico poter contare su una figura professionale competente e premurosa, pronta a insegnarci i movimenti giusti e a correggerci in caso di errore. È rassicurante sapere che l’istruttore ha a cuore la nostra salute e si prodiga per insegnarci a prenderci cura di noi stessi. Quando abbiamo un dubbio, il trainer modello sa risponderci con cognizione di causa, sa tranquillizzarci e mostrarci la via da seguire. Quando ci sentiamo giù di corda, il preparatore modello non ci costringe ad allenarci al massimo delle nostre forze, ma di rallentare, di non esagerare e recuperare le energie. Inoltre, l’insegnante modello di body building o fitness, ci saluta col sorriso sulle labbra, ci chiede come stiamo, ci mette a nostro agio, sempre.
L’istruttore-beffa
L’incubo di ogni persona che entra in palestra è quello di venire “umiliata” dall’istruttore, di essere trattata con indifferenza, superiorità o freddezza. È avvilente sapere che il trainer non ci considera nemmeno, che ride sotto i baffi dei nostri errori, che sbuffa quando deve correggerci o seguirci nell’allenamento. È demotivante sentirsi inadeguati, incapaci e per nulla incoraggiati a migliorare. Quando non sappiamo quale macchinario utilizzare, il trainer-beffa ci indica con spocchia l’attrezzo, quando eseguiamo un movimento in maniera erronea, l’istruttore-beffa se ne sta zitto, quando chiediamo di poter svolgere un esercizio alternativo, il trainer-beffa ci liquida con poche parole sbrigative. Inoltre, l’insegnante-beffa, non si ricorda il nostro nome e non ci saluta se non siamo noi a farlo per primi.
Esistono differenti tipologie di istruttori-beffa:
1) L’istruttore scontroso
È quello che non ci rivolge parola e risponde in modo brusco. Sembra sempre impegnato in cose più importanti e non intende perdere troppo tempo dietro alle nostre sciocche richieste. Si sente un pesce fuor d’acqua in un ambiente in cui lui è il solo competente, l’unico che ha capito il vero significato della parola “Wellness” e svolge il suo compito controvoglia, sognando di trovarsi altrove, magari in un Centro Sportivo frequentato solamente da addetti ai lavori.
2) L’istruttore menefreghista
È quello non interessato minimamente alle necessità della clientela. La sua presenza è di semplice facciata, perché in realtà la sua testa sta orbitando in un pianeta lontanissimo. Quando spiega un esercizio lo fa meccanicamente, senza approfondire o trasferirlo sul caso specifico dell’iscritto. Si limita a ripetere la lezioncina a memoria, ma non si sofferma a vedere se il messaggio è stato afferrato e anzi, se capisce che il cliente è in difficoltà, ce lo lascia, senza sensi di colpa.
3) L’istruttore fantasma
Quando lo cerchiamo non c’è, quando abbiamo bisogno di una consulenza, sparisce. Perdiamo più tempo a vedere dove si è cacciato che ad allenarci. O sta sorseggiando un caffè con qualcuno, o è impegnato al telefono, o è semplicemente in pausa. In altri casi c’è, ma è impossibile richiamare la sua attenzione perché sembra presissimo in conversazioni con colleghi o clienti-amici. Sarebbe anche simpatico, se solo riuscissimo a richiamarlo all’attenti.
4) L’istruttore fanfarone
Lui sì che è socievole e che si ricorda il nostro nome, ma è tutto fumo e niente arrosto! Chiacchiera amabilmente di tutto tranne che dell’allenamento, commenta i risultati calcistici, racconta aneddoti divertenti legati alle sue esperienze. L’impressione che trasmette è quella di essere un giocherellone immaturo, poco affidabile professionalmente e con scarsa voglia di lavorare sul serio. Sembra più un intrattenitore che un istruttore.
5) L’istruttore timido
L’esatto opposto del fanfarone. Si vergogna a correggerci quando sbagliamo, se ne sta in disparte perché ha paura di offendere chicchessia. Non fa mai la prima mossa e aspetta, seduto nella sua postazione, che qualcuno passi di lì e gli rivolga una domanda. A volte ci accorgiamo che sta controllando da lontano il nostro esercizio, ma quando incrociamo il suo sguardo lui fa l’indifferente e ritorna a fissare il vuoto. Si trova a suo agio solo con i clienti storici, che conosce da una vita.
Come intervenire
L’unico rimedio possibile, nei casi in cui l’istruttore si riveli una beffa, è manifestare la propria insoddisfazione. Prima di tutti a lui, direttamente, sottolineando un concetto importante: noi paghiamo un servizio, e lui è pagato per offrirlo al 100%. Se il nostro monito cade nel vuoto, allora dobbiamo fissare un appuntamento con i consulenti della palestra, o anche con il proprietario. Occorre essere chiari, portare esempi concreti, avvalersi del sostegno di altri clienti insoddisfatti e rivelare la nostra titubanza nel continuare a frequentare la palestra. Molto spesso la direzione non è a conoscenza della metamorfosi dell’istruttore coi clienti. Il suo curriculum è di tutto rispetto e il suo atteggiamento nei confronti di superiori e colleghi è irreprensibile, quindi perché mettere in dubbio la sua professionalità? Sta a noi dimostrare che la sua figura è inadeguata e che mina fortemente l’immagine del centro.
Novembre 13, 2007
Riporto di seguito il mio articolo pubblicato sul bimestrale La Palestra di marzo-aprile.
Immaginate di mettere piede in palestra per la prima volta in vita vostra. Immaginate, poi, di sentirvi addosso lo sguardo di tutti i presenti: quello degli istruttori che aspettano solleciti la vostra richiesta di aiuto, quello degli altri avventori che si domandano chi siete abbandonandosi a commenti frivoli e a occhiate più o meno esplicite.
Cercate di visualizzare la scena e di immedesimarvi il più possibile… Be’, a questo punto vi dovreste sentire almeno un po’ imbarazzati, o quanto meno sotto esame.
Vi trovate in un ambiente estraneo, circondati da gente sconosciuta intenta a lanciare scommesse su di voi: Sarà della zona? Quanti anni avrà? Avrà fatto altri sport? Sarà fidanzato/a?
È impossibile salvarsi dal tiro incrociato di sguardi e bisbigli del primissimo ingresso in sala pesi o corsi. Peggio che se aveste appena ottenuto una promozione a lavoro o doveste sostenere un colloquio importantissimo…
La sola vostra presenza in palestra (inaspettata e improvvisa) dà il via a uno sciame di conversazioni sussurrate e a un chiacchiericcio rumoroso.
Ma non tutte le chiacchiere vengono per nuocere!
Esistono le allusioni bonarie, le deduzioni scontate, le conversazioni da salotto. Le persone intorno a noi si trasformano in metal detector della nostra adeguatezza e si divertono ad etichettarci, a fare battute che rimbalzano di bocca in bocca solo per il gusto di allenarsi col sorriso sulle labbra e creare complicità col gruppo degli habitué. Sta a noi difenderci, capire il meccanismo e contrattaccare al momento opportuno.
Chiacchiere per ridere
La maggior parte delle chiacchiere che si alimentano in palestra sono innocue; giri di parole spensierati che servono per tenere alto il morale, ridere in compagnia, trascorrere momenti di ilarità. Di questa categoria fanno parte i complimenti sul piano estetico, tipo: “Hai visto il nuovo arrivato? Che fisico!” oppure “Chi riuscirà ad attaccare bottone con quella per prima?” o ancora “Ora sì che mi allenerò contento”. Commenti di questo genere sono prevedibili e, se non superano i limiti della decenza, in fondo anche lusinghieri.
Poi esistono le battute divertenti, quelle scambiate tra una serie e l’altra, per spezzare la monotonia e mettere un po’ di pepe sulla routine della palestra. Le allusioni ironiche nascono quasi sempre dalla bocca dei frequentatori storici, che si raccolgono in gruppetti affiatati e “bersagliano” bonariamente i nuovi di turno: “Se continua guardarsi allo specchio finirà col consumarlo…” o “Guarda che completino hi-tech ha sfoggiato Wonder Woman!”.
Diversi dai complimenti e senz’altro più spiacevoli, sono i giudizi affrettati e superficiali. In genere riguardano il modo di fare, l’approccio verso il lavoro in palestra, la capacità di allenarsi. Si tratta di insinuazioni del tutto pretestuose e fatte alla leggera, per esempio: “Ma non hai visto quello come suda?” o “Aiuto, ci salvi chi può! Non sa nemmeno come funziona il tapis roulant”. Per quanto fastidiose però, anche queste forme di chiacchiere risultano inoffensive, di poco conto. E non vale la pena prestarci attenzione.
Chiacchiere al vetriolo
Una categoria di esternazioni molto diffusa nelle palestre e profondamente irritante, è quella dei pettegolezzi. Nascono come funghi e si propagano a macchia d’olio perché si basano su supposizioni e credenze del tutto infondate.
La situazione che più spesso dà adito al pettegolezzo si verifica quando un nuovo arrivato stringe amicizia con qualcuno dell’altro sesso. Se il legame diventa intenso, le conversazioni a due si infittiscono e gli occhi si addolciscono, automaticamente nella sala scoppia il gossip: “Quei due hanno una storia” “Lui tradisce la sua ragazza con la new entry” o anche “Hai capito l’ultima arrivata… si dà da fare parecchio”.
La dinamica del pettegolezzo è nota: parte strisciando subdolamente e si gonfia col passaparola.
Come reagire? Ignorandolo, continuando a comportarsi con naturalezza, scambiando due parole con tutti, intrecciando relazioni a 360°. Oltre a far scemare il pettegolezzo con i fatti, si avrà il vantaggio di costruire una rete di contatti più estesa e gratificante.
Ancora più sgradevole del pettegolezzo è la critica. Il più delle volte infondata e basata sull’invidia, lascia uno strascico velenoso nell’aria. Quando qualcuno dice frasi del tipo: “È incapace di alzare un peso” “È ridicolo qui dentro, perché non se ne torna al paese suo?” o peggio “Secondo me è una persona da evitare perché è strana” vuol dire che è rancorosa e maligna.
Una critica mossa con l’intento di ferire e creare terra bruciata è un’arma vera e propria. Se vi accorgete di essere presi di mira con cattiveria, forse è il caso di farvi sentire, lamentarvi con l’istruttore e il resto del personale della palestra.
Niente è eterno
Varcare la soglia dell’area deputata ad allenarsi è un po’ come superare un esame. Tutto ciò che siamo, viene analizzato nel dettaglio: il nostro modo di camminare, ciò che indossiamo, la nostra fisicità, la socievolezza, l’allenamento che scegliamo. Ma, a rifletterci bene, è comprensibile che si inneschi questo meccanismo.
La palestra è il regno dei confronti e dei paragoni, l’altare dell’esibizionismo, il teatro dei narcisi. È un luogo strutturato per osservarsi reciprocamente, con specchi che rimbalzano da un muro all’altro, luci brillanti, vetrate trasparenti.
Ma le battute e le allusioni più o meno taglienti non durano in eterno. Giusto il tempo necessario per far “circolare” la nostra faccia e diventare una presenza nota. Dopo un primo periodo di analisi e commenti pungenti, tutto l’interesse che abbiamo catalizzato si smonterà e, trascorse poche settimane, si sposterà su una nuova, ghiottissima preda.
Marzo 21, 2007
Riporto di seguito il mio articolo pubblicato sul bimestrale La Palestra di gennaio-febbraio.
La scelta, da parte dei gestori, di offrire un programma di corsi all’avanguardia rischia di destabilizzare buona parte degli iscritti.
Ore 10.00 della mattina. Lunedì. La signora Rossi, casalinga sulla cinquantina, esce di casa dopo aver rassettato i letti e provveduto a rifornire il frigorifero. Ha tutta la giornata per sé e tanto tempo a disposizione. Suo marito è a lavoro, tornerà solo nel pomeriggio. I figli, ormai sull’orlo dei 30, rientreranno a casa per cena. Quando chiude la porta di casa, la signora Rossi indossa scarpe da ginnastica e tiene in spalla una sacca sportiva. L’aspetta un’ora e mezza di allenamento in palestra. La sua lezione preferita è “Body Work”, esercizi per tutto il corpo a tempo di musica. Ma oggi riceverà un’amara sorpresa perché il suo corso è stato sospeso. Al suo posto è prevista un’ora di “TBC” (Total Body Condition). Con lo sguardo corrucciato la signora Rossi osserva interdetta il nuovo programma di lezioni settimanali… Per lei si mette male: non capisce il significato delle sigle che riempiono la tabella e si considera un’aliena. Tutti quei termini innovativi la fanno sentire a disagio, inadeguata… Forse la palestra non è più un posto adatto ai cinquantenni come lei. Forse sarebbe il caso di lasciare spazio ai giovani.
Un pubblico variegato
L’esempio della signora Rossi, volutamente provocatorio, mette in luce lo smarrimento e il disorientamento di una persona che non considera l’attività fisica una faccenda di costume e tendenza.
La scelta, da parte dei gestori di club sportivi, di puntare su un programma di lezioni all’avanguardia e in linea con le mode del periodo può rivelarsi molto azzardata. Tra i frequentatori abituali delle palestre ci sono tante signore Rossi, legate a un allenamento tradizionale e spaventate dal nuovo che non conoscono. Il bacino di utenza dei centri fitness si è allargato e comprende non solo i patiti, quelli che si mettono in prima fila e non perdono nessuna lezione, ma anche le persone più mature, le donne che non lavorano, le ragazze poco avvezze all’attività fisica, gli uomini che non attribuiscono alla palestra un’importanza primaria.
L’utente che rientra in queste categorie non chiede l’ultima versione di step coreografico high impact… Preferisce allenarsi in armonia con se stesso e col resto del gruppo, senza apparire impacciato e fuori luogo.
Corsi azzardati
La tendenza prevalente degli ultimi anni è quella di costruire tabelle orarie settimanali innovative e ricche di corsi dai nomi spericolati e avventurosi. Sono moltissime le lezioni in palestra con denominazioni originali e fashion. Le formule straniere si sprecano, così come le abbreviazioni, gli acronimi, le parole tronche, le invenzioni belle e buone. L’obiettivo del titolare o del responsabile è quello di trasmettere un’immagine giovane e dinamica del proprio centro, al passo con i tempi. Tale scelta strategica da un lato ha buone probabilità di successo tra gli sportivi a 360°, quelli che si lanciano a braccia aperte in qualsiasi evento fitness, ma dall’altro tende ad allontanare le persone più scettiche nei confronti dell’allenamento, che hanno bisogno di rassicurazioni e certezze.
Il giusto equilibrio
Occorre mantenere un sano equilibrio, che accontenti il maggior numero di frequentatori. Tra cavalcare le correnti d’oltreoceano e rimanere aggrappati al passato, esiste una via di mezzo. Bisogna differenziare la schedule settimanale se non si vuole rischiare di perdere fette importanti di utenza. I corsi che si svolgono di mattina, e che si rivolgono generalmente a donne che non lavorano, a pensionati e a studenti universitari, dovrebbero prevedere lezioni mirate, immediatamente riconoscibili e identificabili dal target principale. Al contrario, il tardo pomeriggio e la sera la palestra è frequentata soprattutto da giovani e adulti lavoratori, così come da studenti di scuole superiori, ovvero da un pubblico più ricettivo ai cambiamenti e dalla mentalità flessibile. È tale bacino di clientela il più interessato alle novità e pronto a farsi allettare da corsi sconosciuti, dalle definizioni eccentriche. In via generale è importante sempre accontentare tutte le tipologie di utenti e creare una vita di palestra a misura di ognuno.
Il fattore location
La decisione di applicare definizioni suggestive e dal tocco esotico ai corsi di una palestra non può prescindere dalla collocazione geografica di quest’ultima. Se il centro sportivo è un moderno fitness centre sito in una metropoli, allora l’inserimento di lezioni all’avanguardia è coerente e necessaria. Se, all’opposto, la palestra si trova in un piccolo paese di provincia, isolato e scarsamente popolato, allora l’adozione di un linguaggio ipermoderno risulterebbe fuori luogo. Se, in ultimo, il circolo sportivo si trova nella periferia di una città medio/piccola, allora occorre dosare i termini nuovi con quelli vecchi in maniera sapiente e controllata.
Un corso… cento nomi
Molto spesso, chi realizza il programma per la sala corsi, dà libero sfogo alla fantasia. I gestori, o i direttori tecnici, danno prova di grande estro e creatività, cercando di sorprendere il pubblico con classi avveniristiche e all’avanguardia. Invece del classico “Gym Tonic” scrivono sulla tabella degli orari “Tone Up” oppure “Body Definition” o ancora “Total Tonic”, per fare più impressione e sembrare ultramoderni. In realtà, la sostanza della lezione è la stessa, cambia solo il nome che le viene attribuito: si tratta di un allenamento generale per il corpo che mira alla tonificazione e al rassodamento muscolare. Alcune volte, per un’ora di esercizi focalizzati sull’addome si usa l’estrosa definizione “Turbo Abdominal”, giocando con la forza della parola turbo e l’uso del sempre amato inglese. Altri esempi di creatività in sala fitness? La lezione di “Multy Sculpture”non è altro che una lezione di sollevamento pesetti; “Aero Tone” significa aerobica + tonificazione, “Jolly Class” lascia una dose di suspence al pubblico e non rivela il tipo di corso in programma.
Sono numerosi gli stratagemmi a cui si può ricorrere per aumentare l’appeal della palestra e invogliare le persone a iscriversi, ma occorre comprendere se sia realmente conveniente puntare sul fattore modernità a tutti i costi. In molte circostanze la chiarezza e l’immediatezza nella comunicazione si rivelano le uniche armi vincenti su cui vale la pena scommettere.
Gennaio 14, 2007

Riporto di seguito il mio articolo pubblicato sul bimestrale La Palestra di novembre-dicembre.
La danza è entrata con prepotenza nei corsi fitness proponendo una fusione di stili, linguaggi ed espressioni. Ma senza rinunciare a un work out intenso ed efficace.
Fino a qualche anno fa le palestre offrivano corsi di aerobica, step, body work. La ginnastica a ritmo di musica seguiva una sua disciplina, delle regole precise. Il ritmo era cadenzato, braccia e gambe dovevano sollevarsi o abbassarsi con movimenti controllati. L’allenamento esigeva una colonna sonora adatta, musica dance dai battiti più o meno veloci a seconda della fase della lezione. La coreografia tracciava un percorso lineare e coerente, senza sbavature o deviazioni.
Poi, un poco alla volta, tra un salto e un sollevamento di pesetti, si è incominciato a intrufolare un accenno di mambo, un timido tentativo di ruotare il bacino più sinuosamente, un passo di chassé. Anche la musica di accompagnamento ha iniziato a differenziarsi e ad alternare melodie da discoteca a sonorità più calienti, dal sapore latino, orientale, o africano.
Gli istruttori, sull’onda delle trascinanti tendenze d’oltreoceano e di una diffusa voglia di sperimentare e abbracciare nuovi stili, hanno così dato il via a una piccola rivoluzione nel fitness. Insieme ai corsi tradizionali, si sono affacciate nei programmi delle palestre, classi di aerobica latina, zumba, latin-step, tango-step, bollywood, danza del ventre.
E oggi la contaminazione dei linguaggi non fa che crescere e fiorire, offrendo mescolamenti accattivanti, sintesi di ginnastica e danze che nascono in zone lontane del mondo e arrivano a noi in modo gioioso e divertente.
Vediamo nel dettaglio alcune di queste lezioni di fitness “contaminate”:
Zumba
È una combinazione vivace e coinvolgente di fitness e musiche caraibiche. Unisce i passi di salsa, merengue, samba, rumba e tribali con i movimenti dell’aerobica. Ideale per chi ama la danza, le melodie incalzanti e le atmosfere latine. Durante la lezione di zumba si suda molto, si fatica, si tiene il cuore in allenamento e si sorride. Le repentine e travolgenti variazioni di ritmo, che aumentano e diminuiscono in continuazione la frequenza cardiaca, accrescono la resistenza di chi pratica. È indicata per ogni persona di ogni fascia di età, dai bambini di sei anni fino alle persone anziane, essendo una lezione di aerobica low impact che può essere praticata a vari livelli di intensità.
Tango-step
Una lezione perfetta per gli appassionati dello step “alternativo”. Il ballo sensuale per eccellenza, il tango, si sposa con uno dei corsi fitness più popolari e amati, lo step. Il risultato è un piano di allenamento originale e appassionante, che coniuga le eleganti movenze del ballo argentino con i passi base e avanzati dello step. La coreografia è un mix di fantasia ed energia che mantiene alta l’intensità del lavoro aerobico. Tango-step è la scelta ideale per chi non vuole rinunciare ai benefici dello step, ma allo stesso tempo è incuriosito da un’arte antica e carica di suggestioni. Una variante ugualmente diffusa nei centri sportivi è il tango-aerobica, dove ad alternarsi sono le mosse dell’aerobica coi movimenti flessuosi del tango.
Latin-Style
Il fitness latino permette di praticare ginnastica sul ritmo della musica latina. I movimenti della danza latino-americana sono inseriti in una coreografia allegra e coinvolgente, che rende il corso piacevole e di grande appeal. Gli ingredienti fondamentali di questa lezione sono una serie di passi semplici, accattivanti e facili da memorizzare (come cha-cha, V step, pivot turns), e una notevole enfatizzazione delle spinte col bacino, per rendere il tutto più “caliente”.
Bollywood Style
In questa disciplina il fitness prende in prestito gli elementi della danza indiana e diventa un genere magico e contagioso. La musica che scandisce la lezione è basata su remix ad hoc di tradizionali sound orientali. Si tratta di un allenamento altamente energetico, dal gusto teatrale, che infonde buonumore, ma soprattutto è un workout che svolge un lavoro completo su tutto il corpo, dalle spalle alle gambe. Il Bollywood Style è al tempo stesso low impact e dinamico, associa sinuose posture yoga nella fase preparatoria di stretching a performance più bizzarre e ad alta intensità nel vivo della lezione. Il corso, adatto a uomini e donne di ogni fascia di età, è capace di bruciare fino a 500 calorie in un’ora, di allontanare lo stress aiutando la fluidità dei movimenti e di migliore la coordinazione articolare.
Danza del ventre
È un allenamento totale per il corpo, la mente e lo spirito. Non si tratta solo di una forma di esercizio dolce e in grado di bruciare i grassi in eccesso, ma favorisce anche un atteggiamento mentale positivo nei confronti del proprio corpo. Ogni vibrazione e ondeggiamento dei fianchi è un’espressione di forza e femminilità e un’occasione per recuperare il proprio lato più seducente. I movimenti della danza del ventre potenziano e rassodano la muscolatura dei piedi, dei polpacci e delle cosce, evitando i disturbi della circolazione. Inoltre rinforzano i muscoli dell’addome, dei fianchi, dei glutei; rinvigoriscono i muscoli dorsali, irrobustiscono braccia, spalle e petto, poiché il portamento eretto, la base per ogni danza, favorisce il tono muscolare e contribuisce a sostenere il seno.
Tirando le somme…
Il fitness che si apre alle altre culture ci consente di entrare in contatto con le tradizioni di popoli differenti, di condividere le loro forme di espressione artistica, di accoglierle e integrarle con le nostre. Un allenamento in palestra può diventare così l’occasione per uno scambio vivo e partecipe, per una conoscenza dell’“altro” informale e giocoso. A fine lezione si avrà ancor più voglia di provare, ballare, sapere e nascerà, istintivo, il desiderio di migliorare, di diventare bravi e trascinanti come “loro”. Non è raro che, dopo aver frequentato un corso di fitness “contaminato”, le persone decidano di approfondire il discorso e di iscriversi a scuole di ballo vere e proprie.
Novembre 12, 2006

Riporto di seguito il mio articolo pubblicato sul bimestrale La Palestra di settembre-ottobre.
Impariamo a riconoscere le diverse tipologie di clienti per offrire servizi personalizzati
Un buon gestore di palestra deve sapersi trasformare, all’occorrenza, in un sociologo scrupoloso. Se spera che la sua attività cresca e si rafforzi nel tempo deve imparare a guardarsi intorno, a esaminare la vita del suo centro, a osservare le persone che giorno dopo giorno varcano la soglia della reception.
Un fitness center, in fin dei conti, assomiglia a una microsocietà dove si incontrano (e scontrano) personaggi di ogni sorta, ognuno coi suoi obiettivi, desideri e umori. Saperli interpretare e, ancora meglio, prevedere, aiuta a centrare in pieno le esigenze specifiche della clientela.
Tipi da palestra
I tipi da palestra sono tanti e hanno caratteristiche diverse. L’elenco che segue ne descrive solo alcuni, ma rappresenta un valido strumento per cominciare ad orientarsi.
1° tipo: il narciso
Segni particolari: ama contemplarsi, scoprirsi gli addominali davanti allo specchio, mostrare al mondo intero la sua prestanza e preparazione atletica. Quando si allena si impegna al massimo e non si concede distrazioni: chi merita più attenzione di lui?
Come accontentarlo: il narciso è molto sensibile ai complimenti. Per ottenere il suo interesse è necessario compiacerlo, esaltarne la forma, blandirlo. Più si sentirà apprezzato e ammirato, più avrà voglia di frequentare il circolo sportivo.
2° tipo: il salutista
Segni particolari: è fermamente convinto che l’esercizio fisico, svolto con regolarità e metodo, migliori la qualità della vita. Svolge l’allenamento con serietà, non salta mai una sessione e vanta sempre una cera perfetta.
Come accontentarlo: il salutista ama gli ambienti puliti e curati dal punto di vista igienico. Non è disposto a tollerare trascuratezza o disordine ed esige che i servizi offerti dal suo centro fitness siano ineccepibili.
3° tipo: lo stressato
Segni particolari: va in palestra per sfogarsi e scaricarsi dallo stress accumulato nel corso della giornata. Ama scambiare qualche chiacchiera col vicino di tapis roulant e predilige un allenamento costante ma non troppo impegnativo.
Come accontentarlo: il centro sportivo ideale dello stressato è quello che offre molti confort e aree relax. Dalla sauna, al centro estetico, dalla piscina all’aperto d’estate, ai macchinari più all’avanguardia nel mercato. Per conquistarlo bisogna viziarlo.
4° tipo: il sociale
Segni particolari: ha poca voglia di allenarsi e molta di attaccare bottone. Sceglie di andare in palestra per creare nuovi contatti, incontrare gli amici, passare del tempo in allegria. Manubri e bilancieri rappresentano per lui soltanto un dettaglio.
Come accontentarlo: il sociale deve essere coinvolto il più possibile nella vita dentro e fuori la palestra. Deve essere invitato alle feste, agli eventi dedicati ai soci, alle serate ad hoc. L’ideale sarebbe interpellarlo nell’organizzazione, chiedergli consigli e usarlo come PR.
5° tipo: il pentito
Segni particolari: lo sport è per lui sacrificio e fatica, non certo un piacere. Va in palestra solo perché abitudini troppo sedentarie hanno lasciato pesanti conseguenze sul suo fisico ed è costretto a correre ai ripari. La sua sessione di allenamento standard è breve e sofferta.
Come accontentarlo: solo risultati positivi ed evidenti possono indurre il pentito a rinnovare l’abbonamento. Il principale compito del gestore è quello di affiancargli un istruttore capace e preparato, che lo segua da vicino e lo convinca a intraprendere uno stile di vita più sano ed equilibrato.
6° tipo: il saltuario
Segni particolari: cerca (e trova) spesso scuse per non andare in palestra. Lo sport non si trova in cima alle sue priorità e durante l’allenamento appare scostante, svogliato, demotivato. Si ritrova il più delle volte a sfogliare una rivista o a guardare la TV seduto sulla cyclette.
Come accontentarlo: durante le sue rare sedute in palestra, il saltuario vuole sentirsi a suo agio, in un ambiente confortevole e stimolante. Guai a non fargli trovare il suo giornale preferito o a lasciarlo da solo in sala pesi. Potrebbe cogliere al volo l’occasione per scomparire…
7° tipo: il conquistatore
Segni particolari: considera la palestra un fantastico luogo di “rimorchio”, dove è facile “cuccare” e conoscere gente interessante. Quando si allena cerca di far colpo sulle prede più appetibili. Ama la musica ad alto volume e il via vai di persone.
Come accontentarlo: il conquistatore è attratto dai posti trendy, ultrafrequentati e dallo stile vivace. La struttura a lui congeniale ha un design moderno, strumentazioni all’avanguardia, bar e negozi di abbigliamento all’interno.
La classificazione finisce qui, ma solo per motivi di spazio. Ci sarebbero anche gli insicuri, i fissati, i culturisti… Basta tenere occhi ed orecchie aperte per scovare, ogni giorno, tipi differenti e applicare le strategie più opportune.
Settembre 17, 2006

Riporto di seguito il mio articolo pubblicato sul bimestrale la Palestra di luglio-agosto.
Consigli per gestori di palestre con l’incubo della pausa estiva.
Luglio, agosto, ma anche la fine di giugno e l’inizio di settembre possono essere periodi a rischio per il popolo della palestra. Rischio di assenteismo, svogliatezza, pigrizia. Persino la cerchia dei fedelissimi, presenti all’appello 7 giorni su 7 durante il resto dell’anno, allenta il tiro e comincia a mancare la domenica per la tintarella, il sabato per il relax, il venerdì sera per godersi passeggiate e cene al chiaro di luna.
L’estate, il caldo, le giornate che si allungano, fanno gola a tutti e il pensiero di chiudersi dentro le quattro mura della palestra e perdersi tutto il divertimento che c’è fuori è inammissibile.
Per fortuna, per i gestori dei centri sportivi, esistono anche i pentiti dei bagordi invernali, coloro che si iscrivono in palestra a partire da maggio con l’intenzione di perdere i chili accumulati nei mesi freddi. Quelli che hanno rimandato il più a lungo possibile l’esercizio fisico e che si ritrovano a compiere dei veri e propri salti mortali in extremis. La loro è una lotta contro il tempo, perché nel giro di poche settimane si pongono l’obiettivo (irrealistico) di recuperare forma fisica, tonicità, addominali e fianchi piatti.
Da un lato, quindi, gli abituali clienti cominciano a perdere colpi e a disertare sempre più spesso lezioni e sessioni di allenamento, dall’altro, i nuovi avventori si sottopongono a sedute di esercizio massacranti e asfissianti, nella speranza di rimettersi in sesto.
Per evitare l’abbandono in massa delle sale o il loro affollamento improvviso, ma effimero come un fuoco di paglia, i proprietari dei centri sportivi devono studiare una strategia ad hoc, che si basi sull’offerta di qualcosa in più, di allettante, a cui risulti difficile, se non impossibile, rinunciare, anche ad agosto.
Solo chi considera la palestra un luogo di interazione, di scambio reciproco, di relazioni umane, oltre che di allenamento e sudore, ha il piacere di frequentarla quotidianamente, a prescindere dalla stagione. Solo chi associa il momento dell’attività fisica al relax mentale, al benessere psichico, alla possibilità di condividere con un gruppo unito le proprie esperienze, attribuisce alla palestra un’ importanza fondamentale.
Un conto è pensare di dover affrontare un’ora e mezza di spossanti esercizi e sforzi disumani da soli, nel generale menefreghismo, un conto è la consapevolezza di poter scambiare qualche parola con persone amichevoli e di poter stringere legami che vanno al di là dell’ambito bodybuilding o cardiofitness.
Cosa c’entrano - direte voi - i proprietari delle palestre, con i rapporti e le relazioni che si vengono a creare al loro interno? In che misura i gestori possono intervenire per sviluppare un ambiente sociale stimolante, partecipe e vivo?
I titolari dovrebbero, tanto per cominciare, dare il buon esempio. Dovrebbero essere presenti e partecipi alla vita del centro sportivo, non personaggi invisibili, avvolti da un alone di mistero. Dovrebbero conoscere le problematiche degli iscritti, prenderle a cuore e cercare di risolverle nel breve periodo. Una palestra in cui anche l’ultimo dei soci viene accolto da un sorriso e dalla stretta di mano aperta e sincera del “capo” esprime un senso di familiarità e calore umano.
Insieme con il proprietario, anche tutti coloro che lavorano per lui, a vario titolo, hanno l’obbligo di mostrarsi sempre disponibili e interessati nei confronti dei clienti. Dalle segretarie, alla reception, ai ragazzi che servono dietro il bancone del bar, fino agli istruttori, tutti. Si dovrebbe respirare un’atmosfera serena, gioviale, accomodante, a partire dalla hall fino allo spogliatoio. Non solo quando gli abbonamenti stanno per scadere o si devono “accaparrare” nuovi iscritti, ma anche e soprattutto nei momenti di calma apparente, quando le acque sono tranquille.
Un fattore che favorisce la socializzazione all’interno delle palestre è l’organizzazione periodica di eventi e occasioni di incontro, al di fuori degli orari di allenamento. Cene con gli istruttori e gli altri iscritti, feste legate a giorni o ricorrenze particolari, uscite di gruppo per partecipare a corsi di aggiornamento o master class. Deve essere la palestra a promuovere e diffondere la notizia dell’evento, cercando di coinvolgere più gente possibile. Una buona tecnica potrebbe essere quella di appendere in bacheca tutte le informazioni utili, fornendo anche i numeri di telefono e i nomi degli organizzatori a cui è possibile rivolgersi.
In questo modo la comunicazione diventerebbe universale e accessibile a tutti, non solo a gruppetti chiusi, già formati e poco propensi ad aprirsi all’esterno. Quante volte capita di essere tagliati fuori da occasioni di incontro e socializzazione perché nessuno si è preoccupato di avvisarci?
La stessa palestra dovrebbe preoccuparsi di promuovere al suo interno serate divertenti, aperitivi sfiziosi, giornate speciali.
Un’idea concreta? La festa di fine anno, pochi giorni prima della chiusura estiva. Sarebbe l’occasione ideale per salutarsi, scambiarsi gli auguri di buone vacanze, promettersi di rivedersi all’apertura più riposati e motivati che mai, e mettere qualche pulce nell’orecchio dei clienti: sconti a chi confermerà la propria iscrizione entro i primi di settembre, regalini per chi si presenterà con un amico, agevolazioni e vantaggi per i clienti più fedeli.
Tra una risata e un brindisi è più facile strappare un sì…
Luglio 19, 2006