Posts sotto 'Parole d'autore'

Età e fasi della vita

“A 30 anni, con un po’ d’inquetudine, pensi che dovresti imparare lo spagnolo. A 40 pensi che non lo stai facendo e inizi a provare tristezza. A 50 sai che non lo hai fatto e ti deprimi. A 60 realizzi che non lo farai mai, ed è un gran sollievo”.
- Virginia Ironside -

Aggiungi un commento Dicembre 28, 2006

Sull’amore

Una delle cose magiche della vita è guardare l’amato mentre dorme: svincolati dai suoi occhi e dalla sua consapevolezza, per un dolce istante ne teniamo il cuore in mano. In quel momento, per quanto inconsciamente, lui è tutto ciò che abbiamo sperato che fosse: puro come un uomo, tenero come un bambino.
- Truman Capote -

Aggiungi un commento Dicembre 27, 2006

Mare dentro

Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso
nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà
che fanno vero un desiderio nell’incontro.

Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una
saetta, il mio corpo cambiato non è
più il mio corpo, è come penetrare al centro
dell’universo:

L’abbraccio più infantile, e il più puro dei
baci fino a vederci trasformati in
un unico desiderio

Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco
che va ripetendo, senza parole: più dentro,
più dentro, fino al di là del tutto, attraverso
il sangue e il midollo.

Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca
resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli.

- Ramón Sampedro -
Ascolta la poesia

Aggiungi un commento Novembre 18, 2006

Ammissioni

L’ultima donna in cui sono stato dentro è la Statua della Libertà
- Woody Allen “Crimini e misfatti” -

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Fabio Volo alle Invasioni Barbariche

Daria Bignardi - Scegli tra: opinionista a Buona Domenica o tronista da Maria De Filippi.
Fabio Volo - Omosessuale in Africa!

Aggiungi un commento Novembre 1, 2006

Pino Corrias e il futuro

Scrive Corrias su Vanity Fair del 21 settembre:
Il passato che non passa è una iattura italiana. Una malattia psicosociale. (…) Siamo davvero uno strano Paese, governato dalla classe dirigente più anziana d’Europa. Appassionati di conti che non si chiudono, di processi che non finiscono, colpevoli e innocenti che non risultano. I giorni remoti della Resistenza producono ancora veleni e best seller. Ogni avversario cerchiamo spiegazioni su Piazza Fontana. (…) E dire che basterebbe solo un po’ di futuro per cominciare a guarire“.

Il punto di Corrias è condivisibile, in pieno. L’Italia è incollata al passato, così come lo sono i media che non la smettono di rivangare questioni irrisolte e superate; così come lo sono le classi dirigenti che non la piantano di rinfacciarsi cose dette o fatte o pensate anni addietro.

Anniversari e ricorrenze sono il nostro fiore all’occhiello, i tentativi di scoprire nuovi e clamorosi risvolti su faccende sordide e tragiche di un periodo lontano scandiscono la nostra routine.
Ma se da un lato Corrias ha ragione a lamentarsi, dall’altro, la sua proposta di guardare al futuro mi sembra difficilmente attuabile.

Riporto il mio caso: donna sull’orlo dei trent’anni, a casa coi genitori, con lavoro fisso pieno di se e ma…, con ragazzo e amicizie stabili. Il mio futuro rappresenta un mastodontico punto interrogativo, un buco nero che divora. Tutto è messo in discussione, continuamente. Ogni certezza di oggi appare una variabile impazzita del domani. Qualsiasi aspetto del mio presente (lavoro, vita privata, realizzazione personale, hobby ecc.) esiste adesso, ma con scarsissime probabilità caratterizzerà anche il mio avvenire.
Come si fa a pensare al futuro senza paranoie, insicurezze e crisi d’ansia? Come si può progettare qualcosa su un terreno scivoloso e instabile come quello che calpestiamo ogni giorno?
Ogni volta che rifletto sul mio domani un nodo alla gola mi attanaglia. La situazione odierna non fa ben sperare…

E’ certamente più facile rivolgersi a ciò che si conosce e rimanerci aggrappati. Si hanno più argomenti a disposizione, più parametri di giudizio, più spiegazioni a portata di mano. E’ assai più comodo voltarsi indietro e tracciare bilanci piuttosto che giocare a dadi con la sorte.

E poi non si fa altro che ripetere che le nuove generazioni sono rovinate, che la scuola è agli sfasci, che gli italiani sono reality dipendenti, che i politici pensano solo ai propri quartierini, che c’è corruzione, violenza, razzismo, ingiustizia, inciviltà…
Ovvio che la reazione più istintiva è quella di appiccicarci il passato addosso e sussurrare, come fanno i nostri nonni “si stava meglio quando si stava peggio“.

4 commenti Settembre 19, 2006

Dichiarazione d’amore

Lei: “Mi spiace, io ti voglio bene solo come un amico. Non volevo illuderti…“.
Lui: “Scusami, ma mi stavo innamorando dell’idea di noi due“.

- Innamorato speciale -

Aggiungi un commento Agosto 9, 2006

Sull’eutanasia

VANNI - “La foglia da staccare è sempre quella più vicina all’apice, lì il veleno è più concentrato”.

SIBILLA - “Io non credo di poterlo fare”.

VANNI - “Sarà un’agonìa lunga e terribile. Mi riempiranno di sonde e di tubi nel naso, in gola, nel ventre. Sarò nutrito artificialmente, anche col succo d’ananas che non mi è mai piaciuto. Capirò tutto ma non potrò parlare. E questa è la cosa peggiore perché non potrò oppormi alla violenza dei dottori. Dalla rabbia mi metterò a piangere e il primario dirà congiuntivite, così cinque volte al giorno mi metteranno un collirio che mi brucerà da morire. Subito dopo perderò l’udito. Comincerò a vagare in un limbo silenzioso, pieno di trafitture e di angoscia, cercando di decifrare il movimento di tutte quelle labbra che incombono su di me, ma come tu sai i medici parlano ostrogoto. Poi perderò anche la vista e allora il povero vegetale pieno di linfa inespressa comincerà a entrare in quel mistero di cui parlavi, e mia sorella darà la mancia all’infermiere che mi pulisce tutte le mattine. Poi smetteranno di guardarmi, guarderanno solo la macchina alla quale sarò collegato, per capire se il mio cuore, i miei reni e il mio fegato stanno reggendo alle terapie. Si sentiranno molti bip in quella stanza, e a ogni bip corrisponderà un impulso meccanico atto a infondermi energia vitale per la gioia di Rosa che potrà dire oggi ha un bel colorito o meglio ancora oggi non ha febbre. Perderò la cognizione del tempo e quindi ancora in vita conoscerò l’eternità del male. Avrò piaghe alle narici, mi si gonfieranno le gengive e la gola si riempirà di placche e di piccole ulcere; in quel buio senza ritorno sarò solo con i miei rimorsi e, come dice il fantasma del Re Amleto, nel rigoglio dei miei peccati. E alla fine di tutto, ma questo avverrà dopo molto tempo perché la fine sarà estenuante, le provette con le mie urine, le mie feci e i reperti di fegato e di milza, frutto ormai decomposto di ripetute biopsie, verranno rinchiuse in un sacchetto di plastica e buttate nell’inceneritore mentre la mia cartella clinica finirà nell’archivio all’ultimo piano, sigillata in busta arancione, e lì giacerà dimenticata da tutti sul terzo scaffale in alto a sinistra, tra quelle di un pugile e di una massaggiatrice, in attesa di quel giudizio universale che non si decide mai a venire. Ti prego, figlia mia: se puoi, risparmiami tutto questo”.

SIBILLA - “Ma io ti uccido, capisci? Io che coltivo i germogli… che studio la circolazione della linfa… io ti dò la morte. Non c’entra il timor di Dio o la paura di finire in prigione. E’ il gesto che non riesco a concepire. Io che ti porgo il veleno. Proprio io”.

VANNI - “Chi mi ama di più. Mai chiedere ai filosofi. Tanto meno ai teologi o ai poveri di spirito”.

SIBILLA - “Perché non l’hai fatto tu da solo?”

VANNI - “Dante, inferno, canto terzo”.

SIBILLA - “Gli ignavi?”

VANNI - (Si gira verso di lei) “Diciamo pure i vili. Mi dicevo chissà, mi dicevo forse, mi dicevo non è detto… In realtà mi tremava il cuore. Una volta ho staccato una foglia. Ho visto la goccia. L’ho annusata. Ha un vaghissimo odore di canfora. Bastava allungare la punta della lingua. L’avesse fatto, questa lingua che tanto chiacchiera, a dispetto della mano che reggeva la foglia. Sarebbe stato come fare la Comunione da bambino. Ma la lingua si ritrasse e la mano fece uguale, forse erano d’accordo. Così sono finito nel terzo canto”.

SIBILLA - “Perciò dovrei farlo io”.

VANNI - “Io non mi amo abbastanza”.

- Vittorio Franceschi -

3 commenti Luglio 11, 2006

Sulle piante

Quando l’elettroencefalogramma di un malato risulta piatto si dice che costui giace in uno stato vegetale o vegetativo. (…) Chi parla di stato vegetale non conosce le piante, il loro slancio vitale, la loro energia purissima, il loro dialogo continuo col sole e con gli elementi. Altro che stato vegetale, un uomo con l’elettroencefalogramma piatto è semplicemente un uomo restituito a se stesso“.
- Vittorio Franceschi -

Aggiungi un commento Luglio 11, 2006

Emozioni

Non è importante dove arrivi alla fine della corsa, ma cosa provi mentre stai correndo
- “Notte prima degli esami” (il film) -

Aggiungi un commento Giugno 29, 2006

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