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Bignardi vs Brunetta

Ho finalmente assistito all’intervista al veleno di Daria Bignardi al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, durante la registrazione di una puntata dell’Era Glaciale.
Di fronte al filmato, ero sinceramente intenzionata a capire chi (e se) avesse sbagliato. Per questo ho seguito lo ‘scontro’ con viva attenzione, cercando di non schierarmi (la mia indole propendeva naturalmente per Daria, ma non le ho dato ascolto).
Partiamo dai fatti: lei ha commesso un errore. Giacomo Brodolini, ex ministro del Lavoro ai tempi del governo Rumor, che Brunetta ha più volte citato nel suo libro ‘Rivoluzione in corso’, diventa nella sua bocca (e nella penna di chi lo ha erroneamente scritto consegnandole gli appunti) Brandolini. Daria non si accorge dello sbaglio perché, ammette, non conosce il personaggio.
A questo punto Brunetta scatta, si copre il volto con le mani mostrando imbarazzo, “Mi meraviglio di lei”, inveisce. La giornalista cerca, un po’ goffamente, di sminuire l’accaduto: “Brandolini, Brodolini, non sono queste le cose che contano” e ciò non fa che peggiorare il malcontento dell’ospite, che incalza: “lei non ha letto il libro”. Daria ribatte: “lei è antipatico”, e lui, piccato: “anche lei”. Piovono accuse reciproche. Daria è in difficoltà, il suo disagio le fa perdere l’aria rilassata che in genere la contraddistingue. Si fa permalosa. Il ministro è rigido, puntiglioso, pungente. Spara a raffica. Poi, a poco a poco, la rabbia scema e l’intervista prosegue su toni meno aspri (ma la diffidenza è un velo che li avvolge stretti).
Che idea mi sono fatta?
Nei panni di Daria, mi sarei ’sotterrata’. Sbagliare capita a tutti, ma un errore disturba molto profondamente, soprattutto se mette in dubbio la nostra professionalità. Come lei, mi sarei scusata per l’accaduto, ma senza tentare di buttarla sul ridere o di minimizzare. Avrei ‘subito’ la critica e tentato di andare avanti (con la gaffe nel cuore).
Che poi Brunetta abbia insistito sull’errore, mostrandosi scandalizzato, questa è un’altra storia. Chiaramente non era mosso da ‘simpatia’ verso la conduttrice e stava sul chi va là dall’inizio del confronto, pronto a ‘difendersi’ da qualsiasi punzecchiatura.

Le interviste della Bignardi sono abitualmente ‘scomode’. Brunetta era preparato al peggio. Ecco perché non gli è parso vero che la giornalista sia incappata nell’errore, permettendogli di ribaltare le dinamiche consuete, di spostare i pesi e i ruoli. Lui ad attaccare e lei a difendersi. Come lasciarsi sfuggire l’occasione di mostrare al pubblico quanto informato, preciso, preparato sia il ministro e, viceversa, quanto ‘ignorante’ la giornalista?

Ho esaminato la lettura che Gad Lerner ha dato dell’accaduto sulle pagine di Vanity Fair. A suo avviso, Daria è stata ingiustamente colpevolizzata dal ministro, sprezzante senza motivi nei suoi confronti. L’ho trovato però imparziale, mosso più dal suo affetto per la collega che da vero senso critico. Forse la vicenda andava considerata da una prospettiva più ampia. In fondo Daria non esita mai a far camminare i suoi ospiti sul filo spinato e, per una volta, è toccata a lei la ‘ramanzina’.

Infine una considerazione sul devastante potere dei refusi. Immagino quello che avrà passato il ‘poveretto’ che ha scritto Brandolini al posto di Brodolini, consegnando a Daria il foglio con il nome sbagliato… Per colpa del suo errore, la giornalista ci ha rimesso la faccia. Roba da non dormirci la notte. Mi auguro che, chiunque sia, esca incolume dalla vicenda.

Aggiungi un commento Maggio 19, 2009

Top model da strapazzo

Uno dei passatempi preferiti dalle donne di tutte le età è quello di commentare-criticare-giudicare le fattezze delle altre. Così come siamo intransigenti con il nostro aspetto, allo stesso modo passiamo sotto la lente d’ingrandimento i difetti di quelle che ci gravitano intorno. Siamo fatte così… spietate con noi stesse e implacabili soprattutto con quelle che si mettono in mostra. La trasmissione “Italian Next Top Model”, in onda su Sky Vivo il martedì sera, offre un terreno fertile per chiacchiere da civette. Una schiera di belle e sconosciute ragazze, che aspirano a diventare modelle, si sottopone a svariate prove (di portamento, stile, eleganza, verve, recitazione e così via), sotto l’impietoso sguardo di esperti del ramo. Solo una, alla fine, guadagnerà l’ambito titolo ed entrerà nel circuito professionale della moda dalla porta principale, le altre, saranno via via eliminate. In ciascuna puntata si assiste al siluramento della sconfitta e all’analisi brutale degli sbagli e delle inadeguatezze delle “sopravvissute”. “Sembri un carciofo”, “Sei assolutamente volgare”, “Non hai il fisico giusto”, “Non comunichi nulla”, “La tua espressione è vuota”, “Non sai camminare sui tacchi”, “Sei andata completamente nel pallone” sono alcuni dei pareri espressi durante la trasmissione e alle quali scampano solo pochissime fortunate. Il giudice più ‘cattivo’ è Nadege, raffinata top parigina secondo cui nessuna sarà mai alla sua altezza…
Mentre sullo schermo le giovani bersagliate faticano a trattenere le lacrime, da casa, comodamente seduta sul divano, provo un certo gusto nell’affondare il colpo. Anch’io finisco per “accanirmi” contro le malcapitate in costume da bagno o abito da sera. E non sapete che soddisfazione ho avvertito quella volta che la sfida consisteva nell’apparire senza trucco, con “le occhiaie al vento”. È stato gratificante vedere le imperfezioni altrui e pensare che persino le modelle ce l’hanno con madre natura, ogni tanto.

2 commenti Novembre 4, 2008

Cortesie per gli ospiti

In onda su Discovery Real Time, non ho ben capito quando e con che frequenza, Cortesie per gli ospiti è un programma di intrattenimento amabile, che parla di stile, cucina e arredo in modo garbato. Tre ‘presunti’ esperti (l’interior designer, lo chef e il maestro di buone maniere) giudicano le case, la cena e il gusto estetico di due coppie di sconosciuti, che aprono le porte della loro abitazione e mettono alla prova le loro abilità culinarie. I tre buongustai girano per l’Italia e si fanno invitare dalle più svariate categorie di persone: professionisti affermati, giovani, adulti, eterosessuali o gay e, solo dopo aver digerito le pietanze, esprimono il loro voto, decretando il vincitore.
I toni sono affabili, le maniere accomodanti, ma il giudizio è severo e lucido: non conta solo saper cucinare bene, ma anche intrattenere gli ospiti adeguatamente, servire le porzioni con spiccato savoir-faire, apparecchiare la tavola con accuratezza, vivere in un posto all’altezza della situazione.
C’è da dire che l’atmosfera generale è un pizzico snob e che il livello sociale e professionale di coloro che partecipano alla sfida è alto, espressione di una borghesia benestante e desiderosa di mostrare al resto del mondo le sue ricchezze. Ma il bon-ton generale non risulta irritante. Noi ‘poveri milleuristi’, nei nostri umili bilocali arredati Ikea, sorridiamo nel vedere lo sfoggio indiscriminato di pezzi d’arte, mobili d’ispirazione contemporanea, piatti raffinati, servizi di posate pregiati. Sorridiamo soprattutto quando i 3 ‘critici’ storcono il naso e disdegnano bonariamente il tutto.

Aggiungi un commento Ottobre 13, 2008

La pupa e il secchione

Aiuto! Ci sono caduta anch’io… Ho resistito fino ad oggi a non parlarne, ma alla fine sono crollata.
La pupa e il secchione è un reality terrificante che, a mio parere, merita di essere bandito dalla TV.
So che dovrei ignorarlo per questo, non generare altro rumore, evitare di contaminare il mio blog anche solo alludendo ad esso, ma non riesco a trattenermi. Si merita di essere affossato, da chiunque.

Premetto che non l’ho mai visto in prima serata. In realtà non ho nemmeno mai seguito la striscia pomeridiana (tranne una volta, per 10 minuti), ma ne ho sentito parlare parecchio e mercoledì scorso è stata la volta, appunto, dei 10 minuti.

Ecco cosa è accaduto:
- una romana di borgata con accento esasperato e movenze da diva vorrei-ma-non-posso insultava senza sosta un tipo serio e accigliato;
- una bionda ossigenata con il “muso” sporgente e l’aria di chi non capisce un tubo, si lagnava piagnucolando sulla spalla di un occhialuto tutto forza d’animo e comprensione;
- un gruppo di ragazze semi-spogliate si esibiva in una performance di “alto livello artistico”, con tanto di ancheggiamento e maglietta zuppa incollata sui seni liberi, che non lasciava niente all’immaginazione;
- una schiera di uomini tutt’altro che fascinosi si buttava in pasto alle telecamere ballando senza vergogna, praticamente in mutande;
- tipe in slip e maschi con l’aria da prof giocavano al maestro e l’alunna scema.

Riporto qualche esempio di dialogo avvenuto nei 10 minuti fatidici:
- “Mi fa male la testa co’ tutta sta geografia. A tutta sta cultura non ci so abituata!”
- “Allora hai imparato la differenza tra tanga e perizoma?”
- “Nguè Nguè non ce la faccio, non mi ricordo niente. Dove sta la Toscana?”
- “Nun me rivorge più la parola, nun te permette mai più…”.

Se per caso avete presente i protagonisti di queste conversazioni o il loro tono di voce allora avete già capito tutto, senza bisogno dei miei avvertimenti. Si tratta di oche giulive e uomini complessati, di donne come non credevo che esistessero veramente e ragazzi senza un minimo di dignità…

Ho paura che quelle ragazze siano proprio così, che parlino veramente in quel modo e che non conoscano il significato di alcune parole presenti nel vocabolario italiano, come studio, libri, cultura personale, curiosità, apertura mentale.

Che umiliazione sapere che queste belle, solo belle, belle e basta probabilmente raggiungeranno fama e notorietà… Alcune finiranno a Buona Domenica, altre da Maria De Filippi, altre ancora passeranno direttamente al grande schermo o al teatro.

Si ride di loro, si sbeffeggia la loro scarsa capacità intellettiva, ma poi si offrono montepremi sostanziosi e contratti da capogiro proprio a figure del genere.

Non c’è niente di nuovo, lo so, ma tale sistema continua a indignarmi.
E non pensate che sia un’esagerata-moralista-femminista.

Al massimo mi ritengo un’osservatrice scrupolosa, consapevole e intristita.

1 commento Settembre 15, 2006

Simona Ventura, che barba

Un ronzio fastidioso, come quello di una mosca importuna che ti gira intorno alle orecchie e non ti molla più.
Così è il canto abbozzato da Simona Ventura in Music Farm. Stonato, seccante, fuori luogo.

E la sua mimica facciale, mentre stringe il microfono sfidando lo sguardo della telecamera, è ancora più imbarazzante.

Stasera, alle 9 passate, ero a tavola con gli ultimi bocconi della cena da addentare e la tv sintonizzata su Raidue. Sapevo che da lì a pochi istanti sarebbe partita la sigla più ridicola della stagione. Simona Ventura in versione Madonna, con tanto di body e calzamaglia, che agita il sedere, sbatte la chioma a destra e sinistra, sfoggia un seno nuovo di zecca e… crede di cantare.
La mia testa ha cominciato a fare segno di no, sconsolata e incontrollabile. Come biasimarla?

Non è che la presentatrice di una sfida musicale sia costretta a cantare pure lei. Non è che una donna, per dimostrare di essere in gamba, debba cimentarsi in qualsiasi prova che esuli le sue competenze.
La smania della Ventura di rendersi protagonista assoluta, comunque e dovunque, è irritante. Non sa dove sia di casa l’umiltà.

Perché una conduttrice abile, spigliata e divertente come lei non si accontenta di fare la conduttrice, appunto?
Perché una primadonna dello spettacolo, a suo agio tra calciatori, artisti e isolani più o meno famosi ha la necessità di occupare il video continuamente?

Per provocare? Per autoironia? Per una smisurata voglia di giocare e stupire? A questo bastano le sue battute argute, la sua fisicità esplosiva, la sua sicumera.

Scherzare col pubblico non vuol dire spazientirlo o stordirlo.

8 commenti Maggio 9, 2006

Quando le Iene interrogano i politici

…il risultato è vergognoso. Fossi nei panni di uno degli “onorevoli” intervistati da Sabrina Nobile mi sotterrerei.

E’ da un po’ che mi capita di riflettere sugli enormi buchi neri della mia conoscenza. Recrimino la leggerezza degli anni del Liceo, quando studiavo forsennatamente per un’interrogazione, ma appena lo spauracchio del voto passava, abbandonavo completamente la materia.
Colpevolizzo alcuni miei professori per la scarsa propensione all’insegnamento, per la superficialità con cui ci trasmettevano le nozioni e l’assenza di viva e accesa passione in quello che facevano.
La Storia e la Filosofia rappresentano un tesoro per la crescita di ognuno, e io ne custodisco solo le briciole.
L’Arte e la Geografia sono pilastri del bagaglio culturale di una persona, ma io faccio fatica a mettere insieme pezzi di nozioni che vagano a intermittenza nel mio cervello.

E’ vero che c’è sempre tempo per rimettersi a pari, ma riuscire a conciliare questa esigenza di ripasso generale con gli impegni quotidiani è un’impresa ciclopica.
Se solo avessi compreso 10 anni fa la vera importanza dello studio, la sua funzione nobilitante per lo spirito, la sua capacità di migliorarci e renderci più consapevoli della realtà…

Eppure, nonostante le tante falle del mio bagaglio culturale, ci sono fatti e accadimenti che rimangono punti fermi nella memoria. Sono degli eventi di grandissimo valore sociale, che hanno cambiato il corso della storia e che non dimenticherò mai.

Quando ho visto e sentito i rappresentanti del Parlamento Italiano annaspare di fronte alla domanda: “Quando è avvenuta la rivoluzione francese?” o “Qual è la data della scoperta dell’America?” un moto di orrore mi ha pervaso.
Da destra a sinistra, passando per il centro, i nostri deputati hanno sparato risposte a casaccio, chiesto aiutini, tirato a indovinare. I più bravi hanno azzeccato il secolo, quelli più furbi hanno ripiegato sulle battute, quelli con un barlume di dignità personale hanno declinato le domande.
Il culmine è stato raggiunto da una parlamentare che, interrogata sul nome da papa di Ratzinger, ha abbozzato un convinto Bonifacio.

Il dubbio che il servizio delle Iene fosse “truccato” mi è venuto, ma è svanito in un attimo. Quale deputato accetterebbe di apparire come un somaro di fronte a milioni di telespettatori?

La verità è che asini lo sono sul serio, asini con il portafogli pieno zeppo e la zucca vuota.

11 commenti Maggio 1, 2006

Melog


E’ un programma radiofonico, ma parla solo e sempre di televisione, quindi ha tutto il diritto di “alloggiare” nella categoria TV.

Va in onda dal lunedì al venerdì alle 8.30 su Radio24. Dura una mezz’oretta. Proprio quella che impiego a raggiungere l’ufficio in macchina.

Lo conduce, mirabilmente, un giornalista e autore radiotelevisivo dalla lingua lunga e sapiente: Gianluca Nicoletti.

Scandaglia senza pietà il grande marasma televisivo offrendo spiegazioni sociologiche e originali spunti di riflessione.

Si nutre delle impressioni degli ascoltatori, costruisce la sua impalcatura partendo dai contributi spontanei della gente.
Offre un’ analisi della realtà mediatica lucida, arguta e mai banale.

L’eloquio di Nicoletti, pur con la erre moscia e un po’ gracchiante, come ammette lui stesso, è ipnotizzante. La sua presenza nel panorama dell’etere è necessaria, irresistibilmente vispa, graffiante e ironica.

Ascoltare Melog la mattina basta a farsi un’idea di tutto quello che passa dal tubo catodico. Niente chiacchiere da parrucchiera o gossip spicciolo, quei 30 minuti di radio regalano prospettive inedite, punti di vista inaspettati e sfoghi condivisibili.

I bersagli preferiti di Nicoletti sono la banalità, la mancanza di valori, la bassezza dei fini che caratterizza la maggior parte degli show televisivi. Ma non c’è spazio solo per accuse e ramanzine da prof arrogante, c’è pure il tentativo di comprendere e spiegare.
Ogni tanto ci scappa anche qualche recensione positiva. Basta saperla riconoscere.

PS. La sigla del programma è stratosferica e azzeccatissima. Descrive certe little boxes tutte uguali, che calamitizzano e appiattiscono la diversità:

Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky tacky
Little boxes on the hillside,
Little boxes all the same,
There’s a green one and a pink one
And a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky tacky
And they all look just the same.

- Malvina Reynolds -

2 commenti Marzo 12, 2006

Mercante in fiera

Il momento del Mercante in fiera, a Natale, è sempre stato il mio preferito.
Da piccola rimanevo ipnotizzata a guardare quelle figure per lo più sconosciute (la pagoda era la mia prediletta, un’entità avvolta da un’aurea di mistero), quei concitati passaggi di carte, quelle attese cariche di tensione che si scioglievano nella rivelazione dei “pezzi” vincenti.

Era un esercizio di maestria, condotto abilmente da mio padre e la sua cricca di amici. Tutti esperti dissimulatori, amanti del gioco e delle puntate cospicue. Ammirare le astuzie e i trucchetti messi in campo da quell’allegra combriccola era un vero spasso.

La trasmissione che va in onda tutti i giorni su Italia 1 alle 20.00 non ha niente di quello spirito ludico e festoso a cui sono tanto affezionata.

Pino Insegno nel ruolo di mercante è poco credibile, e in alcuni frangenti decisamente irritante. Quando modula la voce, rivolge alla telecamera il suo sguardo ammaliante e sfodera un sorriso compiaciuto, più che un giocatore sembra un seduttore da romanzo rosa. La sua aria da “uomo che non deve chiedere mai” lo rende una caricatura di se stesso, un’immagine posticcia, quasi surreale.

E non comprendo le ragioni per cui debba atteggiarsi a grand’uomo.
Forse che il mercante è solito essere un personaggio alla James Bond? Forse che la sua aria da sbruffone è un tratto tipico di colui che gestisce e porta avanti gli affari?
La parte che recita così smaccatamente mi innervosisce e annienta in un secondo il dolce ricordo che ho del gioco.

Come doppiatore tanto di cappello, ma come conduttore Pino Insegno ha veramente tanta strada da fare. Mi chiedo se sia necessario intraprenderla…

Aggiungi un commento Marzo 7, 2006

Pupo “il mollicone”

All’ora di cena la televisione di casa mia è quasi sempre sintonizzata su Affari Tuoi. Era così quando c’era Paolo Bonolis e continua a essere così con Pupo.
Sarà perché è subito dopo il telegiornale, o subito prima del prime time di Rai1, o più probabilmente perché è un intrattenimento a cui i miei genitori sono affezionati (anche se non lo ammetterebbero mai!).

Finora non ho battuto ciglio e ho subito la tiritera dei vari pacchi e pacchetti, ma ho la netta sensazione che la mia pazienza stia per vacillare. Non per colpa del gioco in sé, ma di colui che lo conduce.
La mia non è una presa di posizione contro il Pupo presentatore, contro la sua inadeguatezza artistica e professionale, ma un vero e proprio attacco personale.

Lo trovo terribilmente patetico quando si ostina a parlare del suo passato da frequentatore di casinò, a fare la cassandra sulla pericolosità del gioco d’azzardo, a lanciarsi in mea culpa lacrimevoli e melliflui.
Ancora di più non sopporto la banalità assoluta dei suoi discorsi. Ogni suo commento trabocca di ovvietà e scontatezza. Dalla sua bocca escono solo frasi prevedibili e prive di qualsivoglia arguzia o spessore.

Ma più di tutto odio il suo provarci in maniera sfacciata con le concorrenti più avvenenti.
Le scruta, le adula, le accarezza, le abbraccia. Si diverte da matti a riempirle di complimenti, a guardarle dritte negli occhi, a sfoderare sorrisi da “piacione”. I suoi approcci risultano raccapriccianti, uno spettacolo stucchevole, che non credo di poter digerire oltre.
Anche a rischio di dover cenare da sola.

1 commento Gennaio 6, 2006

Febbre da… Amadeus

Ormai è diventato un appuntamento fisso. Non per me (sono fuori target!) ma per la mia adorata mamma.
Ore 19.50, dal lunedì al venerdì, Rai 1. Amadeus annuncia il gioco finale del suo quiz “L’eredità“, e lei comincia a trepidare, in fervida attesa. La sua sfida personale sta per avere inizio, e guai a chi osi distrarla o disturbarla durante quei 10 minuti di “passione”.

Mi capita di osservarla di sottecchi mentre si arrovella alla ricerca della parola magica, dell’associazione esatta che conduce alla vittoria.
Per chi non avesse idea di cosa stia parlando, “la ghigliottina“, la prova conclusiva del programma, consiste nel cercare di indovinare il termine che mette in relazione una serie di parole apparentemente prive di legame tra loro. Per esempio, se dico: caldo, cucina, elemento, rosso e inferno, la parola che le accomuna è fuoco (perché è caldo, rosso, serve a cucinare, è uno dei quattro elementi della natura ed è presente negli inferi).

Mia madre, dopo aver prontamente azzeccato la risposta in più di una puntata, si reputa una campionessa. La sua sete di vittoria è incontenibile e la sua soddisfazione è tanto maggiore quanto più il finalista da Amadeus arranca e fallisce miseramente. Lei dovrebbe gareggiare per il montepremi, lei si meriterebbe la gloria. Perché ormai non sbaglia un colpo e quelle rare volte che fa un passo falso è solo perché la parola da individuare era veramente “troppo difficile!”.

E’ uno spasso sbirciare l’espressione concentrata del suo viso mentre elabora mentalmente le varie alternative possibili. E ancor più quando le si accende la lampadina, il volto le si illumina e si lascia scappare un concitato “lo so, lo so!”.

Quando rientro a casa da lavoro e mi saluta frettolosamente, capisco che deve dirmi qualcosa. E’ impaziente di aggiornarmi sul suo risultato: “Oggi ho indovinato dopo solo 2 indizi, e lui ha sbagliato!”. Quanta soddisfazione trapela dal suo sorriso aperto, quanto palese compiacimento!
Devo ammettere che il suo entusiasmo mi ha incuriosito e più di una volta l’ho raggiunta davanti al televisore per mettermi alla prova. Ma non posso negare che mi ha battuta su tutta la linea! Mentre io osservo dubbiosa lo schermo, con l’aria spaesata e lo sguardo nel vuoto, lei è reattiva, scaltra, veloce. Io timidamente suggerisco una parola, lei ribatte con vivacità e ne propone 2,3,4, fino a che il verdetto viene emesso.

Anche se questo sua insolita mania mi fa sorridere e talvolta mi induce a prenderla bonariamente in giro, è un piacere immenso vederla così coinvolta, combattiva e tenace.
Se è questo l’effetto che fa, allora posso sbilanciarmi e intonare un canto che suona più o meno così: Grazie Amadeus, che ci fai vivere e sognare ancora… grazie Amadeus…

1 commento Dicembre 31, 2005

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