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Il cacciatore di aquiloni

Come ho potuto aspettare tanto tempo prima di recensire uno dei libri che mi ha maggiormente commosso negli ultimi anni? Eppure è successo. Ho letto “Il cacciatore di aquiloni” un’estate fa, l’ho amato, consigliato, regalato, lodato sempre e con chiunque. E nonostante tutto, ho dimenticato di parlarne nel mio blog.
Lo faccio oggi, in un orario improbabile, con indosso il pigiama gualcito e gli occhi assonnati, perché sono finita per caso nel sito di una sconosciuta che lo nominava. D’un tratto si è accesa la lampadina e il filo dei ricordi si è ricucito.

L’intensa amicizia tra Amir e Hassan, uno padrone, l’altro servo, in una Kabul dapprima viva e animata, poi succube e prigioniera, esprime sentimenti universali. Il dolore, l’ingiustizia, la fedeltà assoluta, la paura… Nella vicenda raccontata da Khaled Hosseini affiora tutta la bellezza e la debolezza della natura umana. Due bambini dai destini differenti condividono un gioco meraviglioso, la caccia agli aquiloni, ma nel momento di massima gioia e felicità la loro amicizia è scalfita da un fatto traumatico. L’innocenza di colpo finisce, e inizia il tempo delle ferite…

Era agosto, mi trovavo in spiaggia a Ischia, seduta vicino alla riva e tenevo il libro appoggiato sulle ginocchia. Non volevo smettere di leggere. Arrivata a un certo punto del racconto, sono scoppiata a piangere…
Sembrava una situazione ridicola: in piena estate, sotto il sole, mentre tutti facevano il bagno e si rilassavano contenti, io avevo le guance rigate e la schiena ricurva. Ma non ci potevo far nulla: la lettera scritta da Hassan, ormai adulto e lontano, scoppiava di amore, come se non ci fossero mai state angherie, torti, soprusi, rancori.
E’ la parte del romanzo che mi è rimasta più impressa, quella che mi ha fatto più male (o bene).

La trasposizione cinematografica del film non ha nulla a che vedere con l’inchiostro versato da Hosseini.

4 commenti Luglio 16, 2008

Incontro d’estate

Grady McNeil sa perfettamente quello che vuole nella vita: non diventare mai come sua madre. A 17 anni la sua esistenza borghese le sta stretta, così come tutte le restrizioni che le vengono imposte.
Le regole ferree da rispettare, gli atteggiamenti troppo cerimoniosi, i rapporti superficiali tra le persone, sono tutte realtà che Grady si è sempre sforzata di accettare, contro la sua indole.
Per questo quando i suoi genitori decidono di partire per le vacanze estive lasciandola sola a casa, in una New York roboante e oppressa dal caldo, si sente euforica. Finalmente potrà frequentare il ragazzo che ama, Clyde, uno squattrinato che lavora in un parcheggio e ha un passato da veterano di guerra.

Incontro d’estate” è il racconto di questi mesi infuocati di libertà, di queste giornate afose passate a fare l’amore, bisticciare e sognare.

Grady non è una ragazza ribelle in maniera scontata, ha una personalità complessa: si getta senza riserve tra le braccia di Clyde pur dubitando costantemente della sua buona fede, si scandalizza per un silenzio troppo lungo e si offende per una frase pronunciata a mezza bocca.
Clyde è circondato da un alone di mistero, racconta poco o nulla di sé, si atteggia a uomo vissuto, ma la sua apparente freddezza non riesce a mascherare i turbamenti del suo cuore. Grady non è certa del suo amore, anzi, il più delle volte è convinta che lui abbia un’altra ragazza, ma ciò non la fa desistere. Dubbi e ansie si alternano a momenti di felicità.

Un giorno uguale agli altri, all’improvviso, i due giovani prenderanno una decisione scioccante, inaspettata come un fiocco di neve a Roma, che modificherà il corso della loro vita. E non potranno tornare indietro, affronteranno le ire dei genitori, i pregiudizi sociali, le frustrazioni.

Truman Capote non ha mai terminato il libro che, anzi, fu ritrovato in parte e stampato solo dopo vent’anni dalla sua morte.
Che l’opera sia incompleta si sente… Mancano alcuni chiarimenti e sviluppi necessari. La linea che traccia i contorni dei personaggi è sfocata, pur se regolare e pulita nella tecnica.
Le parole riempiono le pagine e la mente di chi legge con maestria e scioltezza narrativa.

Incontro d’estate” è una storia che sembra banale ma non lo è. I suoi protagonisti sono insieme incoscienti e saggi, scapestrati e pieni di senno.

Aggiungi un commento Gennaio 4, 2007

Il Budda delle periferie

Se c’è una cosa che mi fa rimpiangere ancora di più le vacanze (a parte la spensieratezza, lo stop dal lavoro, la possibilità di conoscere nuovi posti e persone, il sole e l’abbronzatura, le abbuffate senza pentimenti, le sganasciate, la montagna di foto scattate, i costumi da sfoggiare ecc.) è il tempo trascorso a leggere.
In macchina gironzolando per la Croazia, durante gli spostamenti da una città all’altra, in traghetto, navigando tra un’isola e un Parco Nazionale, ho “divorato” i libri che si erano accumulati nei mesi invernali.
Tra questi, Il Budda delle Periferie, di Hanif Kureishi.
E’ un libro consistente, uno di quelli che potrebbero farti pensare Troppe pagine, chi me lo fa fare!, ma la storia scorre fluida e la cifra stilistica è fresca e diretta.
La voce narrante è Karim, adolescente della periferia londinese con papà pakistano e mamma inglese.
Il tema portante del racconto è la condizione liminare in cui vive il ragazzo, stretto tra il tumulto di stimoli e sollecitazioni della grande metropoli e la strenua difesa delle tradizioni orientali operata dalla famiglia. Il Budda del titolo è il padre di Karim, uomo-dio che fa il predicatore e si batte per diffondere i valori propri della sua cultura. Il santone parla di spirito, saggezza, pace interiore, felicità da perseguire a tutti i costi e nel frattempo suo figlio si butta eccitato in mille avventure estreme (dal sesso libero e bisessuale, alle droghe). Ma i precetti del dio non si disperdono nel vento. I suoi seguaci sono un gruppetto di seventies inglesi, di corrente new age e con la mente aperta. L’appeal del Budda fa persino breccia nel cuore di una donna sui generis, raffinata e monopetto.

I personaggi del romanzo sono fortemente caratterizzati e decisamente fuori dall’ordinario. Il mio preferito è Changez, l’indiano dal braccio “strano” che sembra sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. I dialoghi tra lui e Karim sono concentrati di ilarità e acume.

Alla base di tutto c’è la voglia matta di un ragazzo dei nostri tempi di esplorare il mondo, di superare i limiti imposti dalle convenzioni sociali, di far chiarezza dentro di sé e trovare la sua strada.
Kureishi non ha peli sulla lingua… Le parole si susseguono vivaci, impudiche, azzardate. Descrivono bellezze e bruttezze della nostra contemporaneità senza falsi pudori. Londra è sia il centro della modernità che la patria del bigottismo. Il nuovo e il vecchio si contaminano a vicenda, così come gli sbagli e i successi, il giusto e l’ingiusto, il buono e il cattivo.
Il quadro che emerge è quello di una realtà contraddittoria e mutevole, che è proiettata verso il futuro ma, allo stesso tempo, tenacemente ancorata al passato.

Aggiungi un commento Settembre 5, 2006

Questa storia

Stefania va pazza per Baricco. Secondo lei la sua scrittura è poesia, saggezza, verità.
Stefania ha letto tutto di Baricco: dai saggi, ai romanzi, fino agli articoli più disparati.
Stefania segue Baricco a teatro, nelle sue letture in TV, nelle sue apparizioni qua e là nel circuito mediatico. E quando ti parla di lui le brillano le pupille, le si alza istintivamente il tono di voce, le si muovono le mani, avanti e indietro.
Ha letto “Seta” una decina di volte, ricorda interi passaggi di “Oceano mare” a memoria, “Questa storia” se l’è “bevuto” in poche ore.
Il suo amore per Baricco è ardente, devoto, smisurato.
Come Stefania, in Italia, ce ne sono a bizzeffe. Ammiratori rumorosi, fieri e partecipi che incarnano un unico motto: Baricco non si discute, si ama.

Io, che sono fuori dal giro, ne discuto.
“Questa storia” è uno schizzo della vita di Ultimo Parri, un bambino fuori dal comune che cresce coltivando un sogno strambo. Diventa uomo, si innamora, va in guerra, finisce chissà dove, ma sempre con in mente di realizzare il suo sogno sgangherato.
Tutto in mezzo ci sono le parole infiocchettate che Baricco riversa sulle pagine. Si diverte a giocarci, si dimentica della punteggiatura, delle regole ortografiche, delle conclusioni.
Lascia ampi spazi all’interpretazione personale e salta da un punto di vista all’altro, senza linearità.
L’impressione che ho avuto è quella di un libro denso di osservazioni memorabili, da conservare e trascrivere sul proprio diario, ma nello stesso tempo poco fluido e coerente.
Alcuni punti cruciali del racconto sono appena sfiorati, spiegati sommariamente, attraversati di sfuggita.
La scelta di alternare continuamente i registri linguistici affatica la lettura, rendendola a volte fastidiosa e contorta.

Stefania, dopo aver letto per 3 volte di seguito “Questa storia” mi ha detto: “E’ stupendo, meraviglioso“.
Adesso che anch’io l’ho letto, una sola volta, ribatto: “E’ un buon libro pieno di spunti e di sbadigli…

- Per la cronaca, Stefania è una mia cara amica, quella bionda bionda, alta alta.

Aggiungi un commento Maggio 26, 2006

Alta fedeltà

Troppo spesso ho sentito parlare di questo libro per continuare a ignorarlo.
Spunta fuori nei blog letterari, nelle chiacchiere tra amici, nelle postazioni migliori delle più rinomate librerie. Tra l’altro, quando da un romanzo viene tratto un film di discreto successo, finisci per risultare “strana” se non lo leggi.

Me l’aspettavo così: ironico, tagliente, frizzante e diretto.
Non me l’aspettavo così: amaro, sofferente, disilluso e triste.

Sì, perché accanto alle battute argute e alle situazioni divertenti, convivono i malumori del protagonista, le sue insicurezze, la sua cupa rassegnazione.
Rob Fleming vive di musica (gestisce un negozio di dischi a Londra) e per la musica (il suo passatempo preferito è stilare classifiche e hit parade legate a qualsivoglia circostanza: le 5 migliori canzoni per il primo appuntamento, le 5 best song da suonare al proprio funerale ecc…).
La musica lo rende felice, lo elettrizza, lo destabilizza. L’amore lo paralizza.

Eccolo che ha compiuto il giro di boa dei 30 anni e si ritrova single, dopo essere stato mollato per l’ennesima volta.
La sua poco brillante carriera amorosa è costellata da disavventure e “batoste” che lo hanno scalfito.
Ma la colpa delle sue numerose debacles è unicamente sua. Ne è consapevole. Sa di essere immaturo, svogliato, povero in canna, demotivato. Inutile negarlo.
Come potrebbe una donna fidarsi di un tipo totalmente irresponsabile, istintivo ed egoista?

Rob Fleming non fa che rimuginare sulla sua condizione, autocompatirsi, deridersi. Si butta in faccia il marcio, lo ingoia addirittura.
Mantenendo però una nota caustica e mordace, col sorriso sulle labbra e un linguaggio fresco, dirompente.

Il suo piangersi addosso è spiazzante, ricco di humour, solleticante.

Il bello di “Alta fedeltà” è che quando si ride, non si ride mai fino in fondo. C’è sempre una vena di malinconia.
Quando si riflette sull’incoerenza e sulla instabilità dei rapporti, non si arriva mai a versare una lacrima.

Hornby sa cogliere il succo della vita, il suo retrogusto aspro, la sua nota stonata. Ma per fortuna sa anche come porvi rimedio: tanta buona musica e uno spirito che si mantiene leggero.

2 commenti Marzo 27, 2006

Non ti muovere

Non ti muovere - Il libro

Perché il libro di Margaret Mazzantini mi è rimasto così impresso? Perché è riuscito a farmi immedesimare e a farmi commuovere? Eppure non si tratta di un capolavoro della letteratura o del miglior libro che abbia mai letto.
Racconta una storia drammatica, estremamente dolorosa. Racconta di un uomo, affermato dottore, marito e padre, che perde la testa per una donna, disperata, povera, sola, che si guadagna da vivere sulla strada.

Il loro amore è inspiegabile, privo di senso. La loro passione, da fisica, si trasforma in viscerale bisogno di far parte l’uno della vita dell’altra.
Il chirurgo rispettato, con una moglie attraente e determinata, esce dal suo mondo ovattato ed entra in quello derelitto, vacillante, di una donna problematica, non bella, dal passato infame.

Il loro primo incontro è burrascoso, violento, sgarbato. Anche il secondo e il terzo. Va avanti in modo del tutto selvaggio, veemente. E lui le lascia dei soldi ogni volta. Poi, a poco a poco, il rapporto cambia e diventa intimo, intenso, sincero. Lui sembra non poter fare a meno di lei, e addirittura è disposto a cambiare vita per quella donna fragile, sfortunata, malinconica. Ma il destino riserva a tutte e due uno scherzo terribile.

Anni dopo, questa appassionante storia d’amore riaffiora nella mente di lui. E per la prima volta decide di parlarne, con sincerità. Il suo pubblico però, non può ascoltarlo. E’ disteso su un letto di ospedale, senza conoscenza, in lotta tra la vita e la morte. E’ il corpo di sua figlia adolescente, caduta dal motorino, entrata in coma.

Il film

La versione cinematografica, con Sergio Castellitto e una strepitosa Penelope Cruz, è riuscita a rendere il dramma profondo di una donna straordinaria, ma non la sofferenza palpabile e lancinante di un padre che rischia di perdere sua figlia.

Aggiungi un commento Dicembre 12, 2005


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