Valentina Vannicola e le sue foto letterarie

Eccomi qua, mentre faccio conoscenza con le fotografie di Valentina Vannicola, esposte dal 1 al 10 aprile nel Garage dell’Auditorium in occasione di Libri Come. Festa del Libri e della Lettura.
O voi che passate in questi giorni all’Auditorium: andate piano, osservate, pensate alle immagini che vi scorrono davanti. Vi consiglio una visione lenta e accurata. Come se fosse una lettura. Perché, come i libri, gli scatti di Valentina raccontano atmosfere, epoche, personaggi e paesaggi. Non c’è fretta.

La mostra si intitola Tra letteratura e fotografia. Ogni stampa è l’interpretazione di un’opera narrativa nota: La principessa sul pisello di Hans Christian Andersen, il Don Chischiotte di Cervantes, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, l’Inferno di Dante (quest’ultima serie di foto è stata realizzata appositamente per l’evento organizzato all’Auditorium).

Riporto un commento personale su ogni filone narrativo che Valentina ha restituito in forma visiva.
1) La principessa sul pisello Non è una principessa convenzionale quella che si arrampica sulla scala per raggiungere la pila di materassi scoprendo il pisello nascosto. E’ un po’ sfiorita, un po’ goffa, un po’ spettinata. E anche tutto il resto è lontano dallo stereotipo della fiaba: il castello è un rudere, la regina è una ruspante vecchietta, il panorama è fosco, i pisellini fluttuano nel cielo minaccioso.

2) Don Chischiotte A leggere racconti epici e a immedesimarsi nelle avventure di eroi e cavalieri, sono bizzarre casalinghe demodé. Una con la cuffia in testa che fa il bagno, un’altra versione Jane Fonda che si allena alla cyclette, un’altra ancora sotto il casco del parrucchiere, vestita di tutto punto. E tutte, con la mente che viaggia nel tempo e materializza il cavaliere errante, Sancio Panza, cavalli, pecore…

3) Alice nel paese delle meraviglie Ancora una volta, la protagonista del racconto fotografico non è una graziosa fanciulla, ma un donnone di mezza età alle prese con conigli tamarri, regine sfasate e castelli di plastica. E si muove curiosa tra rocce inospitali e prati imperfetti.

4) L’Inferno Le anime dannate dei gironi danteschi si trascinano scomposte in ambienti ostili, rarefatti e desolati. Gli ignavi, i golosi, gli avari e gli altri peccatori esprimono compiutamente, con fattezze, espressioni e movenze, il vizio che li ha resi eternamente colpevoli.

Lo scenario che fa da sfondo alle immagini della mostra è sempre lo stesso: la Maremma laziale, luogo d’origine della fotografa. I personaggi che interpretano i capolavori della narrativa mondiale sono i compaesani di Valentina.
L’artista ha costruito il suo racconto fotografico dal principio alla fine: ideando le scene, realizzando i bozzetti, disegnando gli abiti, impartendo direttive agli improvvisati attori e, infine, premendo il pulsante della sua reflex.
C’è voluto molto tempo e molto lavoro. Ma alla fine ogni originale dettaglio è servito per rendere lo scatto efficace, evocativo, surreale, legato in maniera profonda alla storia che lo ha ispirato.

2 commenti 2 Aprile, 2011

Io, pubblico della tv a Exit

Che coincidenza. Ieri ho fatto il pubblico in tv e oggi, sul Corriere della Sera, Renato Franco apre la pagina degli spettacoli con un articolo sul pubblico in tv: Nella fabbrica del pubblico tv comparse scelte (a pagamento) .
Franco analizza il pubblico delle trasmissioni televisive distinguendo tre categorie: le persone vere, che partecipano perché ne fanno richiesta o rispondono a un invito, i figuranti, personaggi scelti ad hoc per fare numero o colore e figuranti speciali, selezionati appositamente per prendere parola e intervenire. Gli unici che tornano a casa con le tasche vuote sono i primi (fortunata eh?). Agli altri spettano 30 euro e 50 euro circa.
A quanto scrive il giornalista del Corriere, ogni programma ha un “suo” pubblico: a Quelli che il calcio sono tutti veri a Pomeriggio sul due sono tutti speciali, alle Iene sono veri ma obbligatoriamente giovani, ad Annozero li preferiscono colti e contemporanei… E ci sono uffici dedicati esclusivamente alla selezione e gestione del pubblico durante le trasmissioni.
Ieri a Exit siamo stati un pubblico muto, quindi vero. Molti erano gli habitué (sia del talk show condotto da Ilaria D’Amico sia di altri programmi). Fra di noi c’erano i soliti ‘raccomandati’, amici di o parenti di che hanno casualmente occupato i posti centrali. E c’erano i bellocci da prima fila, sorridenti, ben vestiti, pronti a rubare qualsiasi inquadratura.
Due ragazze dell’organizzazione si sono occupate di gestire noialtri, assegnandoci i posti e accompagnandoci in bagno all’occorrenza… Sembravano molto prese dal compito. Prima di comporre il puzzle finale ci hanno un po’ strapazzato: “tu vai su, no tu vai giù, voi in ultima fila e voi, ci dispiace, vi dovete spostare, in tv vogliono i giovani…”. C’è voluta un’ora per far accomodare tutti come si deve, per spiegare che bisognava spegnere i cellulari e nascondere le bottigliette d’acqua.

Inizia la puntata e mi rendo conto che il teatrino dei posti è stato inutile. L’inquadratura sul pubblico è praticamente sempre la stessa: alle spalle di Ilaria D’Amico sbuca un gruppetto di facce raggrinzite e chiome bianche. Abbiamo giocato a tetris e fatto saliscendi per nulla. La bella riccia in prima fila sarà finita in video sì e no due volte. Il ragazzotto ingelatinato, chi l’ha visto? E io? Messa in prima linea, sull’estrema destra, ho avuto pochi istanti di gloria (appena qualche sbirciatina della telecamera sulla mia testa rossa).
Oltre ad essere un pubblico vero, siamo stati anche un pubblico pigro, che si è guadagnato alcuni rimproveri: “negli applausi mettete più partecipazione!”. Ma non era facile mantenere la concentrazione. Puntata soporifera, interventi poco incisivi, dibattito stanco.
In fondo, l’unico momento divertente è stato il balletto del pubblico, prima della trasmissione. La prossima volta mi farò pagare.

Aggiungi un commento 31 Marzo, 2011

Aimee Mullins atleta e modella speciale

L’Oréal ne ha fatto la sua musa per il viso di bambola. Sguardo dolce, pelle liscia, sorriso rassicurante, capelli lunghi e biondi. L’ immagine di una principessa. Aimee Mullins è una testimonial perfetta per rappresentare un marchio leader della cosmesi mondiale, interessato solo al meglio che c’è in circolazione. Prima di lei, Penelope Cruz, Jennifer Lopez, Beyoncé, icone di bellezza a livello planetario.
Ma quello con L’Oreal è solo l’ultimo traguardo raggiunto dall’atleta, attrice e modella americana. Che nel corso dei suoi 35 anni di vita, di successi ne ha centrati tanti: ha vinto le gare di salto in lungo 100 e 200 metri di Atlanta nel ‘96, ha sfilato per le firme più prestigiose della moda internazionale, è finita sulle copertine delle riviste più patinate, dietro gli obiettivi di fotografi-star come Buce Weber. E tutto questo, facendo a meno delle sue gambe.
La splendida Aimee dall’età di un anno è priva degli arti inferiori (le sono stati amputati perché privi di osso del perone). Ma questo non le ha impedito di farsi strada negli ambiti da lei prediletti: lo sport, la moda, il cinema. Ha contato su una determinazione di ferro, su una incrollabile sicurezza in se stessa e su tante protesi diverse, che l’hanno accompagnata nelle sfide quotidiane. Quelle con i tacchi indossate per le sfilate di Alexander McQueen erano state disegnate appositamente per lei dal controverso stilista inglese: “Erano protesi con i tacchi alti, mai provate prima, mentre camminavo mi sentivo ancheggiare in quel modo così provocante…”.
Elegante, positiva, coraggiosa, pronta ad affrontare a testa alta sofferenze fisiche e soprattutto psicologiche, Aimee Mullins è una donna-simbolo. Una che usa la sua bellezza e il suo corpo per comunicare qualcosa che va oltre la sua bellezza e il suo corpo.



Aggiungi un commento 28 Marzo, 2011

Bikini imbottito per under 14

Quando ho letto la notizia che l’azienda Abercrombie & Fitch ha messo in vendita una serie di costumini push up per bambine ho pensato: “roba da pazzi”. Poi, il secondo pensiero è stato: “andranno a ruba“.
Per quanto sia assurdo, diseducativo, immorale, sono certa che questi triangolini riempiranno le esili rotondità di molte ragazzine la prossima estate. E che tante mamme, pur di accontentare le figlie piagnucolone con il complesso da “tavolette da surf”, finiranno con l’acquistarli. Per autoconvincersi che non c’è nulla di male, tenteranno di sdrammatizzare: “almeno così non si sentiranno più a disagio in spiaggia” o “non faranno più paragoni con le altre” oppure “smetteranno di pensare che sono piatte e brutte”. Non sono una mamma, ma ho occhi per guardare e orecchie per ascoltare. Alcune (troppe) ragionano così.
So che l’azienda di abbigliamento Abercrombie & Fitch è una recidiva… Qualche tempo fa è stata duramente attaccata e criticata (tra l’altro senza scomporsi né tantomeno fare marcia indietro) per aver proposto una linea di intimo per bambine che presentava frasi ammiccanti e linee audaci per il target di riferimento.
Ecco, credo che sia proprio l’età l’aspetto cruciale della vicenda. Bisognerebbe fare una distinzione. Non mi scandalizza che una quattordicenne, al giorno d’oggi, indossi un bikini “taroccato”, dato che quasi sempre già si trucca, fuma, esce di sera fino a tardi, si veste e atteggia come una ventenne (non che mi faccia piacere questo andazzo, la mia è una semplice constatazione). Mentre mi sembra inconcepibile, e scioccante, che ad aumentare il volume delle puppe sia una bambina di 8 anni. 8 ANNI! Rendiamoci conto che significa: 8 ANNI. E lo stesso disappunto vale per quelle di 9 - 10 - 11…. Sempre bimbette sono, anche se hanno già avuto le prime mestruazioni.
Insomma, se quelli di Abercrombie & Fitch hanno proprio l’urgenza di trasformare le giovani consumatrici in donnine sexy, non potrebbero aspettare almeno fino alle medie? Non potrebbero lasciarle tranquille almeno fino all’esame di quinta elementare? Basterebbe lasciarle ancora un po’ di spensieratezza e ingenuità. Basterebbe un po’ meno di avidità commerciale e un po’ più di decenza.

Aggiungi un commento 27 Marzo, 2011

Tornano i finanziamenti per Cultura e Spettacolo

Piovono soldi su palcoscenici, set cinematografici, musei, teatri, auditorium, siti archeologici e culturali. Il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) recupera i quattrini ingiustamente sottratti e la pace, dopo mesi di contestazioni, polemiche e minacce di scioperi.
Scende la pioggia (149 milioni di euro in dotazione perenne + 27 milioni al Fus + 80 milioni per i Beni Culturali + 7 per gli istituti culturali ecc.), ma che fa?
Rende tutti contenti? Sì, certo! Ma anche no, visto che se da un lato il prezzo del biglietto per il cinema rimane invariato (”appena” 7.50 euro per vedere un film…) dall’altro sale quello del carburante (1 o 2 centesimi in più). Come se la benzina si pagasse poco. Come se, in questo preciso momento storico, il suo costo non fosse già alle stelle. Come se gli automobolisti e motociclisti italiani fossero i soliti poveracci, costretti a subire aumenti su aumenti senza poter batter ciglio.

Eppure Berlusconi ha più volte giurato di non voler mettere le mani nelle tasche dei cittadini… E lui è un tipo che non si contraddice. E Gianni Letta pensa che questo è “un piccolo sacrificio che gli italiani saranno contenti di fare”. Contenti? Io direi felici, entusiasti, giubilanti.

Aggiungi un commento 24 Marzo, 2011

Jonathan Franzen all’Auditorium, fra imbarazzi e silenzi

Pubblico da grandi occasioni alla Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma.
Lettori, curiosi, giornalisti, aspiranti scrittori, tutti presenti all’appello, pronti a godersi l’intervista di Alessandro Piperno allo scrittore americano Jonathan Franzen, in Italia per la promozione del suo ultimo romanzo “Freedom“.
Grandi premesse, grandi attese, grande delusione per l’anteprima di Libri Come - Festa del libro e della lettura. La serata e, soprattutto, la conversazione, non è mai decollata.
Sin dai primi momenti, gli imbarazzi hanno preso il sopravvento. Quelli di Franzen nei confronti di Piperno, che parlava parlava parlava e non si decideva a venire al dunque, cioè a fargli le domande. Quelli del pubblico, preoccupato per Franzen, visibilmente spaesato e poco propenso a rispondere ad alcuni quesiti poco pertinenti e poco comprensibili. E infine, gli imbarazzi di Piperno infastidito dal pubblico, che dalla platea lanciava grida spazientite “e basta, fagli le domandeeee!”.

A un certo punto l’intervistatore ha perso la pazienza e, innervosito dal brusio della sala, ha esclamato: “Non è possibile!”. Ma il rimbrotto non ha prodotto l’esito sperato, perché gli spettatori hanno continuato a reclamare la voce di Franzen (e il silenzio di Piperno…), fino a che lo stesso Franzen non ha messo fine allo scontro, facendosi fare le domande direttamente dal pubblico.

Oltre agli imbarazzi, c’è stato anche un episodio comico… Quello di Luca Giurato, che a un certo punto ha preso la parola e ha rivolto una domanda allo scrittore con la sua pronuncia (italiana e inglese) stentata, che suonava più o meno così “Hai scritto Fridum… ma sei favorevole o contrario alla guerra in Libia? Odissi don yesss o Odissi don no?”. Uno scempio.

Comunque, venendo a Franzen, mi ha colpito molto per la sua semplicità (in senso positivo).
Antidivo, autoironico, diretto, lontano da atteggiamenti e vezzi da intellettuale snob. Da uno che scrive come lui (con intensità, intelligenza, lucidità, impegno, metodo, profondità) non me l’aspettavo. Anche perché ha raggiunto la fama internazionale e potrebbe ‘tirarsela’ eccome. Invece nessuna posa e nessun facile entusiasmo. Uno coi piedi per terra, insomma. E con pensieri concreti, interessanti: “Non sono un filosofo e non c’è nulla di filosofico nel mio libro. Ho scelto “Libertà” come titolo contro tutte quelle persone che in America usano in maniera impropria questa parola…” “In questo libro ho voluto rendere il linguaggio più trasparente per fare in modo che il lettore non si accorgesse di me”.

5 commenti 22 Marzo, 2011

Innamorati dei libri

Finalmente in Italia si comincia a parlare (spesso) di libri e si cerca di avvicinare il grande pubblico alla lettura attraverso eventi, festival e manifestazioni di rilievo (sta per prendere il via, a Roma, la seconda edizione di Libri come. Festa del Libro e della Lettura, in programma dal 1 al 10 aprile all’Auditorium Parco della Musica). Ma nonostante tutti gli sforzi e le migliori intenzioni, gli italiani continuano a leggere poco, male, in modo discontinuo e distratto. Che fare allora?
La soluzione è non fermarsi. Continuare a fare rumore. Promuovere i libri e la lettura spiegando che leggere serve per ragionare. Serve per crescere, imparare e sognare. Serve per emozionarsi.

Come scegli la persona che vuoi amare, così scegli il libro che vuoi leggere
Ecco una campagna di comunicazione originale, che trasforma il libro in un oggetto del desiderio, in un compagno da cui è impossibile separarsi (persino di notte). E che punta su un messaggio efficace: per leggere, devi innamorarti dei libri.
Sceglierli bene, quindi. Selezionare quelli che ti piacciono e si adattano al tuo modo di essere. Perché se c’è passione, se c’è emozione, se c’è voglia di conoscersi e di trascorrere del tempo insieme, allora la scintilla si accende. Come accade con un innamorato. Solo così il libro esce dallo scaffale ed entra nel tuo cuore.

Aggiungi un commento 17 Marzo, 2011

Spot e internet

C’era una volta (e c’è ancora) lo spot pubblicitario. Un’interruzione al programma televisivo che nel corso del tempo è diventata sempre più invasiva, insistita, martellante, accogliendo sottospecie di messaggi promozionali, le televendite, altrettanto asfissianti. Insomma, una vera seccatura per il telespettatore.
I break pubblicitari radiofonici non sono da meno: sempre più frequenti, noiosi e (questo è un triste primato dell’invenzione di Marconi), scadenti.
Le pagine e le inserzioni pubblicitarie nelle riviste diventano insopportabili se eccessive, più numerose degli spazi dedicati ad articoli e servizi giornalistici.
I manifesti per strada danno nell’occhio se sono altamente provocatori o di dimensioni mastodontiche, posizionati magari sulle facciate di edifici storici o monumenti.
Ma in tutti questi casi, di cosiddetta pubblicità tradizionale, si può ‘reagire’, rifiutare il messaggio, evitare di guardarlo (o ascoltarlo) per forza. Si può cambiare canale, scegliere un’altra stazione radiofonica, voltare pagina, abbassare lo sguardo o volgerlo altrove quando si è per strada. Cosa impossibile con i mini spot che passano su Internet. Questi sì che mi fanno rabbia. Non i messaggi che si aprono all’improvviso quando meno te l’aspetti o quando sfiori con il mouse su un banner astutamente posizionato (per farli sparire basta cliccare sulla x e chiudere le finestre moleste). Intendo quelli che partono in automatico prima di un video da noi selezionato… Bisogna sorbirseli per forza, a meno che non si decida di rinunciare a vedere il filmato. Sono infilati dappertutto, prima di un trailer, di un’intervista, di una recensione, di una campagna sociale. E noi, popolo della rete, lì davanti inermi e impazienti, obbligati ad aspettare che finiscano.

Aggiungi un commento 17 Marzo, 2011

Annalisa Scarrone

Mi sento troppo vecchia per seguire Amici di Maria De Filippi. Lo considero un talent tarato per i giovani e i giovanissimi (come quelli che affollano lo studio durante la trasmissione cantando a squarciagola, fischiando senza ritegno, sollevando striscioni d’amore, sventolando palloncini colorati, lanciando gadget ai loro beniamini). Inoltre trovo insopportabili le parentesi dedicate alle polemiche interne, ai battibecchi tra ragazzi, agli insulti reciproci, ai (finti) drammi umani.
Eppure mi piace tenermi informata sui ragazzi di talento, diciamo così. E buttare un occhio ogni tanto sul programma per capire il destino dei suoi protagonisti. Così ho fatto durante l’edizione appena conclusa. Ricordo di aver visto Annalisa in una delle prime puntate del sabato pomeriggio. Avevo ascoltato un suo brano e un commento a caldo da parte di un giornalista presente in studio. Lui era entusiasta della sua voce potente e sicura, della sua abilità nell’affrontare pezzi ostici senza difficoltà. E l’aveva premiata con un 10 tondo tondo, un voto incredibile, mai assegnato prima a nessun altro (così almeno mi sembra che avesse dichiarato il giornalista). Poi erano seguiti 10 e 9 e 8 di altri ‘giudici’. Insomma, un successo generale. Tutti concordi nel ritenere quella ragazza una specie di fenomeno… La mia impressione in quel momento? Più o meno la stessa degli esperti. L’ho trovata potente, preparata, con un modo di cantare classico ma non banale, un po’ anni ‘60.
In seguito mi è capitato di risentire Annalisa e di assistere al suo inevitabile passaggio verso la finale. Ero convinta che vincesse. Così non è stato (è arrivata seconda), perché il pubblico da casa evidentemente segue altri ragionamenti (non propriamente tecnici). Ma penso (e spero) che andrà avanti. Se lo meriterebbe molto più di altri usciti inspiegabilmente vincitori da Amici…
Mi sembra una ragazza in gamba, caparbia, seria, educata, imbarazzata come non capita più di vederne in tv. Una giovane con molta voce e molto cervello, un po’ di timidezza e nessuna malizia. Eccone la prova: intervista su corriere.it

Aggiungi un commento 14 Marzo, 2011

Buon vicinato

Ecco quello che può definirsi un esempio di buon vicinato. O meglio, 2 esempi.
Due fantastici bidet lasciati generosamente sul marciapiede, vicino ai cassonetti della raccolta differenziata, in Via Cassia a Roma (siamo a pochi metri dalla prestigiosa zona Olgiata).

A guardare questi pezzi d’arte urbana mi vengono in mente parole come “educazione”, “senso civico”, “rispetto per il prossimo”, “amore per l’ambiente”, “pulizia”, “ordine”, “civiltà”…

Gli scatti sono stati fatti oggi, 10 marzo, alle 15.30. Ma sicuramente i graditi doni sono stati portati qui nel bel mezzo della notte. Che poesia.

Aggiungi un commento 10 Marzo, 2011

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