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Francesco Alò

Mi sono “invaghita” di lui la prima volta che ho sentito la sua voce. Era un venerdì di qualche mese fa e stavo alla guida della mia auto, diretta chissà dove. Ascoltavo La Rosa Purpurea su Radio24, un programma provvidenziale il fine settimana, inzeppato com’è di recensioni cinematografiche. Lo conduce in studio Marta Cagnola, padrona di casa premusora che si diverte a lanciare provocazioni e a intervistare pubblico ed esperti della proiezione. I film presentati e lasciati in pasto ai radioascoltatori sono numerosi, abbracciano generi e culture diverse, ma hanno un denominatore comune: Francesco Alò.
E’ lui il trait d’union della trasmissione, perché viene chiamato in causa per commentare e dire la sua su ogni pellicola.
E’ un giornalista follemente innamorato di cinema che descrive il lavoro di registi, sceneggiatori e attori come se fosse una questione di vita o di morte. Le sue analisi non sono per niente oggettive, ma del tutto arbitrarie: quello che pensa gli esce fuori dalla bocca senza controllo.

Le sue spiegazioni accurate hanno sempre una svolta viscerale, emotiva. Quando un film lo entusiasma, le sue parole hanno una forza atomica, esaltata come quelle di un bambino in festa. Anche se il mezzo radiofonico rende impossibile vedere la sua faccia, non è difficile immaginare la sua espressione vispa e incendiata. Quando invece una pellicola lo delude, la sua amarezza è talmente grande da contagiare chiunque lo ascolti.

Francesco Alò sa tanto di cinema e si sente. Ma non solo: assapora, respira, tocca, vive il cinema.
Mi fido ciecamente delle sue recensioni. Ogni volta che spiega i pro e i contro di un film riesce a convincermi come nessun altro.

Non si trincera dietro tecnicismi vuoti di significato, ma riempe la sua critica di sentimento, esperienze trascorse, brividi sulla pelle. Racconta le trame aiutandosi col profumo dei popcorn e i ricordi dell’infanzia.

Quanto cinema è necessario “odorare” per diventare come lui? Quanto bisogna osservare, comparare, sperimentare per arrivare al suo grado di coinvolgimento? Perché gli altri critici riportano solo freddi resoconti e lui diffonde guizzi di vera umanità?

Ecco un esempio della sua esuberanza stilistica.

2 commenti Febbraio 12, 2007

Bravo Lippi!

«Sono costretto con sofferenza a lasciare la trasmissione in quanto non sono disposto ad apporre la mia firma e prestare la mia faccia a disvalori che non condivido e che tradirebbero la fiducia del mio pubblico».

Era ora! Ci voleva tutto questo tempo a Claudi Lippi per mollare il contenitore domenicale più trash della televisione italiana? Ci volevano tutte le pagliacciate, le prese per i fondelli, le risse costruite a tavolino, le gag ridicole, le scenette grossolane messe in piedi una puntata dopo l’altra?

Per me è sempre valsa l’associazione Lippi = Buona Domenica ergo Lippi = personaggio risibile. Non ho mai sopportato le sue performance da pagliaccio, le sue lacrimevoli interpretazioni parodistiche. Lippi non è un comico, non fa ridere, nemmeno col naso da clown o la parrucca in testa.

Mi auguro che si sia reso conto sul serio di quanto fosse caduto in basso… Anni e anni a Buona Domenica sono duri da cancellare. Il marchio di “scarsa qualità” gli starà appiccicato addosso a lungo. Ma almeno, adesso, potrà iniziare la strada delle disintossicazione e recuperare un po’ di decoro. Che si dia a un quiz, a Paperissima, alle televendite. Tutto è meglio della banda di Perego & Co.

Lo squallore di quell’ambiente risuona, amplificato, nella reazione di Cesare Lanza, capo progetto di Buona Domenica, alle dimissioni di Lippi: «Non vorrei che l’insofferenza di Claudio fosse dovuta ad altri motivi, cioè al fatto che svolge un ruolo inferiore a quello che vorrebbe, come accadde già a Domenica In. Ma quando ha accettato di lavorare con noi sapeva bene quali sarebbero stati i suoi spazi. Nessuno lo costringe a intervenire nel ring». Il clima di stima e rispetto reciproco trabocca…

Ora mi chiedo chi prenderà il posto di Lippi. Pupo? La Arcuri? Costantino? Mi sembrano tutti candidati di prim’ordine…

Aggiungi un commento Ottobre 29, 2006

Beyoncé e la sua ultima performance

Sensuale e ammiccante come poche. Bellezza indiscutibile, conturbante venere dalla pelle color ebano. Tonica e marmorea dall’alluce fino alla punta dei capelli.
Beyoncé dal fisico prorompente, i muscoli tesi, la chioma vaporosa e fluttuante. Non perde mai occasione per esibire le sue virtù marziane agli abitanti del pianeta Terra.
Ma stavolta ha un tantino esagerato…
Avete presente il suo ultimo video, “Deja Vu”? Quello in cui duetta con il boyfriend Jay-Z?
La ex Destiny’s Child appare più che disinvolta… E va bene che la confidenza col ragazzo le concede qualche libertà in più, ma caspita quanti “strusciamenti”! Pose spinte e mosse audaci la fanno da padrona, altro che musica e testo della canzone…

Passi il capello indomabile e selvaggio, lo “sculettamento” vertiginoso, lo sguardo lascivo e impertinente, ma il ponte all’indietro, con la schiena tutta ricurva a mo’ di arco romano mi sembra un po’ pretenzioso…

Immancabili poi il sudore che imperla la schiena flessuosa, il cambio d’abito a ogni sequenza, la raffica di vento posticcia che solleva vesti e capigliatura, la camminata da Betty Boop.

Le pose preferite dalla popstar? Gambe divaricate, ginocchia flesse, fianchi che ondulano all’impazzata. Oppure: schiena sudata che scivola lungo la parete, mani leste che stuzzicano la cintola del ragazzo, aggrovigliamento da contorsionista intorno al corpo immobile e seduto di lui.
A tratti risulta comica Beyoncé… Mentre lei si agita come un’ossessa, ammicca senza tregua, sfiora e accarezza Jay-Z, lui non si scompone. Il suo unico gesto di partecipazione è quando, perplesso, si passa una mano sulla fronte…

Mentre il maschio sornione se ne sta stravaccato sulla poltrona, la femmina vorace solleva le cosce, alza una spalla sì e una no, si piega di fronte a lui.
Poi fugge al prato, corre libera e felice, volteggia leggera. Fa un salto al lago, con indosso un microabito rubino molto adatto all’occasione e, puntuale, si accascia indietro con la schiena. Dopodiché si infila una gonnellina verde svolazzante e dà il via alla scena più improbabile… La diva comincia a saltellare all’impazzata, zompetta come presa da raptus incontrollabile, sembra pervasa da scosse elettriche.
Mah… che Beyoncé abbia un debole per la Pizzica salentina?

Aggiungi un commento Settembre 11, 2006

Shiloh Nouvel

Rimango imbambolata di fronte alla copertina di Vanity Fair n.23. A tutta pagina, spicca la boccona di Angelina insieme con la boccuccia socchiusa della figlioletta appena nata.

Mi piace l’immagine di questa donna stratosferica, bella da mozzare il fiato, che si intenerisce per gli ultimi del mondo. E fa viaggi umanitari, adotta piccini africani, si “sbatte” per promuovere i diritti dell’infanzia.
Mi incuriosisce la sua storia personale, segnata dalla rottura col padre, l’attore Jon Voight e da un’adolescenza ribelle e travagliata.
Mi fa paura la sua passata mania di tagliarsi il corpo per procurarsi ferite, provare dolore e sensazioni forti.
Mi fanno rabbia le sue labbra gonfie. Sono sempre stata convinta che fossero rifatte, ma ultimamente mi sto ricredendo… Le foto che la ritraggono adolescente parlano chiaro: la bocca turgida già c’era, tonda e morbida come adesso.

Mi affascina la determinazione e la forza di Angelina, una donnona che ha fatto successo pur rifiutando il cognome importante del papà e che si è tatuata il corpo con draghi, messaggi in codice, dichiarazioni d’amore agli uomini che hanno contato nella sua vita.

Ma il vero motivo che mi fa allargare il cuore, di fronte alla visione di mamma e figlia attorcigliate, è un altro…
Ha un nome di 4 lettere e un divorzio convulso alle spalle. Ha occhi celesti e piccole rughe tutte intorno.
È Brad Pitt la ragione della mia viva partecipazione all’evento.
È la sua apparizione, 16 anni fa, in “Thelma & Louise”, con il cappello da cowboy e lo sguardo insolente.
È il suo essere la mia prima e unica cotta immaginaria, consapevolmente irrealizzabile, testardamente resistita allo scorrere del tempo.

Saperlo papà mi rallegra. La sua esistenza, di qui in avanti, sarà ancora più piena, densa di significati, punteggiata da momenti unici.

Nel servizio di Vanity Fair, in copertina, ci sono madre e figlia, incantevoli. Ma a pagina 40 c’è un papà emozionato che tiene la sua piccolina stretta sul palmo della mano, con delicatezza, e la osserva con lo sguardo innamorato.

Auguri al mio idolo di bambina, alla sua famiglia allargata, alla sua compagna spaziale. Auguri perché quello che sembra, sia quello che è, veramente.

4 commenti Giugno 15, 2006

Melissa P., le mie impressioni

Non la reputo una scrittrice di talento, né un caso letterario che valga la pena di essere approfondito. Penso che sia una furba, invece. Una ragazzina con un grande fiuto commerciale, con una grande voglia di accumulare quattrini e fama, con una grandissima faccia tosta.

Il suo primo libro l’ho letto a metà, perché non si può parlare di qualcosa se prima non lo si conosce. Mi è bastato arrivare a una cinquantina di pagine per capire come sarebbe continuato e andato a finire. La scrittura e il racconto erano così ripetitivi e uguali a se stessi che andare avanti sarebbe stato un esercizio superfluo.

Che non ci sia verità, ma solo lucido calcolo, in quello che racconta, lo ammette lei stessa, nel suo blog “(…) Questa biografia è stata scritta dalla sottoscritta. Quindi non sarà una biografia né obiettiva né, tantomeno, del tutto sincera“.

Astutamente ha sfruttato il lato guardone della gente, ha stimolato le fantasie più intime di ognuno, ha montato lo scandalo, per creare rumore, interesse. Ha messo su un faccino il più possibile verosimile e ha cavalcato l’onda dell’idiozia diffusa.
Mi rammarico che abbia trovato tanti estimatori nel pubblico giovanile. Ma ho la certezza che i sostenitori di oggi si ricrederanno a breve, quando avranno qualche anno e qualche esperienza in più.

Si sa che il sesso vende… A Melissa qualcuno lo deve aver spiegato molto bene. Per lei la pornografia è un’arte suprema. “Io sono una fan della pornografia, non di certo dell’erotismo. Lo trovo subdolo, falso, pudico. La pornografia è invece l’arte vera e sincera per eccellenza, che mostra tutto senza vergogna, senza sovrastrutture”. Nemmeno Rocco Siffredi si è mai spinto così oltre.
Dire mi piace guardare film pornografici è un conto, affermare che siano forme d’arte sublimi un altro.

Non c’è autenticità nei libri di Melissa, come non c’è nella sua immagine e nel suo sguardo. Fatevi un giro nella gallery del suo sito e ammirerete una Lolita de’ noantri, con calzette autoreggenti, coscie schiuse, sguardo ammiccante… Ma non aveva detto che l’erotismo non le piaceva? Eppure la ninfetta di Nabokov era ben lontana dall’essere una pornostar.

Ho sentito dire che Melissa è fidanzata col figlio del suo editore… Che sorpresa.

1 commento Maggio 8, 2006

Daria Bignardi, ecceziunale veramente


Me la ricordo ai tempi de “Il Grande fratello” Daria Bignardi.
Non l’avevo mai vista prima. Il reality fu un successo anche per merito suo. Aveva convinto pubblico e critica con il suo carisma, la sua aria da “ragazza seria”, preparata, estremamente professionale, ma anche un po’ intrigante (che non guasta). Piaceva a uomini e donne in egual misura.

E’ stata Daria a coniare il grido di battaglia “RAGAZZI!!!” entrato nella storia della trasmissione ed è stata ancora lei il riferimento a cui tutte le conduttrici successive hanno guardato con ammirazione.

La sua stella è brillata per un paio d’anni, quanto l’eco del suo GF. Dopodiché il buio. Lasciata la guida del reality le sue apparizioni televisive si sono fatte via via più sporadiche, quasi nulle.

E, come accade anche al ricordo dei più grandi amori, lo scorrere del tempo ne ha sbiadito la memoria.

Ma poi un giorno capita che me la ritrovo davanti, nelle pagine di un popolare settimanale italiano dove cura una rubrica “barbarica”.
Che emozione rivederla! E con quale verve e irriverenza espone le sue idee!

La Daria che conoscevo era sì disinvolta e affabile, ma non così ironica e pungente. I suoi commenti sono piacevolissimi e scanzonati, schietti e frizzanti.
Scrive in modo fluido, suadente, ci sa fare con le parole.

Dopo appena due settimane dalla “riscoperta” della Bignardi ho rinunciato all’uscita del venerdì sera per guardare “Le Invasioni barbariche” su La7. Volevo esaminarla anche in video.

Il risultato è stata una serata casalinga divertente, gustosa e stimolante. Molto più di tante altre fatte di chiacchiere inutili e incontri sbagliati.

Lei, Daria, è sorprendentemente a suo agio nel suo show . Ci si muove con disinvoltura, lo gestisce da abile anfitriona, lo domina, lo tiene in pugno con grazia e spavalderia.

La sua immagine è ammiccante ma mai volgare, affascinante e beffarda. Ha un sorriso aperto, accogliente. Nelle interviste è diretta, spiazzante. Va al sodo, mette in imbarazzo e non si imbarazza (pare), solletica l’ospite di turno, lo obbliga a sbilanciarsi. Senza peli sulla lingua si fa dire tutto, subito, con sincerità.
E sembra proprio che se la spassi durante le due ore di diretta.

Ha sempre la scollatura profonda, come ai tempi del GF, ma oggi ha anche la consapevolezza di essere brava, intelligente, simpatica e audace al punto giusto. Lo dà a vedere, e fa bene.

Prevedo altri venerdì memorabili da passare nella mia camera.

Aggiungi un commento Aprile 5, 2006

The question is…

Dopo aver assistito all’ultimo big match politico prima del voto, un interrogativo amletico mi assale.
Come un essere non essere? de’ noantri, un m’ama non m’ama? accorato, il dilemma che mi scuote l’anima è: Ici o non Ici? This is the problem.

E’ facile pensare che il premier abbia sparato la più grossa bufala del secolo, ma intanto un dubbio ce l’ha insinuato. “E se fosse vero?” “E se la eliminasse sul serio l’ odiatissima imposta sugli immobili?“. Sarebbe una rivoluzione…

A rigor di logica un’ipotesi del genere non dovremmo nemmeno vagliarla, lo so. Tanto più che è un ben noto furbetto ad avanzarla. Addirittura la tira fuori a tempo scaduto, con un palese tentativo in extremis di ingraziarsi l’elettorato.

E’ chiaro che si tratta di uno spot preconfezionato, di una mossa propagandistica dell’ultima ora, però la pulce nell’orecchio ce l’ha messa. Quando nessuno se l’aspettava lui trac, ha infilato il pallone dritto dritto nell’angolino.
Cogliendo tutti di sorpresa, il vecchio Silvio ha fatto affidamento su un motto a lui molto caro “o la va o la spacca“.

Da domani, fino al momento delle elezioni, il quesito più grande degli italiani non riguarderà le tasse, le quote rosa, i pacs, i giovani, l’economia, ma Ici sì, Ici no.
Ancora una volta (probabilmente l’ultima) il capo del Governo si è inventato il colpo a effetto ed è ricorso al suo unico e insostituibile asso nella manica: sé medesimo.

E Prodi, nel frattempo? Chi?

2 commenti Aprile 3, 2006

La balena del Tamigi

Capita a tutti di perdere l’orientamento qualche volta. Capita a chi è alla guida della sua auto, a chi passeggia per le vie tortuose di una città che non conosce, a un bambino al supermercato.
Venerdì 20 gennaio è capitato anche a una balena.

Chi si smarrisce non si diverte mai. Non riesce a godersi il paesaggio che lo circonda. Per quanto stupefacente possa essere. E’ agitato, spaesato, desideroso di ritrovare la via di casa.
Cerca aiuto. Non gli importa se la sua presenza suscita scalpore, commozione, interesse. Sono dettagli che non si riescono a percepire quando si tenta disperatamente di imboccare la strada perduta.

Il cetaceo finito accidentalmente nelle acque del Tamigi si sarebbe risparmiato l’incursione a Londra molto volentieri.

Le acque in cui si è ritrovato sono basse, inquinate, rumorose. Ogni tanto, sollevando lo sguardo, ha potuto sì ammirare le meraviglie della metropoli inglese (dal Big Ben alla London Eye), ma tornando giù, è ricaduto nell’incubo.

Il suo viaggio faticoso ha appassionato il mondo intero. Dapprima incuriosendolo, poi, col passare delle ore, preoccupandolo e gettandolo nello sconforto.

Il viaggio della balena si è concluso nel peggiore dei modi. Lo splash nelle acque profonde e rassicuranti dell’oceano non c’è stato. Il suo corpo pesante e sinuoso si è arreso. Era abituato a dover lottare contro le variazioni climatiche, le reti dei pescatori, le sostanze tossiche, ma non ancora contro il fango soffocante, i fondali bassi, l’inquinamento acustico e la cocaina.

L’intervento dei soccorritori è stato inutile. Così come le preghiere di tutti i londinesi affacciati sulle rive del Tamigi per seguire la sua estenuante marcia.

Aggiungi un commento Gennaio 22, 2006

Un consiglio a Edelfa

Prima di addormentarmi, qualche sera fa, ho acceso la TV. Era mezzanotte inoltrata e intimamente sapevo che, di lì a qualche istante, sarei caduta tra le braccia di Morfeo.
Così, assopita e sonnecchiante, mi sono lanciata in uno zapping sconclusionato, finché un sorriso inebetito mi ha destato dal torpore in cui ero avvolta.

A Porta a Porta lo sguardo languido di Miss Italia mi ha lasciata perplessa, a dir poco.

Il tema del dibattito era il gioco d’azzardo e le sue implicazioni. I toni erano animati, anche se manifestamente giocosi, gli ospiti in studio partecipi. Specialmente lei, Edelfa Chiara Masciotta, ma non perché fosse minimamente interessata alla discussione in corso…
Completamente avulsa dalla disquisizione, la sua unica fonte di preoccupazione era riuscire a “bucare” lo schermo. Il suo piglio si accendeva a intermittenza, solo nel momento in cui l’obiettivo la sfiorava, seppur in maniera obliqua. Bastava che il cameram la riprendesse di striscio, dedicando il primo piano all’intervento di qualche altro ospite, e lei, puntuale, si allertava sfoderando un sorriso plastico.

La sua scarsa affinità con gli argomenti trattati (scommesse, puntate, cavalli ecc…) era palese e anche comprensibile, ma una più furba e avveduta avrebbe almeno cercato di dissumalare la verità.
Invece no, Edelfa imperterrita, a ogni richiamo della telecamera si “svegliava” e offriva al telespettatore le sue labbra tese, la dentatura impeccabile, l’espressione vacua.

Cara Miss, accetti un consiglio da una ragazza che potrebbe essere tua sorella maggiore (non per la somiglianza fisica, non fraintendere, ma per l’età)? Quando partecipi a una trasmissione televisiva, preoccupati di entrare nel merito delle questioni presentate, con gli occhi segui gli interlocutori, mostrati presente, qualche volta fai pure cenno di sì con il capo. Se sei inquadrata mantieni un’espressione naturale, vispa, attenta. Non fissare il video! Lo sguardo dovrebbe essere rivolto agli altri invitati, al conduttore che ti ha interpellato, al pubblico che ti ha rivolto una domanda.
Quanti anni hai Edelfa? Ventidue? Il tempo per imparare e maturare ce l’hai. Vedrai che se seguirai i miei consigli, tra qualche mese sarai la nuova protagonista di “Carabinieri” o di “Cento Vetrine” o addirittura di “Ballando sotto le stelle”.

O forse mi sbaglio. A pensarci bene per sfondare nella tivù italiana servono altre “qualità”. Cancella quello che ti ho detto, rimani così come sei.

Aggiungi un commento Gennaio 19, 2006

Una ragazza speciale

Simona è speciale perché a soli 31 anni ha centrato obiettivi incredibili. E’ una pittrice di talento, una ballerina formidabile, una donna determinata e grintosa.

Il suo stile e il suo modo di essere sono realmente unici. Quando realizza un dipinto attinge alla sua esperienza personale, mette su tela le sue più intime emozioni.

Quando danza il suo corpo trasmette vibrazioni, suscita commozione e
stupore.

E’ bella Simona, con una cascata di riccioli castani e gli occhi che brillano. E’ bella anche se (o forse proprio perché) è senza braccia. Tutto quello che fa è merito dei suoi straordinari piedi.

Grazie a loro Simona scrive, disegna, balla, cucina, si trucca, ama, in poche parole vive, e lo fa in un modo del tutto naturale e spontaneo.

Ho scoperto la sua storia per caso, me l’ha raccontata mia madre con le lacrime agli occhi. Poi ho fatto una ricerca su Internet e sono entrata nel suo sito. Così ho potuto leggere la sua biografia, immergermi nei suoi pensieri, ammirare i suoi dipinti, appassionarmi alle sue scritture, curiosare nella gallery con tutte le sue foto.
Entrando nel suo mondo, su simonarte.com, si compie un viaggio di crescita interiore e di speranza. Si comprende quanto sia coraggioso e gioioso il percorso di vita di certe persone. E quanto sia futile e superficiale quello di altre.

Su Simona e tante storie come la sua, il nuovo libro di Candido Cannavò: E li chiamano disabili

Aggiungi un commento Dicembre 17, 2005


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